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Imprese UE critiche su controllo capitali
“fattore di disturbo” per business

Imprese UE critiche su controllo capitali <br />“fattore di disturbo” per business


di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 7 dic. - Le nuove restrizioni sulle fuoriuscite di capitali dalla Cina pesano già sulle imprese Europee che operano nel gigante asiatico. Le nuove misure, introdotte settimana scorsa dal governo cinese, stanno già ostacolando i pagamenti all'estero delle aziende europee mettendole in difficoltà. A rivelarlo è la Camera di Commercio dell'Unione Europea in Cina per la quale le nuove misure sono "un fattore di disturbo" per le normali operazioni di business delle aziende europee e "aumentano le incertezze" nel campo degli investimenti cinesi.

Per il futuro, la Camera di Commercio dell'Unione Europea in Cina si attende uno scrutinio maggiore per i pagamenti all'estero relativi soprattutto al settore dei servizi da parte delle banche cinesi. Gli istituti finanziari di Pechino vengono visti oggi "soggetti a controlli ancora più severi" delle banche straniere, una misura che potrebbe essere dovuta all'attenzione della banca centrale cinese a "contrastare il recente rapido deprezzamento dello yuan sul dollaro". La conseguenza ultima delle nuove restrizioni, conclude l'associazione che rappresenta le imprese europee in Cina, è quella di avere "fondi intrappolati in Cina", e di rendere più "imprevedibili" le operazioni delle imprese straniere nel gigante asiatico.

Pechino ha introdotto nuove regole settimana scorsa per evitare un aumento nelle fuoriuscite di capitali, che comprendono tre grandi misure:

- limitazione agli investimenti all'estero da parte delle imprese cinesi e alle operazioni di fusioni e acquisizioni;

- necessità di approvazione a livello centrale per le transazioni al di fuori della Cina per un valore complessivo superiore ai cinque milioni di dollari;

- limitazioni alle importazioni di oro lamentate dagli stessi importatori.

Il governo centrale cinese, la People's Bank of China (la banca centrale cinese) e l'authority del mercato dei cambi in Cina, la Safe (State Administration of Foreign Exchange) hanno deciso di mettere un freno alle fuoriuscite di capitali dalla Cina, che nel terzo trimestre 2016 hanno raggiunto la quota record di 1700 miliardi di yuan, circa 247miliardi di dollari, contro un ammontare di capitali in entrata di soli 970 miliardi di yuan. Le fuoriuscite di capitali hanno comportato un deprezzamento del renminbi, la valuta cinese, di quasi il 6% sul dollaro, a partire dall'inizio dell'anno: per sostenere la valuta cinese, le banche hanno venduto renminbi provocando un grosso calo delle riserve valutarie cinesi, le più ampie al mondo, con un ritmo di quasi cento miliardi di dollari al mese.

07 DICEMBRE 2016


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