Energia

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Storico accordo
Cina-Russia su gas

Storico accordo <br />Cina-Russia su gas


di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 21 mag. - Vale 400 miliardi di dollari l'accordo tra i due giganti degli idrocarburi China National Petroleum Corporation e Gazprom, che porterà 38 miliardi di metri cubi di gas russo in Cina a partire dal 2018. Lo ha rivelato ai microfoni dell'agenzia di stampa russa Itar-Tass, il CEO di Gazprom, Alexei Miller. il contratto è stato firmato oggi a Shanghai, dove è in corso una riunione sulla sicurezza regionale, alla presenza dei presidenti cinese e russo, Xi Jinping e Vladimir Putin.

 

La firma arriva dopo oltre dieci anni di trattative, e dopo l'accordo quadro del 2009 tra i due gruppi energetici, seguito nel settembre dell'anno successivo da accordi più precisi tra i due gruppi. Del marzo 2013 è invece la firma del memorandum d'intesa sul progetto della pipeline orientale che convoglierà il gas russo a Pechino. Gli ultimi mesi sono stati particolarmente prolifici di dichiarazioni riguardo all'accordo. Il 28 marzo scorso i capi dei due gruppi, Zhou Jiping per CNPC e Alexei Miler per Gazprom si erano incontrati a Pechino, dove in un comunicato congiunto avevano affermato di avere trovato il consenso su "molti punti chiave" del maxi-accordo.

 

Negli ultimi giorni si era sbilanciata anche la politica russa. Lunedì scorso, ai microfoni dell'agenzia Xinhua, Putin aveva affermato che l'accordo era ormai giunto alla fase finale. Il vice ministro per l'energia russo, Anatoly Yanovsky aveva dichiarato settimana scorsa che l'accordo era pronto al 98%. Miller aveva confermato poi la presenza dell'ultimo scoglio, una cifra nel prezzo finale delle forniture, che è stata superata nelle ultime ore, quando si è giunti alla firma finale.

 

"38 miliardi di metri cubi sono solo l'inizio - ha spiegato ai microfoni dell'agenzia Itar-Tass Alexei Miler - siamo d'accordo con i partner cinesi che presto arriveremo all'accordo sulla rotta orientale e cominceremo i colloqui su quella occidentale". Le aspettative di Gazprom erano quelle di un prezzo di partenza pari a 400 dollari per mille metri cubi di gas alla Cina, mentre la Cina non voleva scostarsi da una cifra compresa tra i 350 e i 360 dollari.


21 maggio 2014

 

PRIMO GIORNO DI PUTIN, SLITTA L'ACCORDO SUL GAS


Pechino, 20 mag. - Cooperazione e impegno ad aumentare gli scambi bilaterali, portandoli a cento miliardi di dollari entro la fine del 2015. Sono stati questi i temi principali del primo giorno di visita ufficiale in Cina di Vladimir Putin. Non è ancora arrivato, invece, l'annuncio della firma per il maxi -accordo sulle forniture russe di gas alla Cina, attesa da oltre dieci anni. Protagonisti dell'accordo sono i due gignati degli idrocarburi, la cinese China National Petroleum Corporation (CNPC) e la russa Gazprom, che a partire dal 2018 dovrebbe rifornire la Cina di 38 miliardi di metri cubi all'anno di gas per un periodo di trenta anni.

Putin è atterrato questa mattina a Shanghai per prendere parte a un summit sulla sicurezza asiatica - la Conference on Interaction and Confidence Building Measures in Asia, o CICA -  che si tiene nell'hub finanziario della Cina, ed è stato a colloquio con il presidente cinese, Xi Jinping, che ha incontrato per la prima volta in Cina dall'insediamento dello stesso Xi, nel marzo dello scorso anno. Con Xi, Putin cui ha discusso dei legami tra i due Paesi, entrambi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e della volontà manifestata da Putin di portare il volume degli scambi a cento miliardi di dollari entro la fine del prossimo anno, dai poco meno di novanta attuali. La Cina, che è il primo partner commerciale di Mosca, prevede di raddoppiare questa cifra entro il 2020.

I due presidenti hanno poi fatto da testimoni alla firma di "una serie di importanti accordi di cooperazione bilaterale" scriveva oggi l'agenzia Xinhua, senza scendere nel dettaglio. Oltre alla forniture energetiche, i più importanti progetti congiunti che Mosca e Pechino intendono sviluppare nei prossimi anni, riguardano i campi del turismo, delle infrastrutture e della logistica. Nello specifico, ricordava oggi il quotidiano China Daily, l'accordo sulle infrastrutture prevede la realizzazione del primo ponte tra Russia e Cina, che attraverserà la Siberia orientale per arrivare nella provincia nord-orientale cinese dello Heilongjiang, e fungerà da corridoio per le esportazioni; l'accordo sul turismo, invece, è indirizzato soprattutto alla costruzione di infrastrutture per i più anziani in entrambi i Paesi; l'accordo sulla logistica vede al centro gli investimenti nella divisione cinese del provider Global Logistic Properties.

Non sono bastate, invece, le dichiarazioni ufficiali degli alti funzionari russi delle scorse settimane per arrivare all'accordo tra CNPC e Gazprom che doveva contrassegnare il primo viaggio di Putin in Cina da quando Xi Jinping è diventato presidente. Secondo quanto dichiarato negli scorsi giorni dallo stesso Alexei Miller, CEO di Gazprom, all'intesa finale manca solo una cifra al prezzo delle forniture, il vero scoglio da superare prima della firma. Il contratto sarebbe definito al 98%, aveva dichiarato settimana scorsa il vice ministro russo per l'Energia, Anatoly Yanovsky, ma proprio oggi il CEO di Gazprom, in un comunicato, ha spiegato che Cina e Russia continuano nelle trattative "senza interruzioni" e che il contratto verrà firmato "sulla base del beneficio reciproco". Più fiducioso sull'esito delle trattative è il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, che ai giornalisti presenti a Shanghai ha spiegato che sono stati raggiunti "progressi sostanziali", nonostante le divergenze sul prezzo finale delle forniture. L'ultima cifra, circolata oggi sulla stampa russa da fonti vicine al Cremlino, parla di 456 miliardi di dollari. Intanto, dopo nove giorni di rialzi consecutivi in Borsa sulle voci dell'avvicinarsi dell'accordo, oggi il titolo Gazprom ha perso l'1,43%. La firma dell'accordo significherebbe uno dei punti più alti della strategia del pivot a est della Russia, che punta a diversificare le esportazioni di gas e a riposizionarsi sui mercati dell'Asia orientale, sempre più importanti nello scacchiere energetico globale.

Xi e Putin hanno poi parlato anche della crisi in Ucraina. I due presidenti hanno espresso "grave preoccupazione" per la crisi in corso nel Paese e hanno firmato un accordo per invitare alla moderazione ed evitare l'escalation del conflitto. Le risoluzioni politiche delle tensioni internazionali sono state al centro anche del colloquio tra il presidente cinese Xi Jinping e il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Cina e Russia sono, per motivi diversi, sotto i riflettori internazionali: la Russia, già sottoposta a una raffica di sanzioni dall'Unione Europea, per il ruolo nella crisi in Ucraina, e la Cina per le dispute di sovranità territoriale nei mari che la bagnano, sia con alcuni Paesi del sud-est asiatico - in particolare Vietnam e Filippine - che con il Giappone per le Senkaku/Diaoyu, che sorgono a nord di Taiwan. A sancire ulteriormente i rapporti tra Cina e Russia, ci saranno poi, a fine mese le esercitazioni navali congiunte, appuntamento annuale, che si terranno proprio nel Mare Cinese Orientale, secondo quanto annunciato il 30 aprile scorso dal Ministero della Difesa cinese, ma che non avranno come target le isole contese con Tokyo.

Il rapporto con la Russia riveste una grande importanza per Xi Jinping, che aveva scelto Mosca, a marzo dello scorso anno, come destinazione di una visita ufficiale da presidente cinese, a pochi giorni dall'insediamento. In quell'occasione Pechino e Mosca avevano firmato l'accordo per una maxi-fornitura di greggio pari a 600mila barili al giorno per 25 anni, per un valore complessivo di 270 miliardi di dollari, con la possibilità di arrivare fino a 900mila barili al giorno durante la durata del contratto.

 

20 maggio 2014

 

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