Economia

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SHANGHAI, AL VIA ZONA DI LIBERO SCAMBIO

SHANGHAI, AL VIA ZONA DI LIBERO SCAMBIO


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 5 lug. - Il governo cinese ha dato il via libera alla zona di libero scambio di Shanghai che ha tra i suoi obiettivi anche quello di accelerare il processo di libera convertibilità dello yuan. L'area su cui sorgerà il nuovo polo, secondo il China Daily che per primo riporta la notizia, sarà di 28 chilometri quadrati, e i lavori di costruzione verranno ultimati nei prossimi dieci anni. Nella nuova area saranno incluse le zone economiche speciali già esistenti di Waigaoqiao, Yanshan e Pudong. Sono inoltre previsti vantaggi fiscali per le aziende che avranno lì la loro sede. L'annuncio del via libera alla realizzazione del progetto era atteso già dall'inizio di giugno, ma solo pochi dettagli erano trapelati.

 

La convertibilità dello yuan è uno degli obiettivi della classe dirigente cinese, che vuole rendere la propria divisa più usata sul commercio internazionale. L'internazionalizzazione dello yuan era stata annunciata già nel 2009 dal governatore della Banca Centrale, Zhou Xiaochuan, ma ancora al 2010 solo il 2% del commercio cinese era transato in yuan, contro l'11% del primo semestre 2012. Il progetto è stato fortemente voluto dalla città di Shanghai, hub finanziario del Dragone, preoccupata di rimanere indietro rispetto a Hong Kong e Taipei, entrambe piazze offshore dello yuan: nella capitale di Taiwan la scorsa settimana è stata inaugurata la prima filiale della Agricultural Bank of China.

 

"I dettagli della zona di libero scambio non sono ancora stati resi pubblici -afferma il direttore della Shanghai Free Trade Zones Administration, Jian Danian al China Daily- seguiremo le linee guida delle autorità centrali e municipali per costruire una nuova piattaforma per il libero commercio". C'è chi come Qu Hongbin, analista di HSBC, vede il nuovo polo di libero scambio come un tentativo per un avanzamento dell'economia in Cina: Il governo mantiene ancora un forte controllo sul flusso di capitali, sugli investimenti cross-border e sui tassi di interesse: nella nuova area di libero scambio, secondo le prime voci, le attività di import-export dovrebbe avvenire senza l'approvazione delle dogane e molti vincoli nella conversione delle valute straniere con lo yuan dovrebbero essere rimossi.

 

L'esperimento che più si avvicina alla zona economica speciale di Shanghai è quello di Qianhai, vicino a Shenzhen e di fronte a Hong Kong, vero e proprio progetto pilota per l'internazionalizzazione della valuta cinese. Qianhai, sotto l'amministrazione della Banca Centrale, permette alle banche di Hong Kong di offrire prestiti in yuan alle società cinesi presenti all'interno della zona economica speciale.

 

L'internazionalizzazione dello yuan è cominciata nel 2005, quando il governo cinese ha permesso alla sua valuta di entrare in un paniere di monete, tra cui il dollaro. L'obiettivo del governo cinese è quello di arrivare alla convertibilità dello yuan in conto capitale entro cinque anni. I vantaggi di una piena o libera convertibilità dello yuan per la Cina sono già evidenti: nel 2010 lo yuan era al trentacinquesimo posto tra le valute più utilizzate al mondo; solo due anni dopo era salito al quattordicesimo, con la previsione di raggiungere il terzo posto nei prossimi anni. L'eventualità di una convertibilità dello yuan è un'occasione anche per i Paesi occidentali: da anni Londra sta cercando di diventare la piazza europea di riferimento per la valuta cinese. E intanto Pechino ha già firmato accordi swap con Australia, Giappone, Malaysia, Brasile e Nuova Zelanda. Tutti passi in avanti per portare lo yuan, nei prossimi anni, a diventare un rivale globale del dollaro.

 

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