Finanza

BORSE IN RIPRESA DOPO IL CROLLO
Dubbi su durata interventi governo

BORSE IN RIPRESA DOPO IL CROLLO<br />Dubbi su durata interventi governo


10 luglio 16:00

 

Di Eugenio Buzzetti e Alessandra Spalletta

 

Twitter@Eastofnowest

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Roma, 10 lug. - Le borse cinesi hanno reagito al crollo di mercoledì con due giorni di rialzi consecutivi, anche se in molti pensano che le misure del governo di questi giorni possano non bastare per mantenere stabile il mercato nel lungo periodo. Dal 12 giugno a mercoledì scorso, quando è scoppiata la bolla speculativa, le borse di Shanghai e di Shenzhen hanno perso tremila miliardi di dollari, anche se chi ha investito lo scorso anno, all'inizio dell'ondata di rialzi record che hanno scandito gli ultimi dodici mesi, si trova ancora con un guadagno di circa il 60%. Nelle ultime due sedute, Shanghai ha riguadagnato, in totale il 10,3%, ma sono ancora oltre 1200 i titoli sospesi dalle contrattazioni.

Dopo i crolli delle ultime settimane, il governo aveva messo in campo misure emergenziali, nello scorso fine settimana, per fermare le emorragie, introducendo una fondo da 19 miliardi di dollari per acquistare azioni sul mercato da parte dei 21 gruppi di brokeraggio del Paese, e il divieto di nuove Ipo, ma gli interventi dell'ultima ora erano serviti a poco, con Shanghai che aveva prodotto un rimbalzo lunedì scorso, segnando una crescita del 2,47%, prima del nuovo calo di martedì e del tonfo di mercoledì. "Il governo qualcosa ha fatto per tentare di stabilizzare il mercato, ma ha adottato misure di emergenza non perché il mercato sia crollato, ma perché ciò è accaduto in modo anomalo e repentino - ha affermato Michele Geraci, economista esperto di finanza e direttore del China Economic Research Program presso la Nottingham University Business School China - Non è mai successo in venti anni neanche a Wall Street". Lo stesso intervento del fine settimana, non è stato di grossa entità. "Non pensavo avvenisse così ufficialmente, invece è successo - commenta l'analista, che è anche direttore del Global Policy Institute China - E' un invito a stabilizzare i mercati piuttosto che un intervento pratico, perché l'ammontare di denaro di cui si parla è irrisorio rispetto ai volumi dei mercati che si trattano a Shanghai. E' un tentativo per frenare questa emorragia, obbligando alcuni fondi a comprare azioni. Il mercato è salito: oggi ha funzionato, ma questo aiutino del governo da 19 miliardi di dollari sono noccioline".

Le noccioline non sono bastate, e mercoledì si è verificato il crollo, con le borse che hanno aperto in ribasso dell'8% e hanno chiuso in calo del 6%, e con la metà dei titoli sospesi sulle piazze di Shanghai e di Shenzhen, alimentando i paragoni con la grande crisi di Wall Street del 1929. Il crollo è imputabile all'aumento nell'ultimo anno degli investitori privati, che nel mercato azionario vedevano ritorni maggiori rispetto ai depositi bancari e all'ampliamento del fenomeno del margin trading, che consiste nell'acquistare azioni con un prestito da parte delle società di brokeraggio. Il 22 maggio scorso, le azioni comprate utilizzando la leva finanziaria del margin trading aveva superato i duemila miliardi di yuan, arrivando a sfiorare quota trecento miliardi di euro. I listini segnavano i massimi dall'inizio della crisi finanziaria globale, mentre l'economia reale cinese, arretrava progressivamente, passando da un crescita del 7,4% nel quarto trimestre del 2014 a una crescita del 7% nei primi tre mesi di quest'anno. Sotto accusa fin dalle prime ore c'è l'ente di sorveglianza della borsa, la China Securities Regulatory Commission, diretta da Xiao Gang, economista tra i più rispettati in Cina, di cui però in molti, negli ambienti della finanza, già chiedono la testa. In un comunicato di mercoledì scorso, la commissione di vigilanza sul mercato azionario parla apertamente di "panico" tra gli investitori, ma la commissione sarebbe responsabile di avere tollerato pratiche "criminali" sul mercato e ieri ha ricevuto la visita di un gruppo di investigatori mandati dal Ministero della Pubblica Sicurezza, capeggiati dal vice ministro, Meng Qingfeng per fare luce su eventuali irregolarità da parte di quella che viene definita come la Consob cinese.

Il crollo dei mercati asiatici è "uno schiaffo al governo cinese", spiega Alberto Forchielli, presidente di Osservatorio Asia, secondo cui  "l'enfasi del governo di Pechino sul mercato forte è fondamentale per sostenere le nuove riforme che puntano sulla crescita dei consumi", ma chi ci ha rimesso dai crolli delle ultime settimane, sono stati i piccoli risparmiatori, "ovvero la classe media, cento milioni di persone che hanno investito i propri risparmi sul mercato azionario". La serie di crolli culminata mercoledì scorso non metterebbe, però, a repentaglio la tenuta del sistema. "Dobbiamo cominciare a preoccuparci della tenuta del sistema bancario se la discesa è superiore al 50%: oggi siamo intorno al 30-35%, quindi il problema di solidità finanziaria non si pone. La grande incognita è in che misura l'effetto povertà indotto dalle perdite in Borsa possa ripercuotersi sul calo dei consumi cinesi". Sempre nella giornata di mercoledì si manifestano i primi timori di contagio anche sulle altre piazze asiatiche, che già risentono della crisi della Grecia. Due giorni fa, Tokyo chiudeva in calo del 3,14%, Seul dell'1,18. Sydney segnava un -2,01%, mentre Taipei cedeva in chiusura il 2,96%. "Bisogna, però, distinguere le Borse di Shanghai e di Shenzhen da quella di Hong Kong - commenta ancora Forchielli - In Cina il 90% dei soldi investiti sono cinesi e non subiscono le dinamiche greche. Invece la piazza di Hong Kong risente della crisi greca, così come ne risente Tokyo".

La dinamica della crisi di questi giorni , non è diversa da quella che ha colpito due anni fa la finanza cinese. In quel caso, sotto osservazione erano i wealth management products (wmp), fondi comuni che investivano nel mercato immobiliare, che quando era abbastanza forte prometteva profitti maggiori dei depositi bancari. Nel momento in cui il mercato immobiliare si è indebolito e i prezzi delle case sono scesi, le banche hanno dovuto creare nuove forme di investimento, individuando nel mercato delle azioni l'alternativa al mercato immobiliare. A completare il quadro, è poi proprio la pratica del margin trading. "Con l'utilizzo di questa leva finanziaria, la spinta al rialzo è superiore all'ammontare dei depositi dei correntisti - spiega Geraci - Il risultato è che il mercato saliva sempre più velocemente e sempre più alto, ma nel frattempo l'economia cinese rallentava". I tagli ai tassi di interesse, cominciati a novembre scorso, che hanno come effetto secondario la spinta dl rezzo delle azioni verso l'alto, hanno poi fatto il resto, aumentando il numero dei piccoli investitori. Le successive manovre di allentamento delle linee monetarie hanno solo peggiorato la situazione. "Un ulteriore flusso di capitali ha aumentato la bolla. Il governo ha poi effettuato due ulteriori tagli ai tassi di interesse a febbraio e a maggio, continuando ad alimentare questo circolo vizioso che ha portato al crollo del 12 giugno scorso".

Intanto, per arginare i danni e prevenire il rischio di una crisi sistemica, la banca centrale, People's Bank of China, ha iniettato liquidità nel sistema finanziario: l'ultima volta, ieri - la quinta dal 25 giugno scorso - attraverso il meccanismo delle repo a sette giorni, ovvero l'acquisto di azioni per poi rivenderle a un prezzo più alto alla data prefissata, per 35 miliardi di yuan, pari a 5,7 miliardi di dollari. Contemporaneamente, il governo ha dato lo stop alla vendita di azioni da parte dei gruppi quotati per i prossimi sei mesi e, al contrario, ha chiesto alle aziende quotate di comprare i loro titoli, misure che hanno funzionato, negli ultimi due giorni, rasserenando in parte il clima degli investitori. "Il governo, per arginare il crollo dei mercati, ha adottato un pacchetto di misure che prevede il rilassamento dei margini, una mossa che ha avuto efficacia -commenta oggi Geraci - Oggi la Borsa di Shanghai chiude in rialzo del 5,54%, dopo la giornata positiva di ieri, che l'ha vista salire del 5,7%. Ma questo intervento non rappresenta una reale soluzione perché di fatto trasferisce il rischio dal risparmiatore agli intermediari, modificando i meccanismi del margin trading e obbligando le società intermediarie ad accettare un rapporto più elevato. Per questo motivo ho sempre escluso che da parte delle autorità potesse esserci una manovra di questo tipo, che invece c'è stata, e continuo a essere scettico sull'effetto positivo della medesima sul medio-lungo termine. Quale sarà la prossima mossa del governo in questa corsa al risanamento? Si arriverà al bailout delle società di intermediazione?". Il futuro, intanto, rimane incerto sulle piazze cinesi, anche se c'è già chi si aspetta, come gli analisti di Ing, un nuovo taglio ai tassi di interesse e un ulteriore allentamento ai requisiti di riserva obbligatori delle banche. Il crollo delle piazze di Shanghai e di Shenzhen, per i più pessimisti, mette però alla prova le politiche del governo stesso, che alla fine del 2013, prometteva un ruolo chiave del mercato nell'economia cinese.

 


10 LUGLIO 2015

 

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