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INTELLIGENCE USA: CINA SUPERERA' STATI UNITI NEL 2030

INTELLIGENCE USA: CINA SUPERERA  STATI UNITI NEL 2030


 

di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 11 dic. - L'economia cinese sorpasserà quella degli Stati Uniti, ma Pechino non diventerà una superpotenza come lo è stata Washington nella seconda metà del Novecento. E' la previsione per il 2030 del rapporto "Global Trends 2030: Alternative Worlds" redatto dagli analisti del National Intelligence Council statunitense, emanazione dell'Ufficio direttivo della National Intelligence che riunisce le agenzie e organizzazioni di intelligence Usa. Il rapporto viene pubblicato a cadenza quadriennale, nell'anno delle presidenziali, per dare al nuovo presidente una prospettiva sul futuro del mondo.

 

Secondo gli analisti di Washington, le potenze asiatiche supereranno Usa ed Europa in tutte le voci più importanti: prodotto interno lordo, numero di abitanti, spesa militare e investimenti tecnologici nei prossimi diciotto anni. E la Cina, che dal 2010 è la seconda potenza economica del pianeta, "avrà probabilmente la più grande economia superando quella degli Stati Uniti già alcuni anni prima del 2030". Per Europa, Giappone e Russia è previsto invece un "relativamente lento declino".

 

Il peso dell'economia non sancirà, però, anche un'ascesa al livello di superpotenza da parte della Cina, e gli Stati Uniti manterranno il ruolo di superpotenza nelle relazioni internazionali. "La Cina non sostituirà gli Stati Uniti a livello globale -ha dichiarato Matthew Burrows, consigliere per il National Intelligence Council- Essere la più grande economia del mondo è importante, ma non basta ad acquisire il ruolo di superpotenza". Se la fine della "Pax Americana" sembra cosa certa, più difficile è invece intravedere un altro Paese con lo stessa capacità di attrazione, per il proprio "soft power", e di mediazione nelle crisi internazionali. "Gli Stati Uniti probabilmente rimarranno "primi tra eguali" -recita il rapporto- tra le altre grandi potenze nel 2030 a causa delle dimensioni e dell'eredità del suo ruolo di leadership". Il quadro generale prospettato dagli analisti di Washington è quello di un mondo multipolare, in cui i ruoli principali non sono ancora definiti completamente. "Se Pechino non riesce a passare a un modello economico più sostenibile e basato sull'innovazione rimarrà una potenza in Asia, ma l'influenza esercitata negli anni della sua ascesa economica verrà dissipata".Tra le conseguenze del nuovo assetto mondiale previsto dagli esperti, ci sarà la dipendenza sempre maggiore di Cina e India nell'importazione di derrate alimentari. La popolazione mondiale raggiungerà gli 8,3 miliardi di persone, con una prevalenza di anziani che potrebbe creare problemi ai singoli Stati. Sempre meno, tranne che in alcune aree dell'Africa, saranno i Paesi a maggioranza di giovani. Anche il progresso tecnologico si sposterà verso le economie emergenti come India, Cina e Brasile, e i futuri motori di ricerca e social network avranno a disposizione più informazioni dei governi stessi.

 

Nel settore dell'energia, la situazione potrebbe evolvere più velocemente, con gli Stati Uniti che potrebbero trasformarsi da Paese importatore a Paese autosufficiente, grazie allo sviluppo di forme energetiche non convenzionali, come il petrolio e il gas da scisti, che hanno avuto un boom negli ultimi anni. Questa ipotesi era, per altro, già prevista nell'ultimo World Energy Outlook pubblicato nello scorso mese di novembre dall'Agenzia Internazionale per l'Energia, che allo stesso tempo prevedeva per la Cina il ruolo di primo acquirente del petrolio iracheno entro il 2030. La domanda energetica mondiale crescerà fino al 50% in più rispetto ai livelli attuali nei prossimi diciotto anni.

 

Tra le novità più importanti del rapporto c'è, infine, il ruolo del Medio Oriente, che dovrà diversificare la propria economia per renderla sempre meno dipendente dall'esportazione di greggio. Ma il vero problema, per gli analisti americani, rimane l'Iran. Se la Repubblica Islamica continuerà a sviluppare l'atomica "il Medio Oriente potrebbe attraversare una fase di instabilità". Solo il formarsi di governi democratici e moderati nella regione assieme alla risoluzione del conflitto israelo-palestinese potrebbe avere conseguenze positive per tutta la regione.



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