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LI KEQIANG, TASSO MINIMO DI CRESCITA AL 7,2%

LI KEQIANG, TASSO MINIMO DI CRESCITA AL 7,2%


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 5 nov. - Mancano pochi giorni all'inizio del terzo plenum e all'appuntamento con le riforme dell'amministrazione statale che il governo cinese intende varare, e che saranno "onnicomprensive" come le ha definite la leadership cinese nei giorni scorsi, ma nel frattempo i dati dell'economia reale, che negli ultimi mesi ha mostrato un buono stato di salute, con i principali indicatori macro tutti positivi. Proprio di economia reale ha parlato il primo ministro cinese Li Keqiang in un meeting con alcuni esponenti della comunità imprenditoriale e industriale cinese nelle scorse settimane: i dettagli del suo discorso sono stati resi noti solo oggi dal quotidiano Working Daily, e vanno nella direzione già tracciata dallo stesso Li e dal presidente cinese Xi Jinping in diverse occasioni negli scorsi mesi, anche se con qualche elemento di prudenza in più rispetto al solito.

Il limite minimo di crescita per la Cina è il 7,2% all'anno. Ha dichiarato Li Keqiang, che ha giustificato il tasso minimo di crescita con la necessità di creare ogni anno circa dieci milioni di posti di lavoro per assorbire la domanda d'impiego dei neo-laureati che escono dalle università cinesi. In base ai calcoli presentati dal primo ministro, il 7,2% di crescita permette di mantenere un tasso di impiego urbano attorno al 4%. "Dobbiamo stabilizzare la crescita economica perché dobbiamo garantire un livello essenziale di assunzioni" ha dichiarato il primo ministro durante un incontro con rappresentati del mondo dell'impresa. Li Keqiang ha poi lanciato l'allarme sulla massa del contante in circolazione sotto varie forme, che ha superato la quota di centomila miliardi di yuan (pari a 12.146 miliardi di euro).

"La totale massa monetaria M2 ha superato, a marzo scorso, la quota di centomila miliardi di yuan (pari a 12.146 miliardi di euro) che è già il doppio del nostro prodotto interno lordo". La quantità di moneta circolante, è quindi già imponente, secondo il primo ministro e stamparne ancora avrebbe come effetto quello di creare inflazione, uno dei timori principali del governo. Più ottimista, invece, Li, sul debito delle amministrazioni locali, in alcune dichiarazioni rilasciate due settimane fa: il primo ministro cinese ha dichiarato che la situazione è sotto controllo. In base all'ultima revisione contabile, il debito, calcolato a tutti i livelli (dalle province ai singoli villaggi) da una commissione istituita luglio scorso, è pari a 14mila miliardi di yuan, in continua crescita rispetto all'ultima revisione contabile, che dava come cifra finale 10700 miliardi di yuan.

Per ribilanciare l'economia, sia Li che Xi Jinping hanno dichiarato di essere disposti a sacrificare alcuni punti di prodotto interno lordo pur di varare riforme di sistema che servano a cambiare il modello di sviluppo della Cina verso un'economia basata più sui consumi interni che su investimenti ed esportazioni. Nel suo discorso, Li ha fatto riferimento proprio alle esportazioni, che rimangono una componente fondamentale dell'economia, anche se, in calcini casi, a rischio. Secondo le stime del governo il settore può creare circa cento milioni di posti di lavoro: trenta milioni direttamente, più altri settanta milioni nell'indotto, e ogni punto di pil può portare dagli 1,3 milioni agli 1,5 milioni i posti di lavoro. Senza rinnegare i messaggi passati dal governo negli scorsi mesi, Li ha però sottolineato l'importanza di mantenere un certo ritmo nella crescita, anche dopo il varo delle riforme per "mantenere un ragionevole range nell'espansione economica". non poteva mancare infine un riferimento alla politica fiscale e monetaria che deve rimanere prudente per evitare, parole sue, l'effetto spiacevole di uno "che uno porti legna per spegnere un incendio".

 

05 novembre 2013

 

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