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FED SCEGLIE LA CAUTELA, TASSI FERMI TRA 0 E 0,25% 
Analisti, rischio frenata Cina dietro decisione su tassi

FED SCEGLIE LA CAUTELA, TASSI FERMI TRA 0 E 0,25% <br />Analisti, rischio frenata Cina dietro decisione su tassi


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 18 set. - La Federal Reserve ha deciso di non alzare i tassi di interesse, mantenendoli vicini allo zero, sulle incertezze per le turbolenze dei mercati cinesi e mondiali. La mossa annunciata da Janet Yellen, e prevista già nei giorni scorsi, costituisce un sospiro di sollievo per la Cina e gli altri mercati emergenti, secondo gli analisti americani, ma acuisce i timori per un rallentamento globale più pronunciato di quanto si creda. Il rinvio del rialzo dei tassi è stato accolto positivamente dalle piazze cinesi. Oggi le borse cinesi hanno chiuso in lieve rialzo, con Shanghai che ha guadagnato lo 0,38%, mentre Shenzhen ha chiuso la seduta in rialzo dell'1,14%. Ieri Pechino, tramite la Safe (State Administration of Foreign Exchange) aveva smentito i timori per un possibile rialzo dello 0,25% dei tassi di interesse e negato il rischio di una fuoriuscita di capitali dal Paese dopo la svalutazione dello yuan, confermato invece, ieri, da Washington nella parole del presidente della Fed.

I TIMORI DEGLI ANALISTI

Proprio il rischio di un'economia cinese in rallentamento più ampio del previsto aveva destato le preoccupazioni degli analisti nelle scorse settimane, e i timori della Fed sembrano fare svanire l'effetto delle parole rassicuranti del primo ministro cinese, Li Keqiang, al Forum Economico di Dalian di settimana scorsa. Di fronte a economisti e imprenditori riuniti nel nord-est della Cina il premier aveva confermato che il Paese non è a rischio hard landing e aveva presentato la crescita cinese come portatrice di benefici e non di rischi al resto del mondo. Non la pensano così, invece, i più pessimisti che all'orizzonte intravedono un nuovo rischio, quello della recessione. Lo temono più della metà degli interpellati in un sondaggio condotto da Bank of America Merrill Lynch, mentre secondo Citigroup le possibilità di una recessione globale innescata dalla Cina sono, oggi, del 40%: i rischi vengono definiti "alti e crescenti" dal chief economist di Citigroup, Willem Buiter. Sovrapproduzione industriale, una eccessiva leva finanziaria nel settore privato e due bolle, nel settore immobiliare e in quello azionario, rappresentano "un classico scenario" adatto a innescare una recessione che si espanda oltremuraglia. Nel quadro non esaltante che esce dalle parole dell'analista (ex Bank of England), anche i numeri della crescita cinese sono virtualmente inutili: una cospicua parte di economisti fissano oggi la crescita reale della Cina a un valore non più alto del 4%.

Tra gli scettici ci sono anche gli analisti del Fondo Monetario Internazionale, che nelle scorse ore ha chiesto a Pechino di migliorare l'attendibilità delle stime ufficiali. Il Fmi ha apprezzato anche la recente decisione di aggiornare il metodo di calcolo del pil, dopo avere rivisto al ribasso dello 0,1% il dato della crescita dello scorso anno, fissato al 7,3% settimana scorsa. Sull'attendiblità dei calcoli sono stati fatti progressi, secondo il Fmi, ma c'è ancora "spazio per il miglioramento", ha spiegato il portavoce, Gerry Rice. La situazione potrebbe, però, non essere così critica. Le parole di Janet Yellen non sono state particolarmente dure nei confronti della situazione esterna agli Usa, come in molti si aspettavano nel caso in cui la Fed avesse lasciato invariati i tassi di interesse. "Si pensava che se non ci fosse stato un rialzo dei tassi oggi, sarebbe uscita una dichiarazione aggressiva - ha commentato Thomas di Galoma, economista presso Capital Markets a New York - ma non è stato per niente così". In molti, intanto si dicono abbastanza sorpresi dalle dichiarazioni di Janet Yellen. Michael Feroli, economista di JP Morgan, ha dichiarato al Financial Times di sentirsi "un po' meno certo rispetto ai criteri che sono importanti oggi". La decisione della Fed, per ora, sembra solo rimandata: e c'è già chi pensa che il rialzo dei tassi di interesse possa avvenire entro dicembre prossimo.

UNA MOSSA ANCHE POLITICA

Quello che è cambiato, dopo l'annuncio della Fed, è il ruolo della Cina, più importante che in passato nelle linee di politica monetaria Usa. "La Cina ha avuto un'influenza in questo meeting, mentre in passato sarebbe stata meno importante", ha dichiarato all'agenzia Bloomberg Tai Hui, Asia Market Strategisit per Jp Morgan a Hong Kong. La politica non è stata estranea alla scelta della Fed neppure secondo Michele Geraci, direttore del direttore del China Economic Research Program presso la Nottingham University Business School China. Il mantenimento dei tassi vicino allo zero, spiega l'economista ad Agi, è stato deciso "soprattutto per non gettare troppa carne al fuoco, dopo le turbolenze sui mercati azionari e la svalutazione del renminbi, e in previsione della visita di Xi Jinping. E' stata un'arma di pacificazione con la Cina. La Fed ha in qualche modo evitato di aggiungere un'altra cosa che sarebbe stata interpretata come un atto aggressivo".

Proprio l'economia cinese e i suoi problemi saranno tra i temi di cui discuteranno Barack Obama e Xi Jinping settimana prossima, quando il presidente cinese verrà ricevuto il 25 settembre alla Casa Bianca per una cena ufficiale con il presidente degli Stati Uniti. "La Cina - conclude Geraci - resta una grande economia, che ha la possibilità nelle mani del governo di gestire la politica come vuole. Per ora, può evitare la recessione perché ha il muscolo finanziario in grado di tenerla su, come è già successo nel 2008, e come potrebbe fare se ci dovesse essere ancora necessità". Quanto abbia contato Pechino nella scelta di mantenere invariati i tassi lo dicono anche i numeri. La Cina, oggi, conta per il 13,3% del pil mondiale (rispetto a meno del 5% di dieci anni fa) e la stessa Yellen, in conferenza stampa, ha confermato la crescente importanza delle decisioni di politica monetaria che vengono prese a Pechino. "Abbiamo tenuto presente gli sviluppi di tutte le aree importanti del mondo - ha spiegato - ma ci siamo focalizzati particolarmente sulla Cina e sui mercati emergenti".

 

 

18 SETTEMBRE 2015

 

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