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PBoC rialza da 1% a 2%
banda oscillazione yuan

PBoC rialza da 1% a 2%<br />banda oscillazione yuan


di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 17 mar. - La banca centrale cinese ha aumentato la banda di oscillazione giornaliera dello yuan rispetto al dollaro, portandola al 2%, dall'1% precedente. Si tratta del primo ampliamento in quasi due anni della banda di oscillazione giornaliera sul tasso di riferimento fissato dalla banca centrale nei confronti del biglietto verde, che nell'aprile 2012 era passata dallo 0,5% all'1%. La decisione della banca centrale era prevista dopo giorni di rumors provenienti proprio dall'istituto retto da Zhou Xiaochuan. La spiegazione ufficiale fornita dalla People's Bank of China è quella di "ottimizzare l'allocazione dei capitali e delle risorse sul mercato per accelerare lo sviluppo economico".

 

Dal 2005, quando lo yuan si è ancorato a un paniere di monete sganciandosi per la prima volta dal dollaro, la valuta cinese si è apprezzata di circa il 20% rispetto al biglietto verde, con un' interruzione nel pieno della crisi finanziaria del 2008, per evitare di danneggiare ulteriormente gli esportatori cinesi. Il valore massimo lo ha toccato il 14 gennaio scorso, a 6,0406 contro il dollaro. Nelle scorse settimane ha fatto molto discutere gli analisti il calo dello yuan, ai minimi da diversi anni. La discesa del Renminbi, altro nome per la valuta di Pechino, sarebbe stata guidata dalla banca centrale proprio per evitare l'aumento degli speculatori internazionali che scommettevano sulla crescita continua della valuta cinese. Oggi lo yuan ha registrato il minimo degli ultimi undici mesi, perdendo lo 0,45% a Shanghai, scambiato a 6,1781 contro il dollaro. Secondo alcuni economisti la banda di oscillazione potrebbe allargarsi ulteriormente nei prossimi mesi, e addirittura raddoppiare, arrivando al 4% nella seconda metà dell'anno.

 

Uno yuan debole avrebbe come primo risultato quello i rafforzare le esportazioni, che a febbraio sono crollate del 18,1% su base annua, ai minimi da cinque anni. I dati macroeconomici dei primi due mesi del 2014 hanno segnato i valori più bassi degli ultimi sette mesi, con il settore manifatturiero in vistosa contrazione sia a gennaio che a febbraio, quando ha toccato il minimo di 48,5, rispetto al 49,5 segnato nel primo mese del 2014. Gli economisti hanno già messo in dubbio che la Cina possa raggiungere il target del 7,5% di crescita fissato dal primo ministro Li Keqiang all'apertura dei lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo.

 

La decisione della banca centrale arriva all'indomani dalla chiusura dei lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo, una sorta di parlamento cinese, in cui i vertici della politica cinese hanno discusso delle riforme, e in particolare di quelle economiche, che dovranno cambiare il modello di sviluppo del Paese. Entro fine anno, è prevista la creazione di cinque banche private, parte di un progetto pilota che ha ricevuto il via libera nei mesi scorsi da parte dell'ente regolatore, la China Banking Regulatory Commission.

17 marzo 2014

 

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