Economia

Economia

Hsbc: manifatturiero
in ripresa a dicembre

Hsbc: manifatturiero <br />in ripresa a dicembre <br />


di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 14 dic. - Ancora in ripresa l'economia cinese, secondo le previsioni di HSBC. Le prime stime del Purchasing Managers' Index del mese di dicembre 2012 danno l'indice di valutazione del settore manifatturiero cinese a un valore di 50,9. Qualora fosse confermato dai dati definitivi si tratterebbe del valore più alto degli ultimi 14 mesi e il quinto risultato in crescita consecutivo per il Dragone.

Nel mese di novembre scorso, il PMI calcolato dall'istituto bancario aveva toccato quota 50,5, per la prima volta sopra il livello 50 negli ultimi tredici mesi. Il PMI è l'indice che misura lo stato di salute dell'economia di un Paese: quando si trova sopra quota 50 indica un'economia in espansione; al di sotto di questa quota indica, invece, un mercato in contrazione. A trainare la ripresa ci sono, secondo HSBC, nuovi ordini e un aumento dell'occupazione.

"In questo momento la crescita è in fase di miglioramento -commenta in una nota Dariusz Kowalczyk, analista presso Credit Agricole- ma rimane ancora bassa in prospettiva storica. I dati mostrano che non c'è bisogno di ulteriori stimoli all'economia e dovrebbero essere considerati come una buona notizia".

 

Export ancora devole, produzione industriale su

 

 

Pechino, 10 dic. - Ancora altalenante la ripresa economica del Dragone. Crescono meno del previsto le esportazioni nello scorso mese di novembre, registrando un aumento del 2,9% su base annua, secondo i dati diffusi dall'Amministrazione delle Dogane cinese. Segnali positivi arrivano invece dai dati sulla produzione industriale e sulle vendite al dettaglio.

 

Secondo i dati del National Bureau of Statistics, la produzione industriale del Dragone è cresciuta del 10,1% su base annua a novembre, segnando la migliore performance dallo scorso mese di marzo. Anche le vendite al dettaglio hanno registrato un aumento significativo nel mese scorso, con un aumento del 14,9% rispetto allo stesso periodo del 2011. Gli investimenti in beni durevoli è cresciuto del 20,7% nei primi undici mesi dell'anno, di poco sotto le previsioni. L'inflazione è poi salita del 2% a novembre su base annua. Tra i dati negativi da registrare il tasso di disoccupazione urbana, che secondo una ricerca sponsorizzata dalla Banca Centrale, è all'8%.

 

"Le esportazioni estremamente deboli - dichiara Ren Xianfang, analista economico presso IHS Global Insight - mettono a nudo la fragilità della ripresa che è guidata prevalentemente dagli investimenti nelle infrastrutture". Nelle scorse settimane, nonostante i primi segnali di un ritrovato slancio, il Fondo Monetario Internazionale e l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico hanno manifestato preoccupazione per la ripresa dell'economia cinese, che viene da sette trimestri di segnali contrastanti. Proprio l'eccessiva dipendenza di Pechino dagli investimenti potrebbe alla lunga destabilizzare l'economia cinese, secondo un o studio condotto dal FMI. Pur escludendo una crisi nel medio periodo, il Fondo Monetario internazionale rileva che l'eccesso oltre il livello desiderabile di investimenti sarebbe compreso tra il 12% e il 20%. Negli stessi giorni, l'Ocse rivedeva al ribasso le stime per la crescita del 2013 e del 2014. A incidere sulla revisione al ribasso sono proprio il tasso di disoccupazione soprattutto nelle aree urbane e l'andamento dell'export che risente ancora della crisi dell'Eurozona e della scarsa ripresa degli Usa.

 

"Ci aspettiamo una ripresa durevole -afferma Sun Junwei, economista presso HSBC a Pechino- e che possa estendersi fino alla prima metà del prossimo anno, anche se il ritmo della ripresa rimarrà debole". Da giugno scorso, per contrastare il trend di risultati economici non entusiasmanti, il governo di Pechino aveva operato per tre volte il taglio dei requisiti di riserva obbligatori delle banche. La Banca Centrale ha per due volte tagliato i tassi di interesse per favorire l'accesso al credito. Nelle scorse settimane, il vice primo ministro cinese Li Keqiang aveva dichiarato che in furto occorrerà trovare un nuovo equilibrio tra politica e mercato per raggiungere l'obiettivo della "società moderatamente prospera" come è stata definita dai leader di Pechino nelle scorse settimane, in cui il benessere possa continuare a diffondersi anche a un tasso di PIL che si aggiri attorno al 7% annuo. "In economia -ha dichiarato il primo ministro in pectore di Pechino- dobbiamo dare un ruolo maggiore al mercato, perché possa stanziare risorse in maniera efficace".

 

I primi segnali di ripresa si erano manifestati alla fine di ottobre con le previsioni poi confermate di HSBC, l'istituto che calcola il Purchasing Managers' Index, l'indice di valutazione del settore manifatturiero. Il PMI viene comunemente indicato come uno dei principali indicatori dello stato di salute di salute di un'economia.
  Quando il valore supera quota 50, l'economia è in fase di espansione, quando l'indice si trova al di sotto di tale quota, si ha una contrazione del mercato. Per il mese di novembre 2012, il PMI calcolato da HSBC ha registrato un livello di 50,5, per la prima volta sopra quota 50 negli ultimi tredici mesi.

 

Hsbc: a novembre torna a crescere manifatturiero

 

Pechino, 3 dic. - Arrivano i primi segnali di una rinnovata vitalità nell'economia cinese. Il gruppo bancario HSBC ha confermato le previsioni di espansione del settore manifatturiero cinese per il mese di novembre 2012. Il PMI, Purchasing Managers' Index, è a quota 50,5, confermando la previsione del 22 novembre scorso, che dava l'indice di valutazione del manifatturiero a 50,4. Si tratta del primo risultato superiore a quota 50 degli ultimi tredici mesi. Cinquanta è la quota che divide un'economia in espansione, se l'indice si colloca al di sopra di tale soglia, da una in contrazione, al di sotto di essa. A ottobre scorso il PMI calcolato da HSBC si era fermato a quota 49,5, mostrando, però, già segni di ripresa rispetto al dato di settembre 2012, fermo al valore di 47,9. "Questo dato certifica che l'economia cinese continua a riprendersi gradualmente" ha dichiarato Hongbin Qu, capo economista per la Cina presso l'istituto bancario.

 
Anche i dati ufficiali, elaborati dall'Ufficio Nazionale di Statistica, segnano l'inizio della ripresa con un indice del PMI a quota 50,6 nel novembre scorso, rispetto ai dati di ottobre a 50,2. Tra le note negative, l'istituto di Pechino registra che la crescita negli ultimi tre mesi ha toccato soprattutto le grandi imprese, mentre le piccole e medie -ma soprattutto le piccole imprese- sono andate incontro a un taglio delle spese. Un altro sondaggio ufficiale per i settori non manifatturieri certifica l'attuale stato di salute economica del Dragone, a un livello di 55,6 a novembre scorso, di poco superiore al dato di ottobre, a quota 55,5. A trainare i settori non manifatturieri sono gli interventi nel settore delle costruzioni.

 
La sproporzione nei finanziamenti tra i grandi gruppi statali e il settore privato, con i primi che godono di un accesso al credito più agevolato dei secondi, è un problema riscontrato anche dagli analisti di IHS Global Insight. "La produzione può continuare a influire sul PIL e il tasso di occupazione può essere limitato -scrivono Xianfang Ren e Alistair Thornton di IHS- La nostra paura è che mentre l'attività economica riprende, l'efficienza sia in calo. Questo ha conseguenze negative nel lungo termine". Se la crescita nel breve periodo non sembra essere in discussione, quello che preoccupa gli analisti è il lungo periodo, soprattutto se accompagnato dal ritardo nelle riforme economiche, che potrebbe trovare una parziale giustificazione nei risultati incoraggianti realizzati nel breve periodo.

 
A crescere da settembre in poi, sono stati soprattutto la produzione, i nuovi ordini e le esportazioni, ma non l'occupazione, secondo i dati dell'Ufficio Naioznale di Statistica. Dopo sette trimestri consecutivi in cui i principali indicatori economici cinesi hanno registrato segnali contrastanti, per l'ultimo trimestre del 2012, gli economisti prevedono una ripresa. Nel terzo trimestre dell'anno in corso, il Dragone aveva registrato una crescita del 7,4%, al livello più basso degli ultimi tre anni. Per fare fronte al rallentamento della propria economia la Banca Centrale cinese da giugno scorso ha tagliato due volte i tassi di interesse. Il governo ha poi tagliato per tre volte i requisiti di riserva delle banche per favorire l'accesso al credito.

 
Settimana scorsa il Fondo Monetario internazionale e l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico avevano manifestato alcuni dubbi sulla crescita cinese: in particolare il FMI, in uno studio condotto da alcuni analisti aveva espresso perplessità sull'eccessiva dipendenza dagli investimenti del Dragone, che potrebbe portare in futuro ad alcune distorsioni del mercato, anche se l'istituto diretto da Christine Lagarde tende a scongiurare il pericolo di una crisi nei prossimi anni. L'Ocse aveva invece rivisto al ribasso le prospettive per la crescita cinese per il 2013 e il 2014, rispettivamente all'8,5% e all'8,9%. A incidere sulla revisione operata dall'istituto parigino ci sarebbero l'andamento delle esportazioni, che non dovrebbe superare una crescita del 9% nei prossimi due anni, e il tasso di disoccupazione, soprattutto nelle aree urbane, dove i giovani usciti dalle università si affacciano con sempre maggiore fatica sul mercato del lavoro. Ufficialmente il tasso di disoccupazione cinese è compreso tra il 4,1% e il 4,3%, ma gli osservatori non lo ritengono affidabile.
 


 

ARTICOLI PRECEDENTI


Fondo sovrano: "situazione Europa non ottimistica"

 

Abe nuovo premier di Tokyo, timore di Pechino per Diaoyu

 

Hsbc: manifatturiero in ripresa a dicembre


Accoglienza fredda per lancio iPhone5 in Cina

 

Iphone5 il 12 settembre, studenti alla catena di montaggio


Manifatturiero in ripresa a dicembre

 

Wwf, ambiente: la Cina è a un bivio


Dal 2016 Hong Kong primo centro finanziario

 

Cina invade spazio aereo, caccia di Tokyo in volo


Sec contro la Cina: indagine su società cinesi quotate negli Usa


'Fusioni inverse' società cinesi, Sec accusa consulente di frode

 

Pyongyang lancia missile, Cina rammaricata

 

Rapporto Wipo: Cina prima per numero brevetti

 

Think tank: nel 2013 export su dell'8%  

 

Intelligence Usa: Cina supererà Stati Uniti nel 2030  

 

Xi Jinping: le riforme non possono aspettare   

 

Attivisti nudi in strada contro il Nobel a Mo Yan

 

ARTICOLI CORRELATI

 

Export ancora debole, produzione industriale su


Il mutamento cinese e le conseguenze per gli Usa - di Geminello Alvi

 

Hsbc: a novembre torna a crescere manifatturiero

 

Profitti industriali in crescita a ottobre

 

Fmi: "Cina troppo dipendente da investimenti"

 

Voci di nuovo piano riforme entro fine 2013

 


© Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci