Energia

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Cnooc punta all'Artico,
prima licenza in Islanda

Cnooc punta all Artico, <br />prima licenza in Islanda


di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 6 mar. - Il gigante cinese del greggio offshore, CNOOC, è il primo gruppo petrolifero statale a ottenere la licenza per le esplorazioni di greggio nell'Artico. La licenza, secondo quanto dichiarato al quotidiano China Daily dalla società cinese attiva nel settore delle esplorazioni offshore, è arrivata il 24 gennaio scorso dall'ente islandese per l'Energia, Orkustofnun. CNOOC opera nei giacimenti del polo nord assieme a due gruppi, Eykon Energy e Petoro Iceland AS. Nella joint-venture, i cinesi detengono una quota di maggioranza del 60%. Il valore dell'operazione è più simbolico che reale, al momento, e secondo gli esperti non avrà un impatto significativo nel breve termine sulle scorte di gas e petrolio del Paese, ma potrebbe avere positive ricadute sulle tecnologie per le esplorazioni offshore.

 

Oltre a rappresentare una novità per i gruppi cinesi, il progetto non è privo di rischi, ha spiegato al quotidiano cinese Guo Haitao, docente della School of Business Administration dell'Università del Petrolio cinese. Secondo gli ultimi calcoli effettuati da un altro gigante del greggio cinese, CNPC, nell'Artico c'è greggio per 400 miliardi di barili. Molto più prudente, invece, la stima operata dallo US Geological Survey, anche se l'entità delle risorse presenti sotto i ghiacci polari rimane estremamente appetibile: circa il 13% del greggio mondiale, pari a 160 miliardi di barili. Tra i maggiori problemi nello sviluppo di queste risorse, l'analista cinese cita gli alti costi operativi e il lungo periodo di attesa prima di rientrare dall'investimento, senza contare il costo delle attrezzature, che dovranno essere adatte alle basse temperature dell'area.

 

La Cina fa parte dal 2013 del gruppo di Paesi osservatori del Consiglio Artico. Con il riscaldamento globale e il progressivo scioglimento dei ghiacci polari, l'artico rappresenta un obiettivo per molti Paesi, sia per le nuove rotte di navigazione che si potrebbero creare, che per le riserve energetiche nelle acque profonde contenute nella regione. Da tempo le potenze come la Cina stanno pensando allo sviluppo di queste aree e stanno raggiungendo accordi per le esplorazioni congiunte con i Paesi che detengono zone economiche esclusive al polo, come l'Islanda o la Norvegia, con cui la Cina ha riammorbidito i rapporti dopo il Nobel per la Pace conferito al dissidente Liu Xiaobo nel 2010. L'obiettivo duplice è quello di diversificare le fonti di approvvigionamento e aumentare il livello di energy security all'interno.

 

Lo scioglimento dei ghiacci polari rappresenta un affare che Pechino vuole approfondire prima di avventurarcisi. A dicembre scorso, a Shanghai è stato inaugurato il China-Nordic Arctic Research center, proprio per studiare le possibilità che si nascondono sulla sommità del pianeta. Le ricerche verranno condotte con la collaborazione di tutti i Paesi del nord Europa. CNOOC rappresenta la punta avanzata di questa fase di studio dell'artico, con due accordi di esplorazione congiunta assieme a Islanda e Scozia. Altro accordo importante in questo campo, è quello raggiunto tra il maggiore gruppo cinese del greggio, CNPC, e il gigante russo degli idrocarburi, Rosneft. La produzione di CNOOC, lo scorso anno, è stata di 412 milioni di barili, 69 milioni dei quali provenienti dall'acquisizione della canadese Nexen, avvenuta nel febbraio dello scorso anno. Il gigante del greggio cinese offshore prevede per il 2014 una produzione compresa tra i 422 e i 435 milioni di barili.

 

06 marzo 2014

 

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