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Investimenti diretti esteri,
su nei primi cinque mesi

Investimenti diretti esteri,<br />su nei primi cinque mesi


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 18 giu. - Gli investimenti diretti esteri in Cina sono in aumento nei primi cinque mesi del 2013. Nel periodo compreso tra gennaio e maggio scorso secondo i dati pubblicati dal ministero del Commercio cinese, l'aumento su base annua è stato dell'1% a 47,6 miliardi di dollari. Nel solo mese di maggio l'incremento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno è stato dello 0,3% a 9,6 miliardi di dollari. Responsabili di questo aumento sono soprattutto gli investimenti provenienti dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti, ha dichiarato il portavoce del ministero, Shen Dayang, che "hanno continuato ad aumentare piuttosto rapidamente". Il dato non tiene conto del settore finanziario. I primi cinque mesi dell'anno hanno segnato anche un incremento degli investimenti cinesi all'estero, che da gennaio a maggio scorso sono aumentati del 20% su base annua a 34,3 miliardi di dollari: le principali mete degli investimenti cinese i rimangono Hong Kong, l'area Asean, l'Ue, gli Stati Uniti, la Russia e il Giappone, che tutti insieme contano per 26,9 miliardi di dollari, il 16% in più su base annua e il 78% del totale nei primi cinque mesi del 2013.

Gli investimenti europei in Cina sono cresciuti del 24,1% nei primi cinque mesi dell'anno, per un valore pari a 3,45 miliardi di dollari, mentre quelli provenienti dagli Stati Uniti hanno totalizzato una somma di 1,58 miliardi di dollari, segnando un incremento del 22,6%. La maggioranza degli investimenti diretti in Cina proviene però dai Paesi asiatici, con Taiwan, Hong Kong, Giappone e Singapore a guidare la classifica dei Paesi che investono in Cina. Nei primi cinque mesi dell'anno il totale degli investimenti provenienti dai Paesi della regione è stato di 40,9 miliardi di dollari, con un aumento su base annua dello 0,57%, tre quarti dei quali provenienti dalla sola Hong Kong (30,5 miliardi di dollari).

Il dato europeo è ancora più sorprendente soprattutto se si considera che Cina e Ue sono alle prese con dispute commerciali che vanno dai pannelli solari al settore delle telecomunicazioni. Il 4 giugno scorso, la Commissione europea ha fissato i dazi anti-dumping provvisori nei confronti degli esportatori di celle e moduli fotovoltaici: una misura che prevede un'imposta del valore dell'11,8% delle merci importate fino al 6 agosto prossimo, quando entreranno in vigore i dazi al 47,6%, come aveva proposto il mese scorso il commissario al Commercio dell'Ue Karel De Gucht. A poche ore di distanza dalla decisione della Commissione Europea la Cina aveva lanciato un'indagine anti-dumping contro i vini europei. Sotto inchiesta anche i prodotti chimici provenienti dai ventisette Paesi dell'eurozona. "La situazione degli investimenti diretti esteri è piuttosto stabile e buona" ha commentato Shen Dayang, che ha sottolineato anche "la competitività della Cina e il suo riconoscimento da parte degli investitori mondiali come un ambiente ricettivo degli investimenti stranieri". Gli investimenti esteri diretti in Cina avevano subito lo scorso anno un battuta d'arresto che Pechino imputa al prolungarsi della crisi nell'eurozona combinata al rallentamento economico del Dragone stesso, che a fine 2012 ha segnato il livello di crescita più basso dal 1999, al 7,8%.

Il dato di oggi arriva in un momento particolarmente delicato per l'economia cinese, con tutti i maggiori istituti a livello mondiale che recentemente hanno rivisto al ribasso le stime di crescita cinesi per il 2013, collocandole al di sotto dell'8%. Anche il settore manifatturiero dopo sette mesi consecutivi di segnali positivi, a maggio è tornato sotto quota 50, a 49,2, segnando un mercato in contrazione. Ma i problemi più gravi arrivano proprio dal settore finanziario: è di pochi giorni fa l'avvertimento dell'agenzia di rating Fitch a Pechino del pericolo di instabilità finanziaria dovuta al proliferare del settore bancario ombra che in pochi anni ha raggiunto dimensioni notevoli e continua a rimanere in crescita. I nuovi prestiti in Cina hanno raggiunto nei primi quattro mesi del 2013 la somma di 3500 miliardi di yuan, il 12,9% rispetto all'anno precedente, secondo i dati della Banca Centrale cinese. Il total social financing, indice di misurazione della liquidità nell'economia del Dragone, è salito a 7900 miliardi di yuan nei primi quattro mesi dell'anno, in netto aumento rispetto ai 4850 miliardi registrati nello stesso periodo dello scorso anno. Nello scorso mese di marzo la stessa Fitch aveva poi effettuato un downgrading del debito in yuan a lunga scadenza da AA- ad A+ con outlook stabile da positivo.



 

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