Energia

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Putin in Cina,
verso l'accordo sul gas

Putin in Cina, <br />verso l accordo sul gas


di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 20 mag. - E' arrivato questa mattina a Shanghai il presidente russo Vladimir Putin per firmare l'accordo atteso da oltre dieci anni tra i due giganti degli idrocarburi, la cinese China National Petroleum Corporation, e la russa Gazprom. Putin si trova ora a colloquio con il presidente cinese Xi Jinping, in vista del quarto summit della Cica, la Conference on Interaction e Confidence Building in Asia, che si tiene nell'hub finanziario della Cina, ma tutti i riflettori sono puntati sull'accordo Cnpc-Gazprom. Le ultime indiscrezioni diffuse da media russi vicini al Cremlino, parlano di 456 miliardi di dollari che Pechino sarebbe disposta a pagare per la trentennale fornitura di 38 miliardi di dimetri cubi di gas all'anno a partire dal 2018. Circa 22 miliardi di dollari è la cifra che Gazprom prevede di spendere nei prossimi anni per la realizzazione della condotta orientale che porterà il gas a Pechino.

Considerato da più parti come l'accordo del secolo, il contratto che verrà firmato nelle prossime ore sarà il punto più alto della strategia russa del pivot a oriente, che prevede il riposizionamento di Mosca sulla scacchiere energetico globale. Mentre la Cina guarda a ovest per l'approvvigionamento energetico, la Russia sta spostando il proprio interesse dall'Europa, dove la domanda è in calo a causa delle ripercussioni della crisi economica, verso i mercati dell'Asia orientale, che dal 2040 saranno responsabili del 50% del consumo energetico globale. La quota di gas che verrà importata dal 2018, secondo le ultime stime di Nomura, costituisce attualmente circa un quarto dell'intero consumo nazionale ai ritmi attuali.

Tra le indiscrezioni dell'ultima ora comparse sulla stampa russa, per convincere Cnpc alla firma del contratto, Gazprom avrebbe offerto anche una partecipazione al progetto di sviluppo di gas naturale liquefatto di Vladivostok, uno dei maggiori poli della Siberia orientale. Secondo quanto scrive oggi il quotidiano Vedomosti, i gruppi cinesi dell'energia diventerebbero partner di Gazprom nella realizzazione dell'impianto, con una partecipazione fino al 49% del progetto. La visita di Putin arriva in un momento di intensi rapporti tra Pechino e Mosca e, come ricordato più volte dagli alti funzionari di entrambi i Paesi, contrassegnati da una forte intesa. La Cina si era astenuta sull'illegittimità del referendum crimeo di annessione alla Russia in sede di Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nei mesi scorsi, unico dei cinque Paesi membri, a parte la stessa Russia, a non votare a favore. Il contratto tra Cnpc e Gazprom avrebbe anche un altro risultato, sul versante geopolitico: con la firma dell'accordo sulla maxi-fornitura, Mosca mostrerebbe all'Occidente di non essere toccata dalle raffiche di sanzioni imposte alla Russia dopo il risultato del referendum per l'indipendenza dell'est Ucraina delle scorse settimane, non riconosciuto dall'Unione Europea.

UCRAINA, RUSSIA E CINA CONTRO INTERFERENZE ESTERNE

Intanto da Shanghai arrivano le prime dichiarazioni congiunte sulla crisi in Crimea, alro punto in agenda. Russia e Cina intendono fare fronte comune contro i tentativi di interferire negli affari interni di altri Stati e hanno lanciato un appello affinché sulla crisi ucraina si abbandoni "il linguaggio delle sanzioni unilaterali" e si fermi il "finanziamento e l'incoraggiamento" di ogni misura volta a cambiare il sistema costituzionale di un Paese. Lo si legge nel documento congiunto, firmato dal presidente russo Vladimir Putin e dall'omologo cinese Xi Jinping, al termine del loro incontro a Shanghai. I due leader - che nel quadro della visita firmeranno una serie di accordi e intese in diversi settori della cooperazione bilaterale - hanno discusso della crisi in Ucraina, dove domenica sono previste le elezioni presidenziali. "Le parti hanno espresso profonda preoccupazione per il proseguimento della crisi politica" nel Paese si legge nel testo, in cui - tra le altre cose - si fa appello alla "descalation del conflitto" e a una "soluzione pacifica dei problemi", attraverso un "ampio dialogo nazionale" che includa tutte le regioni e i gruppi politici.

 

20 maggio 2014

 

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