Finanza

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BORSE TORNANO POSITIVE
Shanghai +5,76%, Shenzhen +4,25%

BORSE TORNANO POSITIVE<br />Shanghai +5,76%, Shenzhen +4,25%


Di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 9 lug. - Tornano positive le borse cinesi, dopo il crollo di ieri, mentre le autorità mettono in campo nuove misure per scongiurare il pericolo di una possibile crisi finanziaria. Shanghai ha chiuso in aumento del 5,76% a 3709,33 punti, mentre Shenzhen ha segnato un aumento del 4,25% a 11510,34 punti. L'indice ChiNext, che traccia le start-up cinese, ha guadagnato il 3,03%, chiudendo a 2435,76 punti.

 

Di riflesso alla ripresa cinese anche Hong Kong avanza del 3,6%. Giornata al cardiopalma per la borsa di Tokyo. Il Nikkei apre ai minimi da 3 mesi in calo di oltre il 2%, sull'onda di Shanghai che in avvio perde il 3%. Poi la borsa nipponica, confortata dalla ripresa del listino cinese, risale anch'essa la china. Il Nikkei chiude in rialzo dello 0,6% a 19.855,50 punti.

 

I guadagni di oggi, scrive l'agenzia Xinhua, sono da imputare alle ultime mosse delle autorità di regolamentazione del mercato, anche se sono ancora oltre 1400 i titoli che ancora hanno sospeso le contrattazioni nelle due piazze cinesi. Alla borsa di Shanghai, trenta gruppi hanno fatto richiesta di sospensione del titolo, mentre a Shenzhen se ne sono aggiunti altri novantotto all'elenco dei titoli sospesi.

 

La China Banking Regulatory Commission, l'ente che regola il mercato bancario cinese, ha annunciato nel pomeriggio l'estensione dei prestiti che presentano fondi azionari come collaterale, e intanto il governo centrale ha chiesto alle imprese di Stato di produrre aggiornamenti quotidiani sulle azioni comprate sul mercato, scrive il portale Sina. Ieri, il governo aveva chiesto ai gruppi statali di comprare le proprie azioni per ridare fiducia al mercato e riportare i mercati verso la stabilizzazione in questo periodo di "inusuale volatilità".

 

All'indomani dello scoppio della bolla finanziaria, nell'occhio del ciclone c'è la China Securities Regulatory Commission, che vigila sul mercato azionario: la commissione, guidata da Xiao Gang, banchiere di grande esperienza e che gode di ottima fama, è composta da uomini giovani e in molti casi inesperti, scrive il Financial Times, che non si sono accorti per tempo dei rischi di una bolla speculativa, quando nei mesi scorsi, la piazza di Shanghai segnava aumenti record, che hanno portato ad un aumento del valore del 150% in un anno, fino al picco di un mese fa, prima del crollo. La polizia cinese ha aperto un'inchiesta su possibili "criminali" vendite allo scoperto dei titoli azionari che avrebbero potuto influire sui crolli dei giorni scorsi. Lo riferisce l'agenzia Xinhua.

 

I primi segnali di ripresa sono arrivati a fine mattinata: Shanghai e Shenzhen guadagnavano rispettivamente il 5% e il 3,7%, ma il valore delle azioni era ancora di circa il 30% inferiore al picco registrato il 12 giugno scorso, prima dello scoppio della bolla. Sotto osservazione anche la reazione del Ministero delle Finanze e della banca centrale, per i quali la crisi dei mercati rischia di sommarsi agli altri problemi interni, a cominciare dal debito delle amministrazioni locali, che ha raggiunto i 22mila miliardi di yuan, secondo l'ultima revisione dei conti a livello nazionale. La crisi dei mercati di queste settimane rischia poi di minare la possibilità per lo yuan di entrare a fare parte dei diritti speciali di prelievo del Fondo Monetario Internazionale entro la fine dell'anno, ostacolando il processo di internazionalizzazione della valuta cinese, promosso dal governatore della banca centrale, Zhou Xiaochuan. La People's Bank of China ha messo in campo misure per contrastare la crisi che gli analisti giudicano come un "quantitative easing con caratteristiche cinesi", permettendo l'utilizzo di fondi statali per comprare azioni e finanziamenti ai broker tramite la China Securities Finance Corporation, l'unico fornitore di servizi finanziari per il margin trading. L'ultima mossa per ridare ossigeno al mercato sono i "rescue bonds", come già li chiamano gli operatori, emessi sul mercato inter-bancario nelle scorse ore, per un valore di ottanta miliardi di yuan, a un tasso del 4,5%.

 

09 luglio 2015

 

 

SCOPPIA LA BOLLA CINESE

Profondo rosso alla Borsa di Shanghai

 

Di Alessandra Spalletta


Twitter@ASpalletta

 

08 LUGLIO 2015

 

Aggiornamento. Vendita di azioni bloccata per sei mesi per chi possiede oltre il 5% di un titolo azionario. Lo ha deciso oggi la China Securities Regulatory Commission (CSRC) che fa sapere in un comunicato stampa diffuso dopo il crollo delle borse asiatiche che il mercato finanziario “sta precipitando in maniera irrazionale”. La mossa mira a stabilizzare i mercati dopo la giornata da incubo per le borse di Shanghai e di Hong Kong che oggi hanno perso il 6%.


Roma, 08 lug. - "Clima da panico" sui mercati asiatici.  Dopo una giornata da incubo, con la sospensione del 50 per cento dei titoli, la borsa di Shanghai e quella di Hong Kong perdono il 6 per cento. Shanghai dal picco di giungo ad oggi ha vaporizzato 3mila miliardi di dollari. La bolla è stata alimentata da piccoli risparmiatori "incantati da un'alchimia finanziaria" dichiara l’economista Michele Geraci. “Si e' innescato un meccanismo irreversibile ma attenzione: nonostante il crollo delle ultime tre settimane, dall’anno scorso la borsa di Shanghai ha guadagnato il 60%”". Secondo Alberto Forchielli il crollo della borsa “è uno smacco al governo cinese. Chi ci rimette sono i cittadini non le banche”.

 

"Clima da panico" sui mercati asiatici.  Dopo una giornata da incubo, con la sospensione del 50 per cento dei titoli, la borsa di Shanghai e quella di Hong Kong perdono il 6 per cento. "In vent’anni di Wall Street, non ho mai visto niente di simile" ha dichiarato all’Agi l’economista della Nottingham University Business School China Michele Geraci che aveva previsto nei giorni scorsi che il mercato sarebbe caduto a piombo perché “si e' innescato un meccanismo irreversibile". Lo scoppio della bolla “è un grande schiaffo al governo cinese” dichiara il presidente di Osservatorio Asia Alberto Forchielli. La bolla della borsa cinese, che in 12 mesi era cresciuta di oltre il 150% fino al picco del 12 giugno scorso, è scoppiata. Shanghai ha concluso le contrattazioni con un calo del 5,91 per cento. Hong Kong perde il 6,6%. Male anche Seul che ha chiuso a -1,18%. Nonostante la sospensione dalle compravendite di oltre 1.200 titoli, in apertura Shanghai e Hong Kong avevano perso circa l'8%. Il crollo apparentemente inarrestabile della borsa cinese, iniziato lo scorso 12 giugno, finora ha abbassato di circa il 30% il valore del listino: forte sgonfiamento di una bolla speculativa che secondo le autorità cinesi che regolano il mercato borsistico (China Securities Regulatory Commission) ha portato al "panico". La Banca Centrale cinese ha annunciato che garantirà la liquidità necessaria per stabilizzare i mercati borsistici cinesi e per scongiurare rischi sistemici. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale cinese Xinhua. Ma ad oggi non sono servite a molto le misure di sostegno ai listini cinesi decise nel weekend dal governo  (blocco delle Ipo e fondo da 19 miliardi di dollari per acquistare azioni sul mercato) che oggi ha ordinato ai 112 colossi imprenditoriali di proprietà dello Stato di non vendere azioni loro o delle loro controllate "durante questa inusuale volatilità" del mercato. La sospensione di 1.476 titoli (pari a metà del listino) dagli scambi nelle due grandi borse cinese, non è stata sufficiente a bloccare le perdite. Il mercato azionario dal picco di giungo ad oggi ha vaporizzato 3mila miliardi di dollari. 

 

Geraci, bolla Shanghai alimentata da piccoli risparmiatori

 

“E’ in corso un naturale raggiustamento dei prezzi al ribasso che corregge quel 150% di performance che  il mercato di Shanghai ha registrato dal giugno del 2014 ad oggi” ha commentato l’economista ed esperto di finanza Michele Geraci. La bolla di Shanghai ha iniziato a gonfiarsi dal momento in cui è aumentato il valore sul listino degli investimenti dei cittadini privati “incantati da questa alchimia finanziaria” spiega Geraci. “E’ chiaro che il motivo per cui il mercato è salito negli ultimi 12 mesi è puramente speculativo, senza nessun collegamento con i fondamentali economici. Anzi, in controtendenza”. Facciamo un passo indietro. Negli ultimi mesi l’incremento “troppo rapido” dei prezzi delle azioni non è stato determinato da fattori economici; i valori sono schizzati senza nessuna revisione verso l’alto dei profitti aziendali. Al contrario: il mercato ha iniziato a salire proprio mentre l’economia cominciava a rallentare (l’anno scorso l’economia cinese ha registrato un Pil del 7,4% in calo dal 7,7% del 2013, la crescita più lenta degli ultimi 24 anni), quindi in contrapposizione con i fondamentali. “Il mercato è salito per il motivo primario: c’erano più compratori che venditori. In Cina i tassi d’interesse sono sempre stati bassi. Il risparmiatore medio, avendo un reddito dai propri conti correnti mediocre, si è messo alla ricerca di alternative che potessero offrire ritorni maggiori. Le banche hanno iniziato a offrire ai correntisti prodotti paralleli ai risparmiatori, i cosiddetti wealth management product (wmp): fondi comuni che investivano nel mercato immobiliare, che essendo abbastanza forte consentiva alle banche di offrire ai clienti profitti maggiori dei conti correnti – il cui tasso massimo è regolamentato dal governo. Quando il mercato del real estate ha iniziato a indebolirsi a causa del rallentamento economico e i prezzi delle case sono progressivamente scesi, le banche hanno dovuto cercare investimenti alternativi al di fuori del real estate che consentissero loro di avere i ritorni richiesti dai clienti. Gli istituti di credito hanno individuato quindi nel mercato delle azioni l’alternativa al mercato immobiliare, con ritorni maggiori di quelli dei depositi bancari che non potevano superare il 2,75/3,3%”.  Dall’estate del 2014 le banche hanno cominciato ad acquistare azioni sul mercato di Shanghai per conto dei propri correntisti, in genere – appunto - piccoli risparmiatori, e il mercato non ha mai smesso di lievitare. “Con l’utilizzo di una leva finanziaria, margin trading, la spinta al rialzo è superiore all’ammontare dei depositi dei correntisti. Il risparmiatore, incantato da questa alchimia finanziaria, ha trasferito i depositi dal suo conto corrente ai WMP. Il risultato è che il mercato saliva sempre più velocemente e in alto. Nel frattempo l’economia cinese rallentava” continua Geraci.  Il 22 novembre scorso, il governo cinese preoccupato dal rallentamento economico, ha deciso per la prima volta di abbassare i tassi d’interesse dello 0,25% con l’obiettivo di stimolare l’economia. In genere queste manovre economiche hanno l’effetto secondario di spingere i prezzi delle azioni verso l’alto.  Risultato: i correntisti che non avevano risposto al richiamo di investire in titoli azionari nella prima fase della bolla, si sono sentiti incentivati a partecipare a questo schema di investimento alternativo anche perché vedevano i loro ritorni sui risparmi abbassarsi ancora di più. “E così un ulteriore flusso di capitale ha alimentato la bolla. Il governo ha poi effettuato due ulteriori tagli ai tassi d’interesse a febbraio e a maggio, continuando ad alimentare questo circolo vizioso che ha portato il mercato al crollo del 12 giugno”. Spiega inoltre Geraci che l’impatto della bolla sui piccoli risparmiatori “dipende dal momento d’ingresso del singolo investitore sul listino. Coloro che hanno avuto il coraggio di partecipare a questo schema sin dall’anno scorso, nonostante il tracollo delle ultime settimane, si trovano ancora oggi con un guadagno all’incirca superiore al 50%. Coloro che hanno comprato le azioni il 15 giugno, subiscono una perdita del 30%”. 

 

Forchielli: “crollo borsa smacco governo"

 

Il tracollo dei mercati “è un grande schiaffo al governo cinese” dice il presidente di Osservatorio Asia Alberto Forchielli ai microfoni di Radio Radicale in collaborazione con agichina.
  “L’enfasi del governo di Pechino sul mercato forte è fondamentale per sostenere le nuove riforme che puntano alla crescita dei consumi. Di recente la stampa cinese invitava i piccoli risparmiatori a investire in borsa. Sotto l’aspetto sociale chi ci rimette sono i cittadini, ovvero la classe media - 100 milioni di persone  - che ha investito i propri risparmi sul mercato azionario”. Secondo Forchielli la solidità della struttura finanziaria del Paese non è messa in discussione perché “i soldi li perdono i risparmiatori non le banche, garantiti dal valore dei titoli: dobbiamo iniziare a preoccuparci della tenuta del sistema bancario se la discesa è superiore al 50%: oggi siamo intorno al 30 -35% quindi il problema di solidità finanziaria non si pone. La grande incognita è in che misura l’effetto povertà indotto dalle perdite in borsa possa ripercuotersi sul calo dei consumi cinesi”. “Il crollo della borsa è uno smacco alle riforme” continua Forchielli. “La crescita del mercato azionario serviva a finanziare le imprese private, che altrimenti non riescono a ottenere fondi dal circuito bancario - un sistema preistorico. Se la borsa si affievolisce e non funziona più come meccanismo di finanziamento per le aziende private, riprende sopravvento il modello bancario che consente l’accesso al credito solo alle imprese di stato. E fallisce la riforma cinese che punta a dare maggiore spazio alle aziende private e contenere il connubio tra banche e imprese statali. E questo è un grande passo indietro per il premier cinese Li Keqiang che aveva cavalcato questa innovazione. Il mercato che crolla di più in Cina è proprio quello di Shenzhen dove si concentrano le piccole imprese, le start-up. Un disastro”. 

 

Geraci: “non è compito del governo influenzare l’andamento dei mercati”

 

Nel fine settimana, il governo e la banca centrale avevano approvato misure a sostegno dei mercati, dopo che nelle ultime tre settimane le piazze di Shanghai e Shenzhen avevano perso circa il 30% del proprio valore, la peggiore striscia negativa di risultati dal 1992. Ma secondo Geraci lo scarso impatto delle misure governative sulla stabilizzazione dei mercati non è da considerarsi un fallimento. “Il governo non ha come interesse primario quello di intervenire nei mercati azionari, ha ben altre preoccupazioni alle prese con il rallentamento della crescita, al 7% nel primo trimestre 2015. Eventuali interventi sono sempre limitati nello scopo e nell’efficacia”. “Il governo qualcosa ha fatto per tentare di stabilizzare il mercato, ma ha adottato misure d’emergenza non perché il mercato sia crollato ma perché ciò è accaduto in modo anomalo e repentino, non è mai successo in 20 anni neanche a Wall Street” continua Geraci. Il  28 giugno PBoC ha tagliato nuovamente i tassi  - misura che come abbiamo visto provoca la salita dei mercati. Ventuno tra le maggiori società di brokeraggio cinesi hanno dato il via a un fondo da 19 miliardi di dollari per acquistare azioni sul mercato e tentare di fermare le emorragie. Sono state vietate nuove Ipo. Giorni fa, il primo ministro cinese, Li Keqiang aveva tentato di rassicurare gli investitori spiegando che la Cina è in grado di gestire i rischi e le sfide dell'economia. Oggi il governo ha vietato alle aziende di stato di vendere azioni sul mercato. “Si tratta in ogni caso d’interventi indiretti esercitati attraverso gli organi finanziari non sufficienti ad arginare il crollo dei mercati. Il meccanismo di vendita è fuori controllo: al picco gli investitori esperti, che rappresentano il 20%, hanno fiutato il crollo e hanno iniziato a vendere. Poi, presi dal panico, si sono aggregati i singoli cittadini innescando un’ irreversibile tendenza al ribasso”. Previsioni? “ Non ci sarà una ripresa nel breve periodo. La caduta a piombo così repentina ha superato perfino le mie aspettative”.

 

Cina, nessuna esposizione diretta su possibile Grexit

 

Mentre i timori per la crisi greca e soprattutto per il nuovo tonfo della borsa di Shanghai fanno scendere il prezzo del petrolio, l’effetto della crisi greca sul crollo della borsa di Shanghai è nullo. Ne è convinto l’economista Michele Geraci. La Cina ha dichiarato di non volere l’uscita della Grecia dall’euro; nella prima dichiarazione ufficiale sull’esito del referendum greco, il vice ministro degli Esteri Cheng Guoping aveva auspicato una risoluzione "appropriata" della crisi. Le preoccupazioni per la crisi greca alimentano da settimane i timori di Pechino, che in più occasioni si è espressa a favore della risoluzione in tempi rapidi della crisi per scongiurare l'incubo della Grexit pur senza sbilanciarsi su un possibile aiuto finanziario da parte cinese. Ma in termini di mercato obbligazionario, Pechino non ha nessuna esposizione diretta al possibile default della Grecia. La Cina secondo la Reuters ha acquistato bond europei pari a circa 2,4 miliardi di euro. “La Cina ha 4mila miliardi di dollari in riserve, mille volte la cifra che avrebbe investito in Europa – commenta Geraci – “In queste tre settimane il mercato di Shanghai ha vaporizzato 3mila miliardi di valore, rispetto ai quali il presunto valore dei bond europei detenuti da Pechino impallidisce”.“Bisogna però distinguere le borse di Shanghai e di Shenzhen da quella di Hong Kong - dice Forchielli - In  Cina il 90% dei soldi investiti sono cinesi e non subiscono le dinamiche greche, invece la piazza di Hong Kong risente della crisi greca, così come ne risente Tokyo”

 

Rischio contagio, Geraci: “dall'anno scorso la borsa di Shanghai ha guadagnato il 60%”

 

Il valore dei prezzi delle borse è influenzato dall’economia che al tempo stesso subisce i contraccolpi della borsa in un circolo vizioso, attraverso vari canali di contagio. “Il tracollo non peserà sull’economia cinese: è stato proprio il rallentamento economico ad alimentare la bolla immobiliare che è calata due anni fa quando i prodotti WMP, da fondi immobiliari si sono trasformati in fondi azionari” dice Geraci. “Oggi l’effetto dominante va più nella direzione economia verso mercato azionario. Non vedo un contagio sul resto del mondo. Anzitutto, la borsa di Shanghai è un mercato chiuso, accessibile solo a soggetti cinesi. Un firewall strettamente regolamentato che limita il contagio diretto. Dobbiamo poi considerato i canali indiretti di contagio. Per esempio, quando il prezzo di un’azione di una grossa società cinese di stato sale, chiaramente aumenta il valore complessivo dell’equity dell’azienda; aumenta quindi il collaterale che l’azienda può usare per accedere al credito”. Avendo più potenza di espansione, l’azienda può aprirsi a maggiori investimenti e ciò ha un impatto sull’economia reale. “Più facile è l’accesso al credito, più facile investire, e più positivo è l’impatto sull’economia. In uno scenario di tracollo delle borse, quindi, l’azienda ha meno possibilità di investire e rischia di avere un impatto negativo sull’economia. Però attenzione: queste tre settimane di crollo hanno inciso, sì. Ma le aziende hanno una visione di lungo termine, il mercato nonostante il crollo delle ultime tre settimane, dall’anno scorso ha guadagnato il 60%” conclude l’economista della Nottingham University Business School China.

 

Margin Trading (Scheda)

 

In Cina continuano a pesare i timori per le limitazioni del margin trading. "La gente compra azioni con i soldi presi in prestito. Esempio: vuoi comprare 100 euro di azioni, ne hai solo 30, dalla società real estate te ne fai prestare 70. Fai leva: se il mercato cresce del 10%, da 100 sale a 110, i tuoi 30 diventano 40 e guadagni il 25%; quando il mercato scende, da 30 passi a 20 e perdi il 33%", chiarisce Geraci. Il margin trading e' il secondo motivo che ha creato la bolla. "Il flusso di monete che va sul mercato e' superiore alla disponibilita'. Normalmente sarebbero stati solo quei 30 euro a entrare sul mercato spingendo sui prezzi delle azioni: quindi il margin trading produce un effetto moltiplicatore alla bolla. In altre parole, per margin trading si intende l' accordo che il cittadino stipula con la propria societa' immobiliare che ti presta il denaro, dandoti la possibilita' di investire piu' di quello che hai depositato presso la societa'. Quando il prezzo delle azioni scende, e si avvicina al margine, la societa' comincia a venderti le azioni per preservare il rapporto iniziale 30-70. La societa' si tiene quindi questo margine - il margin trading - per tutelarsi, sperando che il mercato non crolli in un giorno di quel 30% (che e' solo un esempio). Quando il mercato comincia a scendere velocemente, la societa' chiama il proprio cliente per compensare (margin call); la societa' vende le azioni, il meccanismo si amplifica e il volume delle azioni aumenta. Cosi' come era aumentato all'inizio rispetto all'investimento iniziale".

 

08 LUGLIO 2015

 

ASCOLTA L'INTERVISTA A RADIO RADICALE

Conducono Valeria Manieri e Francesco Radicioni


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