Politica interna

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A Shenzhen una baby box
per abbandonare i neonati

A Shenzhen una baby box <br />per abbandonare i neonati


di Giovanna Tescione
Twitter@GiTescione



Roma, 11 dic.- “Isola della salvezza”: è questo il nome dato ad una piccola stanza (o baby box, come viene definita) collocata lungo la strada dove i genitori possono abbandonare i neonati indesiderati senza temere di essere identificati né di ricevere ritorsioni di ogni genere. L’ ‘isola’, una stanza di 2.5 metri quadri, è l’ultima iniziativa di un Istituto per l’infanzia di Shenzhen, provincia del Guangdong nella Cina meridionale, per far fronte all'alto tasso di abbandono di neonati e garantire cure più appropriate ai piccoli.


La privacy è garantita. Niente telecamere di sorveglianza, ma solo un pulsante di allarme che permetterà di avvisare lo staff dell’Istituto della presenza di un nuovo nato consentendo ai genitori di andar via per tempo. Nella stanza anche un 'libro dei visitatori' sul quale si spera i genitori possano scrivere qualche parola al proprio piccolo o qualche informazione sul compleanno o sulle eventuali malattie o vaccini, un modo, commenta lo staff dell'Istituto, per agevolare lo staff nelle cure dei bambini.

La stanzetta è decorata con stelle e arcobaleni e attrezzata con un’incubatrice e un sistema di aereazione; dei bambini abbandonati, molti dei quali sono disabili o malati, si prenderà poi cura l’Istituto.


"La priorità deve essere la vita dei bambini”, ha dichiarato al Southern Metropolis Daily, quotidiano di Canton, Tang Rongsheng, direttore del Centro di Shenzhen.

La decisione dell’Istituto ha però acceso il dibattito sulla questione dell’abbandono, nel timore che possa incoraggiare genitori irresponsabili ad abbandonare i propri figli. Ma la risposta del direttore dell’Istituto di Shijiazhuang, Han Jinhong, è stata secca: “Non possiamo fermare i genitori dal farlo, ma possiamo ridurre i danni che il loro comportamento immorale causa”. È d’accordo anche Tang, secondo cui “il numero di bambini abbandonati è rimasto stabile a Shijiazhuang e che i bambini malati hanno ricevuto cure puntuali”.


“I genitori continueranno ad abbandonare i propri bambini, con o senza un posto sicuro dove lasciarli”, ha dichiarato David Xiao, giornalista di Shenzhen che ha più volte intervistato madri che hanno abbandonato i propri figli.

Ma Shenzhen, dove l’Istituto per l’infanzia si è preso cura di oltre 3.500 bambini abbandonati dal 1992, anno della sua fondazione, non è l’unica città ad aver preso una simile iniziativa. La prima ‘baby box’ risale al 2011, un progetto pilota lanciato da un Istituto a Shijiazhuang, nella provincia settentrionale dello Hubei. Da allora oltre 100 genitori hanno abbandonato i propri bambini, riferisce lo staff dell’Istituto; dati alla mano, nei primi sei mesi dopo l’apertura 18 dei 26 bambini abbandonati sono sopravvissuti. Un dato positivo che la scorsa settimana ha ispirato un altro Istituto di Xi’an, capitale della provincia dello Shaanxi, che inaugurato la propria ‘isola’.

Ma se da una parte in Cina abbandonare i bambini è illegale, dall’altro sugli oltre 100mila minori abbandonati l'anno, di cui parlano i dati ufficiali, pesa parecchio la politica del figlio unico e lo status di figli illegittimi per quelli nati al di fuori del matrimonio. Le madri single vanno incontro a multe salate e per questo e altri motivi in Cina sono tanti i figli indesiderati, bambini che non sarebbero dovuti nascere e che vengono abbandonati o di cui i genitori cercano di disfarsi nei modi più disparati.

Solo nel distretto di Baotan di Shenzhen, riferisce il South China Morning Post, dal 2009 sono almeno 10 le madri single, lavoratrici migranti tra i 16 e i 23 anni, che sono state condannate per aver ucciso i propri neonati.


L’ultima triste storia, riguarda un neonato a Jinhua, nella provincia dello Zhejiang soprannominato Bebè59 salvato da un tubo di scarico dove era, secondo la versione ufficiale, caduto accidentalmente dopo che la madre, ragazza single 22enne di cui non si conosce il nome, non potendosi permettersi un aborto avrebbe partorito nella turca del bagno pubblico del palazzo in cui alloggiava. Nel tubo di scarico, però, era rimasto ben due giorni; una versione quindi che non aveva convinto i molti, certi che si trattasse dell’ennesimo tentativo di madri giovani e single di liberarsi dei neonati.

 

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