Economia

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Fmi rivede al ribasso
stime crescita cinese

Fmi rivede al ribasso <br />stime crescita cinese


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 31 lug. - La crescita cinese rallenterà ancora nel 2015, fino al 6,5%-7%, e la Cina dovrà lavorare per renderla più stabile. E' il quadro tracciato dall'ultimo rapporto del Fondo Monetario Internazionale, che prevede una crescita per il 2014 in linea con i parametri fissati dal governo al 7,5%, un calo, rispetto al dato finale del 2013, al 7,7%, che il FMI definisce "strutturale", nonostante abbia risentito in parte della "debole crescita globale". Punto chiave del rallentamento del Dragone è la "pesante dipendenza dagli investimenti e dall'erogazione del credito per guidare la crescita" che "sta perdendo energia" mentre "l'efficenza degli investimenti è in caduta". I risultati della linea seguita negli scorsi anni, contraddistinti dai maxi-pacchetti di stimoli che hanno provocato un'ondata speculativa e l'aumento del debito delle amministrazioni locali, sono "il cattivo stanziamento delle risorse" e le "crescenti fragilità" del sistema cinese.

Il primo problema della Cina rimane il settore bancario ombra, che uno studio del maggio scorso dell'Accademia Cinese di Scienze Sociali, il maggiore think-tank cinese, ha valutato in 4400 miliardi di dollari, il canale attraverso cui sono stati finanziati imprese, soprattutto di real estate, e amministrazioni locali cinesi negli anni successivi allo scoppio della crisi finanziaria globale e che tutt'oggi svolge, a detta delle stesse autorità finanziarie cinesi, un compito importante nel panorama finanziario nazionale. "Se un'improvvisa regolamentazione nel breve termine è improbabile - spiega il FMI nella presentazione del rapporto - il ripetuto uso di questa strategia di crescita indebolirà ulteriormente i bilanci, ridurrà l'efficenza degli investimenti e lascerà la Cina più vulnerabile a shock in futuro".

Sotto tutt'altra luce, invece, il processo di riforma che la Cina ha deciso di intraprendere alla fine dello scorso anno per cambiare il passo della propria economia e focalizzarla maggiormente sui consumi interni. Il giudizio generale del FMI è positivo, a patto, ovviamente, che alle parole seguano i fatti, soprattutto in quattro settori elencati dall'istituto diretto da Christine Lagarde: finanza, imprese di Stato, tassi di cambio e amministrazioni locali. Un corretto processo di riforma permetterebbe, secondo il rapporto, di eliminare le storture del mercato e aprire il Paese a nuove fonti di produttività con una gestione contemporaneamente più oculata delle risorse stanziate. La conseguenza principale di questo processo sarebbe una crescita ridotta per la Cina, che dovrà lavorare sui propri punti deboli per rendere più stabile l'economia con operazioni di contenimento delle spese fuori bilancio delle amministrazioni locali e delle banche, con un ulteriore rallentamento nella crescita del credito e degli investimenti. "L'attuazione rapida delle riforme potrebbe portare a benefici sostanziali nel medio e nel lungo periodo non solo alla Cina, ma anche al resto del mondo - afferma il FMI - Se i contraccolpi all'economia globale ridurranno leggermente la crescita nel breve periodo, i benefici di una Cina più forte e meno vulnerabile domineranno nel lungo periodo".

31 luglio 2014

 

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