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Rinnovabili, sempre più
presenti Pmi italiane

Rinnovabili, sempre più<br />presenti Pmi italiane


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 17 lug. - Il settore del trattamento dei rifiuti e dello sviluppo di energia da biomassa in Cina è sempre più interessante anche per le piccole e medie aziende italiane che operano nel settore e che in questi anni stanno concludendo importanti accordi con i partner cinesi. Uno degli ultimi in questo senso è stato ufficializzato il mese scorso, durante la visita in Cina del presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, e riguarda il gruppo Kinexia, attivo nelle rinnovabili e nella protezione ambientale, che ha stretto un accordo da 22,2 milioni di dollari per il trattamento dei rifiuti e dei reflui industriali nell'area di Yuyao, nella Cina orientale, e un altro del valore di 18,5 milioni di dollari che prevede la realizzazione e la gestione di impianti di produzione di energia derivanti da sistemi di recupero energetico di fanghi industriali.

 

Il governo cinese ha varato la scorsa settimana un programma di sostegno alle industrie che operano nel campo delle biomasse. Entro il 2015, saranno 120 i progetti di sviluppo di energia da biomassa in funzione anti-inquinamento che saranno realizzati in Cina, secondo un progetto pilota del valore di cinque miliardi di yuan (595,4 milioni di euro) sviluppato congiuntamente dal Ministero della Protezione Ambientale e dalla National Energy Administration, l'authority cinese del settore energetico. L'interesse del governo verso questa forma di energia è giustificato sia dalla guerra all'inquinamento che dalla necessità di un piano di risparmio energetico: il progetto permetterebbe di sviluppare la stessa energia prodotta da 1,2 milioni di tonnellate di carbone e di ridurre le emissioni inquinanti di più di cinque milioni di tonnellate, spiega il documento del governo, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili.

 

"Le aziende italiane hanno grandissime capacità nello sviluppo di energia da biomasse e da tecnologie rinnovabili, ma non devono avere paura del mercato cinese - spiega Gianluca Ghiara, general manager di Geapower, azienda attiva nel trattamento dell'energia da biomassa e fonti rinnovabili con sede a Pechino - le opportunità ci sono e sono reali, se il progetto funziona. La Cina è destinata a diventare la prima economia al mondo, e quindi è importante tirare fuori la nostra imprenditorialità: non abbiamo niente di meno degli altri, ma non dobbiamo avere paura di investire qui".

 

Lo sviluppo di questa fascia di business è ancora basso, nonostante le aperture del governo negli ultimi anni sia in termini di progetti di tecnologia ambientale che di presenza delle piccole e medie imprese. "Rispetto alle potenzialità del mercato siamo ancora in una fase embrionale - continua Ghiara - Si può fare molto nel settore del trattamento dei rifiuti solidi urbani. Per permettere non solo alle aziende straniere, ma anche alle stesse aziende cinesi di entrare in questo mercato il punto è non considerarli progetti ambientali ma di business, perché gli investimenti dello Stato sono sufficienti per fare funzionare la centrale, ma non attirano l'attenzione dell'imprenditore cinese".

 

Ad aiutare la presenza delle imprese italiane in questo segmento di business sta intervenendo in questi ultimi anni un diverso approccio nella concezione del settore in Cina. Anche le ultime analisi registrano un positivo cambio di passo in questo senso: lo scorso anno, la quota di combustibili non fossili nel paniere energetico cinese è aumentata di più del 50% su base annua, arrivando a un totale del 9,6%, secondo i dati pubblicati da British Petroleum. "Esiste già una mentalità che non vede nelle piccole e medie aziende una realtà da evitare, ma piuttosto una risorsa, per la loro dinamicità. E questo è un fattore che viene visto in maniera positiva - conclude Ghiara - Parlando con i responsabili dei gruppi cinesi, vengono spesso citati i grandi nomi come ABB e Siemens, ma già oggi si intravvede un cambio di impostazione: c'è curiosità nel vedere cosa possono offrire le piccole e medie imprese straniere. Quello che serve è cercare di creare un maggiore dialogo tra queste due parti, sul quale è importante lavorare".

 

17 luglio 2014

 

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