Economia

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Pil al 7,3%, banca mondiale
riforme non stimoli

Pil al 7,3%, banca mondiale <br />riforme non stimoli


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 21 ott. - Gli ultimi dati sulla crescita cinese preoccupano i grandi istituti finanziari. La crescita cinese è stata del 7,3% nel terzo trimestre 2014, secondo i dati pubblicati oggi dall'Ufficio Nazionale di Statistica, ai minimi dai primi tre mesi del 2009. Uno dei primi commenti è arrivato ai microfoni della Reuters dalla Banca Mondiale. Alla Cina servono riforme strutturali e non stimoli fiscali per trainare la crescita, ha dichiarato il managing director dell'istituto, Sri Mulyani Indrawati. "Raccomanderei di non fare più affidamento sulle politiche macro-economiche - ha precisato il Managing Director dell'istituto, Sri Mulyani Indrawati - soprattutto sui versanti monetario e fiscale, perché è già stato fatto in passato, specialmente dopo la crisi finanziaria globale".

Il rallentamento dell'attività economica, già previsto dagli analisti finanziari dei maggiori istituti bancari del mondo, è stato inserito anche dal Fondo Monetario Internazionale tra le maggiori fonti di preoccupazione per la crescita globale, assieme alla recessione e al rischio di deflazione nell'Eurozona. L'istituto diretto da Christine Lagarde si attende dal governo cinese nuove misure di stimolo per la ripresa, anche se il primo ministro Li Keqiang ha più volte ribadito che la Cina non intende varare maxi-pacchetti di stimoli a pioggia come accaduto a fine 2008. Il governo cinese prosegue lungo la strada delle "misure mirate"  per la crescita con interventi specifici in alcuni settori dell'economia, soprattutto le infrastrutture per il piano di urbanizzazione e la riqualificazione urbana. Il Fondo parla di era di una "nuova mediocrità" per definire i bassi margini di crescita in diverse aree del mondo, tra cui la Cina.

Positivo, invece, il commento ufficiale alla presentazione dei dati di oggi. L'economia, ha dichiarato il portavoce dell'Ufficio Nazionale di Statistica cinese, Sheng Laiyun, ha segnato un "momento di crescita stabile" su cui hanno però inciso "sofferenze provocate dalla riforma strutturale" e incertezze nell'ambiente economico interno ed esterno. Il governo punta per il 2014 a un aumento del prodotto interno lordo "attorno al 7,5%", con la possibilità di scendere di qualche punto a favore di una crescita che privilegi la creazione di nuovi posti di lavoro, l'efficenza, l'innovazione, il risparmio energetico e la protezione ambientale.

Tra i dati pubblicati oggi, l'istituto sottolinea che dall'inizio dell'anno sono stati creati dieci milioni di posti di lavoro e che l'inflazione si è attestata attorno al 2,1%, molto al di sotto del tetto del 3,5% da non sforare, fissato dal governo. Il settore dei servizi ha contribuito alla crescita per il 46,7%, nei primi nove mesi dell'anno, in crescita dell'1,2% rispetto ai mesi compresi tra gennaio e settembre 2013, mentre i consumi hanno contribuito per il 48,5%, il 2,7% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La produzione industriale, a settembre, ha ripreso, invece, a crescere, attestandosi all'8%, l'1,5% in più del dato di agosto, quando aveva toccato i minimi dai sei anni. Il dato per i primi nove mesi del 2014 è, invece, di una crescita all'8,5%, in calo dello 0,3% rispetto al risultato del primo semestre 2014. in lieve calo anche il settore immobiliare, che sta vivendo un periodo di raffreddamento: gli investimenti nel real estate sono cresciuti del 12,5% su base annua nei primi tre trimestri, ma in diminuzione dello 0,7% rispetto al periodo compreso tra gennaio e agosto scorso.

 

21 ottobre 2014

 

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