Finanza

G20, RASSICURAZIONI SULLA TENUTA DELL'ECONOMIA

G20, RASSICURAZIONI SULLA TENUTA DELL ECONOMIA


Di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 7 set. - Le rassicurazioni del fine settimana sulla tenuta dell'economia cinese non bastano a fare risalire gli indici azionari cinesi. Alla prima seduta dopo la pausa per la festa nazionale indetta per celebrare i settanta anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, l'indice Composite di Shanghai ha chiuso la giornata ancora con segno negativo, cedendo il 2,52%, a 3080,42 punti, mentre Shenzhen ha segnato un calo più contenuto dello 0,63%. La situazione dell'economia cinese è stato uno dei temi principali di discussione al G20 di Ankara, a cui hanno partecipato il ministro delle Finanze cinesi, Lou Jiwei, e il governatore della People's Bank of China, la banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, che hanno rassicurato la platea dei ministri dell'economia e dei banchieri centrali delle venti maggiori economie mondiali dopo i crolli dei mercati azionari della scorsa estate e la svalutazione dello yuan di agosto scorso.
 
Le piazze cinesi sono avviate verso la stabilità, aveva confermato Lou al meeting, mentre la valuta cinese non andrà incontro a una forte svalutazione, innescando un processo di svalutazione competitiva, dopo il deprezzamento di agosto, ha confermato Zhou. Da giugno a oggi, la piazza di Shanghai ha perso circa il 40% del proprio valore, e la crescita economica è ai minimi dal 1990 con il rischio di non riuscire a raggiungere il 7% di crescita entro fine anno. La Cina, ha spiegato Lou Jiwei, è entrata nella fase del "new normal" a crescita ridotta rispetto al passato, e per un periodo di circa cinque anni continuerà a crescere intorno al 7%. In futuro, ha poi dichiarato il ministro delle Finanze cinese, il governo destinerà il 10% della spesa fiscale. Anche secondo le parole del governatore della banca centrale cinese, i mercati azionari hanno quasi completato la loro parabola discendente.
 
Zhou ha ridimensionato le turbolenze sulle piazze azionarie cinesi, spiegando che solo l'ultima ondata di ribassi di metà agosto, quando si è registrato il maggiore crollo degli ultimi otto anni in una singola giornata (-8,49% il 24 agosto scorso) ha avuto ripercussioni sui mercati internazionali. Le iniezioni di liquidità nel sistema finanziario delle scorse settimane, mentre i titoli cinesi cadevano a picco, secondo Zhou, hanno evitato il peggio e sventato rischi per il sistema finanziario cinese. Nonostante le turbolenze di fine agosto che facevano parlare di "sindrome cinese" sui mercati, i ministri delle Finanze delle venti economie più importanti del pianeta si sono detti fiduciosi sulle prospettive di crescita globale e sul cambio di paradigma economico di Pechino, verso un'economia maggiormente trainata dai consumi. La fiducia del G20 non è però servita a riportare in positivo gli indici azionari.
 
Per calmare i timori degli investitori, dopo la revisione al ribasso dello 0,1% del pil 2014, oggi calcolato al 7,3%, il governo ha promesso anche di continuare lungo la strada delle riforme finanziarie e di aumentare la supervisione dei mercati. A rassicurare gli investitori, nella serata di ieri, è intervenuta anche la China Securities Regulatory Commission, la Consob cinese, che ha difeso le manovre delle ultime settimane. "Il governo, normalmente, non interviene - ha spiegato la Csrc in una nota - ma quando ci sono gravi e anormali fluttuazioni sui mercati, il governo non può stare a seduto a margine e deve prendere decisioni tempestive e appropriate". Le misure del governo non si sono fermate all'intervento diretto sui mercati e nei giorni scorsi sono scattate anche le manette per alcuni intermediari e per un giornalista, accusato di avere provocato il caos sui mercati. Wang Xiaolu, autore di un articolo comparso sul magazine Caijing riguardante una possibile exit strategy dei fondi governativi dai mercati, è stato ripreso dalle telecamere di Cctv settimana scorsa mentre "confessava" di avere provocato il caos tra gli investitori.

 

7 settembre 2015ù

 

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