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Industria e mercati

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Ue-Cina: soluzione
"amichevole" sul solare

Ue-Cina: soluzione <br /> amichevole  sul solare<br />


di Eugenio Buzzetti


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Pechino, 29 lug. - La soluzione alla lunga disputa che contrappone Cina e Unione Europea sui pannelli solari è arrivata quasi in extremis. Dopo l'introduzione di dazi provvisori all'11,8% il 4 giugno scorso, il 6 agosto sarebbero scattati i dazi al 47,6% per celle e moduli provenienti dalla Cina. Un'eventualità che Pechino voleva respingere a tutti i costi e che molti Paesi membri dell'Ue non consideravano più come una risposta adeguata al dumping operato da Pechino, per il fotovoltaico venduto a bassissimo prezzo nell'Eurozona. La reazione all'introduzione dei dazi era stata immediata e rabbiosa da parte cinese: un'inchiesta sui vini provenienti dai 27 Paesi membri, con l'accusa per i produttori di godere di sussidi alle esportazioni. Poi, nelle settimane successive sono ripresi i colloqui: il 21 giugno, a Pechino, il commissario al Commercio dell'Ue, Karel De Gucht, l'uomo che più di ogni altro ha spinto per i dazi, si è incontrato con il ministro del Commercio cinese e in maniera sibillina ha lasciato intendere che, nonostante le divergenze di opinioni sulla faccenda, c'erano margini per un accordo amichevole tra i due blocchi. L'alternativa, si sapeva, era l'introduzione di dazi provvisori al 47,6%, che da dicembre sarebbero potuti diventare effettivi per i cinque anni successivi.

 

E la "soluzione amichevole" con Pechino è arrivata. L'ha annunciata sabato la Commissione Europea. Lo stesso Karel De Gucht ha parlato di "nuovo equilibrio nel mercato" e di "prezzi sostenibili". Anche Pechino mostra soddisfazione per l'accordo che "mostra un atteggiamento flessibile e pragmatico da entrambe le parti e la saggezza di risolvere la questione". Esattamente quello che il Ministero del Commercio cercava da mesi. Le relazioni commerciali tra i due blocchi non saranno quindi danneggiate: l'Unione Europea è il primo partner commerciale della Cina, e nessuno voleva davvero incrinare questo rapporto. I pannelli solari cinesi verranno venduti a un prezzo minimo nell'Eurozona, come, in maniera semi-ufficiale, Pechino aveva proposto già da qualche settimana, attraverso i suoi organi di stampa e il parere degli esperti. I produttori cinesi potranno esportare nell'Ue fino a sette gigawatt all'anno senza incorrere in tariffe punitive a un prezzo non inferiore ai 56 centesimi per watt. Qualora una di queste due condizioni non venisse rispettata, i produttori andrebbero incontro da 6 agosto prossimo a dazi del 47,6%.

 

La disputa tra Cina e Ue per i pannelli solari affonda le radici negli scorsi anni. Tra il 2009 e il 2011 i produttori cinesi avevano quadruplicato la produzione e invaso il mercato europeo con il fotovoltaico made in China, scalando posizioni fino ad arrivare all'80% del mercato. Lo scorso anno, le esportazioni di pannelli solari nel Dragone avevano prodotto un giro d'affari di 21 miliardi di euro. I produttori europei riuniti nel consorzio EU Pro-Sun avevano deciso di presentare richiesta formale di indagini alla Commissione Europea in funzione anti-dumping. Proprio EU Pro-Sun è oggi la grande sconfitta: il consorzio ha definito inaccettabile l'accordo e ha promesso di battersi legalmente contro l'Unione Europea che lo ha avallato. Anche se difficilmente le cose cambieranno.

 

 

UE, ACCORDO SU PANNELLI

NON CHIUDE CONTENZIOSO VINO

 

L'accordo di sabato fra Ue e Cina sui pannelli solari non avrà l'effetto automatico di chiudere il contenzioso sulle importazioni di vini europei. Come ha spiegato il commissario al Commercio Karel De Gucht in una conferenza stampa, però, "il governo cinese si è impegnato a favore del dialogo" nei prossimi mesi per evitare che l'indagine avviata dalle autorità di Pechino nelle scorse settimane, in seguito all'annuncio dei dazi sui pannelli solari abbia come conseguenza, alla scadenza del giugno 2014, analoghe misure antidumping sui vini. "La data finale per le misure provvisorie - ha ricordato De Gucht - è aprile 2014, mentre le eventuali misure dovrebbero essere prese entro fine giugno dell'anno prossimo, ma il governo si è impegnato a favore del dialogo e questo è positivo".

 

Sabato scorso, dopo un intenso negoziato, è stata annunciata una "soluzione amichevole" per evitare che a partire dal 6 agosto sui pannelli solari importati dalla Cina fosse imposto un dazio del 47,6%, come stabilito da Bruxelles per difendere l'industria europea del settore. Alle importazioni cinesi, che non potranno superare una quota massima pari a circa la metà del mercato Ue, è stato imposto un prezzo minimo (pari a 0,56 euro per ogni watt di energia prodotta). "Non potevamo accettare che il dumping cinese distruggesse l'industria europea, ma al tempo stesso neanche che ci fossero problemi di approvvigionamento - ha spiegato De Gucht, sottolineando che il settore in Europa è comunque dipendente dalle importazioni, non solo cinesi, di pannelli, essenziali per raggiungere l'obiettivo Ue di ridurre le emissioni di CO2.

 

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