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Cina: nuovo prime-rate
su prestiti bancari

Cina: nuovo prime-rate <br />su prestiti bancari


di Eugenio Buzzetti


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Pechino, 25 ott. - La Cina introduce un nuovo tasso di prestito benchmark che permetterà a nove tra i maggiori istituti bancari cinesi di offrire un tasso speciale ai loro migliori clienti per "promuovere ulteriormente la liberalizzazione dei tassi di interesse" e introdurre maggiore trasparenza in quello che definisce in un comunicato come un "irrazionale meccanismo di fissaggio dei prezzi". Ogni giorno le banche stenderanno un rapporto in cui indicheranno il tasso odierno e per calcolare lo LPR giornaliero (Loan Prime Rate) verrà fatta una media sottraendo dal calcolo il valore più alto e quello più basso. Il risultato costituirà il tasso di prestito di quel giorno in Cina. Nella fase iniziale, scrive l'agenzia di stampa Xinhua, la banca centrale renderà pubblico solo il tasso LPR a un anno. Quello fissato nella giornata di oggi è pari al 5,71%.

 

Con la nuova riforma verrebbero a crearsi tre diversi benchmark contemporaneamente: lo Shibor (Shanghai interbank offered rate) che regola il prestito interbancario; il benchmark ritenuto appropriato dalla banca centrale, e lo LPR che potrebbe essere usato come unità di misura per i prestiti anche per tutti gli altri clienti. Oltre alle quattro banche più importanti (Industrial & Commercial Bank of China, Bank of China, China Construction Bank e Agricultural Bank of China) nell'esperimento saranno coinvolti anche cinque banche commerciali: CITIC, Bank of Communications, la Shanghai Pudong Development Bank, Industrial Bank e China Merchants Bank.

 

A luglio scorso, la banca centrale aveva per la prima volta liberalizzato i tassi di interesse permettendo alle banche di concedere prestiti seguendo principi commerciali. L'introduzione del nuovo benchmark, secondo i primi commentatori potrebbe anche non andare nella direzione di un'ulteriore liberalizzazione, qualora servisse a favorire le imprese di Stato, ovvero i migliori clienti, rispetto ai privati. E in ultima analisi, avrebbe come effetto, scriveva il Financial Times di oggi, quello di addomesticare il mercato, più che di liberalizzarlo. Ad accogliere positivamente la nuova misura è stato tra i primi, Xu Gao, chief economist di Everbright Securities a Pechino che ai microfoni dell'agenzia Bloomberg ha definito quella di oggi una "una mossa positiva nella liberalizzazione dei tassi" e lo LPR uno strumento utile ad analisti ed economisti per determinare l'andamento del credito. Tra i più pessimisti, invece, un trader del mercato interbancario citato dal quotidiano della City che vede nel nuovo benchmark un "cartello".

 

Il settore bancario cinese è spesso oggetto di critiche da parte degli annalisti per la necessità di una riforma. In un editoriale sulla situazione delle banche cinesi, gravate da grandi quantità di prestiti a rischio dopo la forte espansione del credito che si è verificata in Cina negli scorsi anni. Il settimanale The Economist indicava quattro "vizi di forma" delle banche cinesi, che a poche settimane dal terzo plenum potrebbero rappresentare una sorta di mini-guida per le riforme al sistema del credito che Pechino intende varare. Il primo passo dovrebbe essere la graduale liberalizzazione dei tassi di deposito che significherebbe l'apertura a un regime concorrenziale tra i vari istituti di credito. Il secondo dovrebbe essere quello di superare il sistema bancario, che in Cina domina il panorama del credito permettendo ai gruppi non bancari e ai mercati finanziari di entrare in competizione. Il terzo punto, e forse il più difficile da raggiungere, è quello di separare i circuiti bancari dal capitalismo di Stato gestito spesso da gruppi di potere con forti legami ai piani alti della politica, passando quindi a una privatizzazione che coinvolga anche i quattro grandi istituti di credito. Infine, il settore dovrebbe aprirsi alla concorrenza sia interna che estera.


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