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Fmi taglia previsione
di crescita a 7,75%

Fmi taglia previsione <br />di crescita a 7,75%


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 29 mag. - Anche il Fondo Monetario Internazionale taglia le stime di crescita cinese per il 2013. Dall'8%, la previsione ora scende al 7,75%. Il calo delle esportazioni e la crescita del social financing sono i due motivi principali che hanno spinto il FMI a rivedere al ribasso le previsioni di inizio anno. Si tratta del terzo taglio alle aspettative di crescita del Dragone nel giro di poche settimane. Il primo era stato operato da Bank of America Merrill Lynch, che aveva rivisto dall'8% al 7,6% la sua stima; poi Standard Chartered che aveva stimato una crescita del 7,7% dall'8,3% iniziale.

L'economia del Dragone dovrebbe migliorare nel secondo semestre, con un ritmo di crescita più sostenuto e un lieve miglioramento nell'economia globale, ma la vera priorità, per il Fondo Monetario Internazionale, è tenere sotto controllo il total social financing, ovvero tutti quei prodotti finanziari al di fuori dei prestiti bancari in yuan, tra cui anche i corporate bond e le vendite di azioni al di fuori dei mercati finanziari. Nel 2012, l'obiettivo -non perfettamente riuscito- della Banca Centrale cinese era quello di mantenere quest'area della finanza a un livello "ragionevole": l'aumento di questo settore su base annua era stato del 22,8%, per un totlae di 15760 miliardi di yuan, secondo le stime di gennaio scorso del periodico on line Caixin. Un dato che aveva destato sorpresa tra molti analisti finanziari, e che negli scorsi mesi ha visto ancora aumenti a due cifre. L'inflazione, secondo l'istituto diretto da Christine Lagarde, dovrebbe attestarsi intorno al 3% entro fine anno. "L'economia cinese -ha dichiarato David Lipton, first deputy managing director del FMI- sta affrontando sfide importanti. In particolare, la rapida crescita nel settore del total social financing sta creando perplessità sulla qualità degli investimenti e sulle capacità di ripagare i prestiti".

A differenza che nel passato, però, il governo cinese non prevede di intervenire direttamente per stabilizzare la crescita: lo aveva detto due settimane fa il primo ministro Li Keqiang agli investitori, proprio mentre, secondo alcune indiscrezioni, Xi Jinping stava pensando a una task force di esperti per le riforme economiche da presentare a ottobre prossimo, in occasione del terzo plenum del Comitato Centrale del partito. Il piano prevederebbe una liberalizzazione dei tassi di interesse e una riforma del regime fiscale per le amministrazioni locali, il cui debito è arrivato a quota 12850 miliardi di yuan -dai 10700 miliardi precedenti- e per alcuni analisti potrebbe essere addirittura superiore.

Uno fattori di punta della crescita cinese è il settore dei servizi. "La Cina -ha dichiarato Li Keqiang- ha un grande potenziale di sviluppo del settore dei servizi, perché abbiamo 1,3 miliardi di persone e la domanda è enorme". Il terziario conta oggi per il 44,6% del prodotto interno lordo cinese ed è responsabile solo per il 36% della creazione di posti di lavoro nel Paese: dati, entrambi, molto più bassi della media dei Paesi industrializzati, e non solo. Nel 2011, secondo le stime dell'UNCTAD (la conferenza dell'ONU sul commercio e lo sviluppo) il settore dei servizi contava per il 66% del Pil globale, ma solo per il 51% nei Paesi emergenti; nelle economie industrializzate, il peso del settore terziario è in media del 74%.

Tra i giudizi del Fondo Monetario Internazionale sull'economia cinese, infine, anche un richiamo allo yuan: la valuta cinese rimane, secondo il FMI, "moderatamente sottovalutata". Allo stesso tempo, la divisa cinese continua la sua opera di internazionalizzazione: ieri, a Pechino è stato aperto il primo representative office in Asia della Monetary Authority di Singapore, un passo che il China Daily saluta come "un segnale da parte di Singapore di essere pronta a giocare un ruolo importante nell'internazionalizzazione dello yuan", e che migliorerà, secondo il governatore della Banca Centrale Zhou Xiaochuan, le relazioni tra le banche commerciali del Dragone e della città-Stato.


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