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Sfruttamento falde acquifere,
Greenpeace accusa Shenhua

Sfruttamento falde acquifere, <br />Greenpeace accusa Shenhua


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 23 lug. - Il più grande gruppo minerario cinese, Shenhua, è sotto accusa  da parte di Greenpeace per l'eccessivo sfruttamento delle falde acquifere presenti nella regione autonoma della Mongolia Interna e per il riversamento di acque di scarico ad alto contenuto di sostanze tossiche.

 

Il rapporto "Thirsty Coal 2" del gruppo ambientalista definisce lo sfruttamento delle falde acquifere da parte di Shenhua "a livello sconvolgente". Le operazioni di estrazione dell'acqua dalle falde acquifere erano cominciate nel 2006, con la promessa del gruppo di ridurre a zero i processi di scarico e di utilizzare una quantità di acqua minima per il proprio progetto "coal-to-liquid".

 

Negli ultimi sette anni, invece, nella sola Ordos, in Mongolia Interna, sono stati prelevati circa cinquanta milioni di tonnellate di acqua, abbassando di cento metri il livello della falda acquifera e riducendo sensibilmente l'utilizzo di questa risorsa per l'agricoltura. Uno dei laghi della regione, il Subeinaoer, avrebbe perso due terzi della sua massa di acqua da allora. Le pratiche messe in atto da Shenhua hanno costretto contadini e pastori che vivevano nella zona a migrazioni forzate in cerca di terreni più fertili e provocato molte proteste ambientaliste nella regione.

 

Greenpeace precisa che si tratta della prima volta che in un suo rapporto viene fatto il nome di un gruppo statale cinese - e in questo caso di un gigante del settore minerario mondiale - come Shenhua. Il rapporto è l'esito di undici viaggi di ispezione condotti dal gruppo ambientalista nelle aree affette dalle pratiche di Shenhua in Mongolia Interna compiuti tra il marzo e il luglio di quest'anno. Le sostanze tossiche presenti, poi, negli scarichi industriali del gruppo registrate da Greenpeace sono state di molto superiori agli standard nazionali. In alcuni casi, come per quanto riguarda il livello di solfuro, addirittura il doppio del livello tollerato per legge.

 

Secondo i calcoli di Greenpeace -che chiede al governo cinese maggiore rigore nel rispetto delle proprie politiche ambientali da parte dei gruppi che sfruttano il carbone per produrre energia o prodotti chimici- le acque di scarico di Shenhua contengono, in totale, 99 composti organici semi-volatili, molti dei quali cancerogeni.

 

 

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