Politica interna

Politica Interna

Svolta verde a Pechino, chiude l’ultima centrale a carbone

Svolta verde a Pechino, chiude l’ultima centrale a carbone


di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 23 mar. - Svolta verde per la capitale cinese che ha chiuso l'ultima centrale a carbone. Pechino è la prima città della Cina a passare interamente a un'alimentazione a fonti di energia più pulite (gas naturale ed eolico per la generazione di energia elettrica e di riscaldamento). L'impianto, di proprietà del gigante statale dell'energia Huaneng, bruciava 1,76 milioni di tonnellate all'anno di carbone, e la sua chiusura, ha sottolineato il sindaco della capitale cinese, Cai Qi, "non ha solo a che vedere con la lotta all'inquinamento, ma con la trasformazione del gruppo". Non mancano, però, i dubbi di chi ritiene che la chiusura dell'impianto sia un evento più simbolico che realmente utile a migliorare la situazione dell'inquinamento atmosferico.

 

Li Keqiang: "Fare tornare il cielo blu"

 

La chiusura dell'ultima centrale a carbone della capitale cinese segue di poche settimane l'ultimo appello anti-inquinamento del primo ministro, Li Keqiang, che il 5 marzo scorso, all'apertura dei lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo, il parlamento cinese, aveva promesso a nome del governo di "fare tornare il cielo blu" sulla Cina settentrionale, l'area più colpita dallo smog, soprattuto nei mesi invernali. L'impegno parte dal taglio della sovrapproduzione nei settori del carbone e dell'acciaio rispettivamente di 150 milioni e 50 milioni di tonnellate entro la fine dell'anno, secondo gli ultimi obiettivi.


In azione le 'pattuglie anti-smog'

 

L'assenza di carbone prodotto nella capitale cinese ridurrà di oltre otto milioni di tonnellate la produzione annua a livello nazionale, ma Pechino non può dipendere esclusivamente dalle fonti più pulite per il proprio approvvigionamento energetico. Già oggi importa carbone dalle province più vicine, come il limitrofo Hebei e la Mongolia Interna, che hanno vincoli meno stringenti da rispettare rispetto alla capitale. Pechino, però, vuole essere sempre più severa nei confronti di chi non rispetta l'ambiente e l'aria: è del 17 marzo scorso il primo fermo di polizia per un reato di inquinamento atmosferico. Gli "agenti anti-smog" della capitale, in azione da gennaio, hanno preso in consegna un dipendente di un'azienda di impianti di riscaldamento con l'accusa di avere prodotto "emissioni non trattate", dopo che un'indagine aveva appurato un'emissione di diossido di zolfo dieci volte superiore al limite consentito. L'uomo ha confessato la propria responsabilità nella cattiva gestione dell'impianto e ora si trova in stato di detenzione. La pena da scontare, però, non sarà pesante: in base alle norme attuali rischia un massimo di 15 giorni di carcere.

 

Altri articoli:


Forte condanna dell'attacco a Londra. Xi, terrorismo "nemico comune"
 

 

Alfa Romeo apre su T-Mall, 350 auto vendute in 33 secondi al debutto  

 

Aiib, tredici nuovi membri per la banca regionale  

 

Cina, 1-0 alla Corea del Sud, prima vittoria per Lippi. Gara segnata da tensioni politiche  

 

Premier Li in Australia per promuovere il libero scambio e la Via della Seta

 

@ Riproduzione riservata