Economia

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Rallenta crescita Pil,
+7,5% secondo trimestre 

Rallenta crescita Pil, <br />+7,5% secondo trimestre 


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 15 lug. - E' del 7,5% la crescita del Pil cinese nel secondo trimestre del 2013, come largamente previsto dagli analisti che avevano notato il rallentamento della crescita cinese negli ultimi mesi. Sommato al dato del primo trimestre (+7,7%) la crescita per la prima metà dell'anno è del 7,6%, a 24800 miliardi di yuan. I segnali di una frenata erano già presenti nei dati mensili del settore manifatturiero, che negli ultimi due mesi aveva smesso di trainare la crescita con prospettive sempre più al ribasso, e nelle esportazioni in calo di oltre 3% a giugno, quando era atteso, invece, un rialzo del 4%. Si tratta del primo calo in 17 mesi. In aumento invece, l'inflazione, che a giugno era del 2,7%, in aumento oltre mezzo punto rispetto a maggio, ma ancoranti limiti del tetto fissato dal governo, nel 3,5%.

 

E parlando di prospettive, non sono solo i freddi numeri a pesare, ma anche le parole, soprattutto se pronunciate da un alto funzionario. E' il caso del ministro delle Finanze, Lou Jiwei, che venerdì scorso si era lasciato scappare un commento sul dato finale della crescita per il 2013: il 7% non sarebbe un problema, aveva detto durante una conferenza stampa, ridimensionando quindi le prospettive del governo. Da qui ne è nato un piccolo giallo, come racconta il Financial Times, con la Xinhua che il giorno dopo ha riportato la notizia dell'evento aggiungendo che non ci sarebbero stati dubbi sul fatto che il 7,5% di crescita entro fine anno fosse un obiettivo realizzabile.

 

Il risultato del secondo trimestre si inserisce in un trend negativo che ha visto la Cina arretrare in nove degli ultimi dieci trimestri consecutivi. Sul dato finale pesa il calo della domanda estera, soprattutto da Stati Uniti e Unione Europea, i mercati di riferimento del Dragone. L'arretramento dei primi mesi non sembra preoccupare gli economisti dell'Ufficio Nazionale di Statistica che ritiene "stabile" la crescita del periodo aprile-giugno. Tra gli altri dati resi noti oggi, c'è quello della produzione industriale, che è al 9,3% nei primi sei mesi dell'anno, mentre la crescita della spesa (sia pubblica che privata) per le infrastrutture è del 20,1% nel secondo trimestre, in lieve calo rispetto ai primi tre mesi dell'anno (-0,8%). In crescita anche le vendite al dettaglio, al 12,7% nel secondo trimestre, segnando un aumento dello 0,3% rispetto ai primi tre mesi dell'anno.

 

Nelle alte sfere della politica cinese c'è da tempo la consapevolezza che la Cina debba cambiare modello economico e passare da un'economia fondata su esportazioni e investimenti a una trainata dai consumi interni. Per farlo occorrono quelle riforme che la classe dirigente vuole mettere in atto e di cui la stampa parla da tempo senza allentare la politica monetaria di Pechino, come i vertici ripetono da tempo. I principali istituti bancari hanno ridimensionato le prospettive di crescita del Dragone nel 2013 tra il 7 e il 7,5%, dopo il 7,8% di crescita dello scorso anno, al livello più basso dal 1999. Il primo ministro Li Keqiang è il primo sostenitore delle riforme, come ha ribadito in diverse occasioni e ha già escluso più volte la possibilità di un intervento del governo per stimolare la tenuta dell'economia, come era accaduto nel 2008, con il maxi-pacchetto da quattromila miliardi di yuan. E' delle ultime ore la notizia che Li Keqiang è stato nominato a capo di tre gruppi con il compito di advisor del governo: quello per lo sviluppo delle regioni occidentali, quello per la rivitalizzazione delle aree industriali del Nord-est cinese e quello sul cambiamento climatico e il risparmio energetico. La sua linea in politica economica, battezzata dagli analisti di Barclays Capital come Likonomics, è stata oggetto di attenzione per gli analisti per il suo mix di no agli stimoli, riduzione della leva finanziaria e riforme strutturali per il Paese, attese a partire dal terzo plenum del PCC, a ottobre prossimo.


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