Industria e mercati

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Ue: dietro-front oppure
sanzioni a Huawei e ZTE

Ue: dietro-front oppure <br />sanzioni a Huawei e ZTE<br />


di Giulia Giannasi


Roma, 15 mag. - "Vogliamo mettere in guardia la Cina: se non cambierà le sue politiche, ci saranno delle conseguenze". Lo ha riferito alla Reuters una fonte ben informata sulla mossa che Karol De Gucht, commissario per il Commercio dell'UE, intende giocare oggi sullo scacchiere della contesa tra il Dragone e l'Europa sui colossi cinesi Huawei e ZTE.

Le due compagnie, che rappresentano rispettivamente il secondo ed il quinto fornitore di apparecchiature per le telecomunicazioni in Europa, sono accusate di aver ricevuto ingenti sussidi da parte del governo cinese,  interessato ad accaparrarsi una grossa fetta del mercato europeo – del quale, attualmente, Huawei e ZTE monopolizzano almeno un quarto. Il contenzioso va avanti da mesi, ma  i funzionari UE hanno dichiarato di aver finalmente messo le mani su prove incriminanti.

De Gucht, che della lotta ai sussidi governativi cinesi ha fatto la sua priorità, ha il pieno supporto del presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ed intende chiedere l'approvazione dell'esecutivo per mandare un ultimatum al presidente Xi Jinping: se Huawei e ZTE non si conformeranno alle leggi internazionali sul commercio, l'UE prenderà seri provvedimenti. Le misure protezioniste adottate da Stati Uniti e Australia verso le due compagnie cinesi sembrano dare ragione al commissario per il Commercio; anche la Germania in passato ha escluso Huawei da un progetto di ricerca nazionale al quale avrebbe dovuto fornire le attrezzature. Un rapporto dell'UE ha inoltre messo in guardia dall'utilizzo delle apparecchiature telefoniche a buon mercato fornite dai due marchi cinesi, che sarebbero una "minaccia alla sicurezza".

Huawei e ZTE, d'altro canto, hanno sempre sostenuto che i prezzi stracciati delle loro apparecchiature non sono sintomo di cattiva qualità e non dipendono da sussidi statali e facilitazioni illecite da parte del governo cinese, bensì dall'utilizzo di manodopera a basso costo. Per di più il governo cinese aveva già  rispedito le accuse al mittente, alludendo ai sussidi governativi che Bruxelles avrebbe elargito alle compagnie europee attive nel campo dell'industria automobilistica, agricoltura, energie rinnovabili e telecomunicazioni. Tina Tsai, portavoce di Huawei, ha accusato la Commissione Europea di aver sempre rifiutato le proposte d'incontro della compagnia, che sarebbe "aperta al dialogo e desiderosa di risolvere questi fraintendimenti".

Non tutti i membri dell'Unione Europea, in ogni caso, considerano le sanzioni proposte da De Gucht una buona idea: se Francia e Italia appoggiano la mozione, infatti, in Olanda e Gran Bretagna Huawei è un importante fonte di posti di lavoro, e molte aziende europee leader nel settore – Ericsson, Nokia ed Alcatel – sono preoccupate di perdere terreno sul mercato del 4G in Cina qualora il governo avviasse delle misure restrittive per compagnie europee come rappresaglia.

 

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