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Spionaggio: Pechino lancia 
inchiesta contro Coca Cola

Spionaggio: Pechino lancia  <br />inchiesta contro Coca Cola


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella


Ha collaborato Giulia Giannasi

Pechino, 14 mar. – Il governo cinese ha aperto un'indagine nei confronti della Coca Cola per spionaggio. Il gruppo statunitense è accusato di avere prodotto una mappatura illegale di molte aree giudicate sensibili dal governo cinese. L'accusa nei confronti della multinazionale americana arriva in un periodo di tensione tra Cina e Stati Uniti che da settimane si scambiano accuse di spionaggio informatico. L'inchiesta è stata aperta dall'Amministrazione Nazionale per i Rilevamenti Topografici e dal Ministero della Sicurezza Nazionale. "Ci rendiamo conto che accusare di spionaggio un'azienda nota in tutto il mondo è un fatto grave -afferma al South China Morning Post di Hong Kong un funzionario che si sta occupando del caso- Stiamo ancora raccogliendo informazioni. Quello che possiamo affermare per ora, è che molte affiliate della Coca Cola sono coinvolte e che questo accade in molte province".

La notizia arriva dopo che martedì Li Pengde, vice direttore dell'Amministrazione , ha accusato pubblicamente ai microfoni di un programma radiofonico la multinazionale sostenendo che molti impiegati sono stati sorpresi con dispositivi GPS intenti a raccogliere informazioni sensibili sulla provincia dello Yunnan.

Un'accusa cui il gigante del beverage ha risposto attraverso un comunicato stampa in cui si legge che "l'azienda è pronta a collaborare alle indagini, ma che la tecnologia GPS – limitata alle mappe e sistemi di logistica disponibili in commercio in Cina -  viene utilizzata per migliorare l'efficienza e il servizio clienti. Ma secondo Han Qixiang, direttore del dipartimento per l'amministrazione dell'applicazione della legge e coinvolto nell'inchiesta, la Coca Cola ha fatto ben altro e il sistema di mappatura impiegato dalla compagnia è talmente sofisticato che va oltre le capacità di analisi dell'Amministrazione. Il caso è dunque stato consegnato alle autorità di Pechino che hanno fatto sapere che quella dello Yunnan non è l'unica provincia a essere stata presa di mira.

Secondo il professor Guo Jiming , esperto di mappature GPS alla Wuhan University, la Cina è restia a permettere l'utilizzo di tali tecnologie agli stranieri in quanto i dati geografici potrebbero essere impiegati da missili guidati per colpire obiettivi militari.

GUERRE CIBERNETICHE

Nello stesso giorno in cui Pechino dichiara guerra alla Coca Cola, per bocca della portavoce del ministero degli Esteri si dichiara pronta a instaurare un dialogo costruttivo sull'hacking a livello internazionale. Stati Uniti inclusi.  Il Paese è pronto "a collaborare sul piano globale sulle basi di un rispetto reciproco" ha detto Hua Chunying. Quello di cui ha bisogno lo spazio cibernetico non è una guerra ma regolamenti e cooperazione.

I commenti della portavoce arrivano a qualche giorno di distanza dalle dichiarazioni del presidente Usa Barack Obama secondo cui dietro diversi casi di attacchi hacker si nascondono gli stessi governi. "Alcune di queste aggressioni sono direttamente commissionate dallo Stato cinese. Altre sono semplicemente ad opera di criminali" ha detto Obama.  "Abbiamo chiarito alla Cina che ci aspettiamo una piena adesione alle regolamentazioni internazionali," ha dichiarato il Presidente, denunciando i miliardi di dollari e segreti industriali che si sono volatilizzati a causa degli attacchi degli hacker: "ci saranno delle dure discussioni con i Cinesi a questo proposito; in effetti, ci sono già state".

Le accuse del Presidente giungono dopo vari giorni in cui gli alti ufficiali del Consiglio di Sicurezza hanno intimato a Washington di non prendere sotto gamba la minaccia rappresentata dagli hacker cinesi. A metà febbraio la società di sicurezza informatica statunitense Mandiant aveva detto di aver identificato un'unità (la 61398) dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese dietro gli attacchi di pirateria informatica lamentati dagli Stati Uniti. Secondo quanto rilevato dalla società di sicurezza informatica, l'unità 61398 ha sede a Pudong, il distretto finanziario di Shanghai, e avrebbe alle sue dipendenze migliaia di persone che parlano inglese perfettamente e conoscono i segreti della programmazione dei computer. L'edificio di dodici piani dove ha sede questa unità dell'esercito sarebbe inavvicinabile dai civili e circondato da un muro di cinta coperto di slogan militari.

Accuse, queste, che Pechino ha bollato come "infondate".

Per James Lewis, specialista in sicurezza cibernetica del Centro per gli Studi Strategici ed Internazionali, ha osservato come la crescente retorica sull'argomento porti è un segnale che la pazienza di Washington verso la Cina sia arrivata agli sgoccioli, dopo che hanno avuto luogo numerose iniziative diplomatiche. Lewis ha dichiarato che "ci sono alcune informazioni riservate, mai rese note al pubblico, che portano a considerare la Cina come il maggiore attore nello spionaggio economico,". Riguardo alla novità delle squadre anti-hacker, Lewis ha affermato che "l'entrata in gioco dell'Esercito mi sembra del tutto legittima", nel momento in cui hacker cinesi (e non) potrebbero sferrare attacchi che "costerebbero vite americane o danneggerebbero significativamente l'economia". Tuttavia, Lewis ha osservato che "mettere in imbarazzo i cinesi non funzionerà, anzi alzerà la posta in gioco".

Durante il meeting di stamattina il Presidente Obama ed alcuni ufficiali del Consiglio di Sicurezza hanno incontrato i direttori generali delle aziende americane leader in settori come energia, telecomunicazioni, finanza e difesa, per discutere delle crescenti minacce cibernetiche alle aziende, alle infrastrutture ed all'economia americana. Dal meeting è emerso l'urgente bisogno di un sistema di leggi sulla sicurezza cibernetica e di una maggiore collaborazione tra il settore pubblico e quello privato per salvaguardare la sicurezza.

Da parte sua, la Cina si è dichiarata disponibile a cooperare con gli Stati Uniti per combattere gli attacchi degli hacker, sottolineando che il governo cinese stesso è stato più volte vittima di tali attacchi. La portavoce del ministro degli Affari Esteri Hua Chunying ha dichiarato che "non serve una guerra nel cyberspazio, ma regolamentazioni e cooperazione".

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