Economia

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EXPORT IN CALO A -6,9% OTTOBRE, SURPLUS DA RECORD

EXPORT IN CALO A -6,9% OTTOBRE, SURPLUS DA RECORD


Di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 9 nov. - Bilancia commerciale ancora in calo, in Cina, a ottobre, nonostante il record nel surplus di 61,64 miliardi di dollari, in crescita del 36,34% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e ai livelli più alti dall'inizio delle misurazioni da parte dell'agenzia Bloomberg, nel 1995. Le esportazioni hanno segnato un arretramento del 6,9% su base annua, a 192,41 miliardi di dollari, contro un'aspettativa di calo limitata al 3,2%, dopo il -3,7% di settembre. In particolare colpito l'export verso i maggiori mercati di sbocco del made in China: le esportazioni verso gli Stati Uniti sono scese dello 0,9%, mentre quelle dirette nell'Unione Europea hanno segnato un calo del 2,9%. In pesante contrazione, l'export verso il Giappone, a -7,7%. Ancora peggio hanno fatto le importazioni che sono crollate del 18,8%, a 130,77 miliardi di dollari, anche se meglio del dato di settembre, quando l'export cinese è piombato del 20,4% su base annua.

Gli ultimi dati della bilancia commerciale cinese creano timori tra gli analisti per lo stato di salute dell'economia cinese, ancora segnata da una domanda debole, e fanno riaffiorare i dubbi riguardo alla possibilità di un hard landing di Pechino. Sovrapproduzione industriale e rallentamento degli investimenti del governo sono tra i primi responsabili del calo cinese, secondo gli analisti. Tra i settori più colpiti ci sono le commodities, dall'energia ai prodotti dell'agro-alimentare. Su tutti, vistoso il caso delle importazioni di carbone che nei primi dieci mesi del 2015 hanno segnato un crollo netto del 30% nei volumi e del 45% in valore, generando più di un grattacapo per Paesi tradizionalmente esportatori verso la Cina di materie prime, come Australia, Indonesia e Mongolia. Il vistoso rallentamento cinese preoccupa anche all'estero. La settimana che comincia oggi vedrà anche la pubblicazione, attesa per mercoledì prossimo, dei dati sulla produzione industriale e sulle vendite al dettaglio nel gigante asiatico. Eventuali nuovi segnali di frenata da parte di Pechino non sfuggiranno all'attenzione dei leader mondiali che nel fine settimana si incontreranno per il G20 di Antalya, in Turchia.

Nell'ultimo trimestre, la Cina è cresciuta del 6,9%, in calo rispetto al 7% dei primi sei mesi del 2015. Il programma di ristrutturazione dell'economia, che passa attraverso un ruolo maggiore nel pil dei consumi interni rispetto a investimenti ed esportazioni, è stato oggetto del quinto plenum del Pcc di ottobre scorso, quando i dirigenti politici di Pechino hanno declinato le proposte per lo sviluppo economico dei prossimi cinque anni: la crescita, ha però specificato il presidente cinese, Xi Jinping, settimana scorsa, non dovrà scendere sotto il 6,5% di media all'anno fino al 2020. Il governo cinese punta a raggiungerete entro il 2020 il raddoppio del pil dai livelli del 2010, con una crescita media nel decennio del 7%, e il raddoppio del reddito medio pro-capite, fondamentale per evitare il rischio di cadere nella trappola del Paese a reddito medio, per spingere sull'innovazione industriale e per andare nella direzione di quella che Pechino definisce una "società moderatamente prospera.

 

9 NOVEMBRE 2014 

 

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