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MEDIA CINESI: PROSSIMO "SUMMIT CINA-USA UN BENE"

MEDIA CINESI: PROSSIMO  SUMMIT CINA-USA UN BENE


di Sonia Montrella
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Roma, 22 mag.- "Un incontro che arriva al momento giusto": ha commentato così mercoledì il Global Times la visita del presidente Xi Jinping in California prevista per il prossimo 7 e 8 giugno. Il summit tra Barack Obama e la sua controparte cinese è il primo da quando Xi è stato ufficialmente nominato numero 1 della Repubblica Popolare nel marzo scorso. Fino a lunedì, giorno in cui i due governi hanno reso nota la notizia, il primo faccia a faccia tra i due capi di stato era previsto per il prossimo settembre in Russia, in occasione del vertice dei G20. Troppo tardi, evidentemente. L'ultimo incontro tra i due risale, invece, al febbraio dello scorso anno, quando Xi era ancora 'solo' vice-presidente.

 

Dopo le strette di mano, Xi e Obama si ritroveranno con un'agenda caldissima. Da tempo Washington preme per uno sforzo maggiore da parte di Pechino per frenare il programma nucleare della Corea del Nord, alleata del Drago. Gli Usa criticano inoltre il veto posto più volte da Cina e Russia alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu per fermare lo spargimento di sangue in Siria. Da parte sua, Pechino lamenta la continua ingerenza di Washington in tema di diritti umani e la crescente presenza nella regione dell'Asia Pacifico, che la Cina vede come un tentativo degli Stati Uniti di contenere l'ascesa cinese (pacifica, assicura Pechino) nell'area.

 

Ad agitare le acque tra le due sponde dell'Oceano anche le frequenti dispute commerciali e la recente guerra cibernetica che Cina e Usa combattono da mesi a colpi di accuse di ciber-spionaggio. Secondo un rapporto della società americana Mandiant, un'unità controllata dall'Esercito Popolare di Liberazione avrebbe condotto attacchi "ripetuti" a un ampia gamma di imprese statunitensi, inclusi colossi dell'editoria come il New York Times e Bloomberg. Quest'ultimo finito nel mirino negli ultimi giorni per uno scandalo di spionaggio che ha messo in allerta la Federal Reserve, le banche centrali in Europa e Giappone e quella cinese preoccupate per la sicurezza dei loro dati finanziari. Secondo quanto riferito dai media, infatti, i giornalisti di Bloomberg hanno da tempo accesso a informazioni riguardo i movimenti degli utenti, il modo in cui utilizzano i terminali di dati della Bloomberg, la cronologia dei loro login e le funzioni utilizzate.

 

Alla luce di queste varie 'questioni irrisolte', "è di vitale importanza che le due potenze ristabiliscano la fiducia nel fatto che sono partner e non rivali" si legge nell'editoriale del Global Times, quotidiano cinese in lingua inglese costola del Quotidiano del Popolo. Per il China Daily, invece, l'incontro è l'occasione per rafforzare la cooperazione nella regione dell'Asia Pacifico ed evitare tensioni scaturite dalla politica statunitense di conquista del Pacifico. "Con l'espansione dei rapporti sino-statunitensi – si legge sul Global Times - sono cresciute anche le frizioni. L'opinione pubblica in tutto il mondo parla di "reciproco sospetto" con un conseguente impatto negativo sui rapporti" continua il Global Times. "Una visita di successo tra i due leader può giocare un ruolo fondamentale nel ristabilire la fiducia". "Le due grandi potenze con i propri interessi, hanno certamente anche punti di frizione, ma quello che davvero conta sono le forti ragioni per prevenire un inasprimento dei rapporti".

 

D'altronde le prime due potenze al mondo hanno diversi interessi da proteggere. Come sostiene David Shambaug, professore e direttore del China Policy Program della George Washington University, Washington e Pechino rappresentano l'una per l'altra il rispettivo secondo partner commerciale, gli Usa sono la terza fonte di investimento diretto estero del Dragone, mentre la Cina è il primo creditore degli Stati Uniti con una riserva di circa 1178,9 miliardi di dollari in buoni del Tesoro americani. Non solo. Se l'ex Impero di Mezzo si piazza al primo posto nella classifica dei Paesi esportatori, l'America guida il gruppo di coloro che importano beni. Ogni giorno, inoltre, circa 9.000 persone viaggiano attraverso i due Paesi, le università americane contano oltre 150mila cinesi nei propri atenei, mente quelle cinesi ospitano circa 20mila statunitensi.

 

Proprio dall'accademia statunitense, tuttavia, è partito l'ultimo affondo degli Usa alla Cina. A sferrare il colpo il vice presidente Usa, Joe Biden, che di recente in un discorso pronunciato all'Università della Pennsylvania (UPenn) in riferimento alla Cina e ai suoi studenti ha detto: "Non puoi pensare diversamente in un Paese in cui non puoi respirare liberamente; non puoi pensare diversamente in una nazione in cui non si può sfidare l'ortodossia, perché i cambiamenti arrivano solo dalle sfide all'ortodossia". E ora studenti e genitori vogliono le scuse formali di Biden. "E' stato umiliante. Come può un discorso di laurea essere così politico?" chiede Zhang Tianpu, un laureato dell'UPenn. "Biden dovrebbe scusarsi per i suoi commenti inappropriati di fronte a centinaia di studenti cinesi" ha aggiunto. "I miei antenati hanno sfidato l'ortodossia, ancora prima che i suoi arrivassero in America". Da Pechino, per ora, nessun commento all'incidente.

 

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