Industria e mercati

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Imprese Ue in Cina,
cala ottimismo sul futuro

Imprese Ue in Cina, <br />cala ottimismo sul futuro


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 30 mag. - Le imprese dell'Unione Europea in Cina perdono entusiasmo verso il futuro. E' il risultato di un sondaggio condotto da Roland Berger Strategy Consultants e dalla Camera di Commercio dell'Unione Europea in Cina e presentato oggi a Pechino. Sono il 71% delle imprese europee presenti in Cina a dichiararsi ottimistiche sulle prospettive di crescita nel proprio settore, contro il 76% del 2012. Solo il 62% ha registrato aumenti nei ricavi. In totale solo il 64% delle imprese Ue presenti in Cina sono in attivo. "Il fattore negativo più importante è l'aumento del costo della manodopera, ma anche il rallentamento della crescita sia in Cina che nell'Unione Europea, così come la crescente competizione hanno effetti notevoli. Queste dinamiche incidono su tutti i player del mercato cinese e sono aggravati da un ambiente normativo discriminante per le industrie europee". Oltre a questi fattori va sommata l'incertezza che molti dei 526 gruppi che hanno risposto al sondaggio nutrono sulla possibilità che Pechino metta in atto le riforme economiche necessarie a un'apertura del mercato.

 

Il sondaggio prende in esame le tre grandi tipologie di azienda: i servizi professionali, le industrie e le aziende che offrono beni e servizi al consumatore, l'81% delle quali è presente in Cina da almeno cinque anni. Solo il 64% delle aziende consultate ha riportato nel 2013 un Ebit positivo (erano il 73% lo scorso anno) a fronte di un 15% di aziende con Ebit negativo, in leggera crescita rispetto allo scorso anno, quando ammontavano al 13%. I gruppi che hanno registrato un incremento del proprio Ebit sono il 44% del totale, mentre per il 21% di queste l'Ebit è diminuito. In calo rispetto al 2012 anche le aziende che hanno riportato significativi aumenti nei ricavi: sono il 22%, contro il 36% dello scorso anno, mentre circa la metà (il 48%) delle piccole e medie imprese ha registrato segno negativo. Solo un terzo delle aziende (il 34%) ha prestazioni in Cina migliori rispetto alla media mondiale. Uno dei cali più vistosi si ha nelle prospettive di profittabilità per il futuro. Sono solo il 29% le aziende che ritengono di continuare a crescere: erano il 47% nel 2008. Sempre più quelle che si dichiarano neutrali a riguardo: il 49%, rispetto al 35% dello scorso anno.

 

L'impatto più significativo tra i fattori che incidono sui margini delle aziende è, per il 52% di chi ha risposto al sondaggio, il crescente costo della manodopera. La competizione con le altre imprese straniere o con le imprese private cinesi pesa sugli utili per circa il 30% degli interpellati. Il costo della manodopera rappresenta anche la sfida più importante per il prossimo futuro secondo il 63% delle società che hanno risposto al sondaggio. Il 57% di loro è preoccupata poi per la lenta ripresa dell'economia globale dopo la crisi finanziaria degli scorsi anni, e il 53% teme soprattutto le limitazioni di accesso al mercato interno: sono il 61% degli intervistati a lamentare la perdita di occasioni di business a causa delle restrizioni di accesso al mercato per un valore pari o superiore al 10% dei propri utili. Tra i punti di forza delle aziende Ue ci sono la riconoscibilità del brand (69%), fattori come qualità, varietà e innovazione (82%) e la capacità di attrarre nuovi talenti per il 62%.

 

"Nonostante la crescente retorica dei leader cinesi che verranno fatti sforzi per trasformare e livellare l'ambiente normativo, permettendo un maggiore gioco alle forze del mercato, le aziende europee hanno finora percepito pochi cambiamenti concreti -dichiara il presidente della Camera di Commercio dell'Unione Europea in Cina, Davide Cucino- Le performance finanziarie stanno peggiorando e l'ottimismo sulla redditività è al punto più basso". Le aziende europee perdono terreno nei settori dove hanno dominato a lungo, a vantaggio delle imprese locali e lo scenario, secondo Charles Edouard Bouee, presidente di Roland Berger Strategy può solo peggiorare. Nonostante questo la Cina rimane un pilastro del mercato globale: solo il 10% dei gruppi interpellati pensa di spostare altrove il proprio business, contro il 22% registrato nel 2012, e per il 94% delle aziende la Cina ha un'importanza crescente nella propria strategia globale. "Occorre mettere in atto -continua Cucino- significativi cambiamenti per mitigare l'aumento dei costi  attraverso l'aumento della produttività, liberalizzare il mercato e creare un efficiente e funzionante business environment fondato sulla competizione tra eguali".



 

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