Economia

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INAUGURATA LA ZONA DI LIBERO SCAMBIO DI SHANGHAI

INAUGURATA LA ZONA DI LIBERO SCAMBIO DI SHANGHAI


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 29 set. - E' stata inaugurata domenica, a Shanghai, la prima area di libero scambio cinese. L'area copre una superficie di 29 chilometri quadrati e riunisce l'area duty-free di Waigaoqiao, quella del porto di Yanshan e il distretto finanziario di Pudong. La Free Trade Zone, voluta fortemente dal primo ministro Li Keqiang, sarà un test per la leadership cinese per "spingere sulle riforme in linea con il mercato e rinvigorire l'economia" scrive l'agenzia di stampa cinese Xinhua. L'approvazione finale da parte del Consiglio di Stato era arrivata ad agosto.

 

Con l'area di libero scambio di Shanghai, il governo punta alla realizzazione di un modello che possa servire da guida su scala nazionale per le riforme economiche di lungo periodo che porterebbero la Cina verso un modello di sviluppo fondato sui consumi interni più che sulle esportazioni e gli investimenti. La nuova FTZ, ha spiegato il ministro del Commercio cinese, Gao Hucheng, durante la cerimonia di inaugurazione, "segue gli sviluppi dell'economia globale e riflette una strategia più attiva di apertura". Durante la cerimonia, trentasei gruppi hanno ottenuto la licenza per operare all'interno della nuova area. Di questi, undici sono istituzioni finanziarie, come il colosso bancario Industrial & Commercial Bank of China, Citi e DBS.

 

Nella giornata di venerdì scorso erano state annunciate diciotto nuove iniziative per la FTZ, tra cui la riduzione delle restrizioni in sei industrie chiave, come quelle dei servizi finanziari e delle telecomunicazioni. Alle banche straniere sarà permesso di evitare alcuni passaggi burocratici per la creazione delle loro filiali, con un grande risparmio di tempo rispetto ad oggi. Ancora non è chiaro fino a dove il governo cinese intenda spingersi con le novità, oltre a quelle largamente attese riguardanti la libera convertibilità dello yuan e un ruolo predominante per il settore dei servizi. Per avere un quadro più preciso delle novità, gli investitori dovranno ancora attendere - secondo alcuni economisti cinesi interpellati dalla Xinhua nei giorni scorsi - anche se alcuni passi in avanti sono già stati fatti. Il Ministero del Commercio cinese nei giorni scorsi aveva reso noto che la proposta di sospendere per i primi tre anni alcune leggi che limitavano gli investimenti stranieri ha già ottenuto il via libera del governo. Stesso discorso per le procedure di approvazione che saranno ridotte dal prossimo 1 ottobre.

 

Negli ultimi giorni, l'area di libero scambio di Shanghai aveva fatto parlare di sé, per la possibilità che nel nuovo polo potessero essere abbattute le restrizioni su internet. Facebook, Twitter e siti web come quello del New York Times, oscurato lo scorso anno dalla censura dopo una scomodissima inchiesta sull'allora premier Wen Jiabao, secondo alcuni funzionari potevano essere raggiungibili on line senza bisogno di accedere a un sistema di VPN (Virtual Private Network) per aggirare il Great Firewall di Pechino. Le indiscrezioni sono durate lo spazio di una giornata prima di essere ufficialmente smentite dal governo, ma la possibilità di un libero accesso a internet potrebbe invece riguardare un'altra zona economica speciale, quella di Qianhai, vicino a Shenzhen, secondo le rivelazioni alla Reuters del direttore del centro di ricerca e innovazione di Qianhai, Wang Jinxia.


POLITICHE AGGRESSIVE PER LO SVILUPPO,
E FORSE ATTACCO A HONG KONG

dal blog di Paolo Borzatta

 

Milano, 20 set. - Secondo il South China Morning Post (e altre voci) il  governo centrale cinese sta per lanciare nei prossimi giorni una nuova  Free Trade Zone a Shanghai (Pudong). Sarà un pacchetto aggressivo che  comprenderà anche le attuali tre free trade zone (Waigaoqiao port,  Yangshan deepwater port, Pudong International Airport) di Shanghai,  espandendole significativamente e con incentivi - si dice - molto  significativi per attrarre investitori stranieri comprese  liberalizzazioni per gli stranieri nei settori banche, cambiavalute,  vendita di consolle per giochi elettronici, ecc.

Questa rapidissima decisione sta cogliendo di sorpresa tutti gli osservatori, anche locali. Il magnate di Hong Kong Li Ka-shing ha  immediatamente avvertito che questa realizzazione potrà colpire  duramente Hong Kong aumentando la competitività di Shanghai rispetto ad  Hong Kong.

Un'altra zona speciale è in corso di lancio rapidissimo: l'isola di Hengqin di fronte a Macao. L'isola godrà di uno stato speciale e permetterà di ospitare l'enorme numero di giocatori d'azzardo che oggi  non riescono a trovare posto negli alberghi di Macao e sono così  costretti a passare il confine (con noiosi operazioni di immigrazione)  prima che chiuda ogni notte: il risultato è che molti hanno meno tempo  per giocare e portare soldi a Macao. L'isola (106,5 km2) è molto più  grande di Macao (29,5 km2) e potrà ospitare, con procedure di immigrazione molto semplificate, molti alberghi. Si prevede un grande successo di queste attività alberghiere. Però il governo cinese si ripromette un obiettivo molto più ambizioso: utilizzare gli enormi  profitti attesi da questi alberghi per attrarre investitori in moltissimi altri settori, duplicando così il successo di Pudong a Shanghai. Altre aree nello stesso Guandong sono in via di rilancio.

Queste notizie mi fanno nascere alcuni interrogativi:


1. Questi interventi sono ispirati alla "vecchia" politica di attrazione di investimenti stranieri: sono queste le iniziative di riforma strutturale dell'economia cinese che tutti gli osservatori suggerivano o si aspettavano dalla nuova leadership?


 2. O sono per caso un modo già provato e sperimentato di far crescere  l'economia, ma senza andare a toccare i privilegi acquisiti?


 3. In che misura questi interventi sono anche un modo per far capire ad  Hong Kong, con la sua - temuta - 'democrazia', che è meglio che stia  quieto e si 'allinei' perchése perde il favore del governo centrale  perde anche la sua brillantezza economica?

 

 

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