Economia

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SHANGHAI RIMUOVE OBIETTIVO DI CRESCITA PER IL 2015

SHANGHAI RIMUOVE OBIETTIVO DI CRESCITA PER IL 2015


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 26 gen. - Shanghai è la prima grande città cinese a cancellare gli obiettivi di crescita dal rapporto annuale di lavoro. La decisione ufficiale avrà lo scopo di puntare su una crescita basata sulla qualità e sull'efficenza, ha spiegato il sindaco della metropoli, Yang Xiong, che ha parlato di "mantenere una crescita sostenuta" per il 2015. L'attenzione sarà incentrata sulla promozione dell'area di libero scambio e sul processo di internazionalizzazione del Renminbi, la valuta cinese. Secondo gli analisti cinesi, l'esempio di Shanghai potrebbe essere seguito anche da altre amministrazioni locali - sia a livello provinciale che a livello municipale - che nei prossimi anni potrebbero decidere di eliminare l'obiettivo di crescita.

Già dallo scorso anno, la Cina ha mostrato una maggiore flessibilità rispetto al passato nel fissare i target di crescita a livello centrale. Li Keqiang aveva parlato, l'anno scorso, di una crescita "intorno al 7,5%" per il 2014, fissata poi poco al di sotto della soglia, al 7,4%, mostrando una maggiore attenzione a fattori come la protezione ambientale e la creazione di posti di lavoro per assorbire soprattutto la domanda dei giovani che escono dalle università cinesi. La flessibilità nello stabilire gli obiettivi è stata al centro anche degli interventi, settimana scorsa, dello stesso primo ministro, Li Keqiang, e del governatore della banca centrale, la People's Bank of China, Zhou Xiaochuan, e dei commenti di entrambi sul rallentamento cinese al World Economic Forum di Davos. Zhou si è dichiarato disposto a sacrificare un prodotto interno lordo elevato per una crescita più stabile e sostenibile.

Prima ancora, era stato il presidente cinese Xi Jinping a criticare il risultato del pil come unità di misura principale per stabilire promozioni ed eventuali retrocessioni dei funzionari. "Semplicemente, non possiamo più utilizzare i tassi di crescita del pil per decidere chi sono gli eroi" del partito, aveva affermato il presidente, criticando che l'eccessiva attenzione per il dato numerico aveva contribuito a trascurare altri fattori, come l'inquinamento, che oggi pesano sul bilancio della Cina. Secondo recenti calcoli operati dal think-tank statunitense Rand Corporation, il costo annuo della lotta all'inquinamento cinese è di 160 miliardi di dollari, una cifra enorme, ma di molto inferiore ai costi dell'inquinamento atmosferico, stimati in 535 miliardi di dollari.

Prima della metropoli a statuto provinciale, già settanta centri minori della Cina avevano deciso di cancellare dai propri rapporti le stime di crescita per l'anno in corso. La decisione di Shanghai costituisce per alcuni analisti cinesi un segnale del cambiamento di paradigma economico del Paese. "Shanghai ha una predominante industria dei servizi - ha spiegato al Global Times Xu Hongcai, analista del China Center for International Economic Exchanges - Questo significa che non è probabile raggiungere un tasso di crescita simile a quello dei vecchi tempi, quando notevoli investimenti nei settori dell'industria pesante spingevano la crescita al rialzo". A livello centrale, è attesa per il marzo prossimo, quando si riunirà l'Assemblea Nazionale del Popolo, una riduzione dell'obiettivo di crescita per il 2015, dopo il mancato raggiungimento dell'obiettivo pieno dello scorso anno, quando la Cina è cresciuta del 7,4%, al ritmo di incremento più basso dal 1990.


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