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Davos: Lagarde, riforme
Cina “compito enorme"

Davos: Lagarde, riforme<br />Cina “compito enorme


Di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 21 gen. - La Cina chiede agli analisti di focalizzarsi sui progressi nel lungo periodo più che sui dati periodici per valutare l’economia di Pechino. Al forum economico di Davos, in Svizzera, parla Fang Xinghai, uno dei consiglieri economici più ascoltati dal presidente cinese, Xi Jinping, che difende l’economia cinese, oggi ai minimi degli ultimi 25 anni e sotto attacco sul piano dell’attendibilità dei dati ufficiali dopo i crolli delle Borse cominciati la scorsa estate. “La transizione da un modello economico fondato sugli investimenti a un modello fondato sui consumi interni sta prendendo piede” in Cina, afferma Fang durante un panel di discussione sull’economia cinese.

La crescita cinese è oggi al 6,9%, ma in molti temono che le stime ufficiali non rispecchino la realtà dell’economia cinese, e che il dato reale sia in realtà al di sotto - o molto al di sotto - dei risultati elaborati dall’Ufficio Nazionale di Statistica. Il cambio di modello economico in Cina sarà un “compito enorme” per Pechino anche se “gestibile", ha dichiarato il direttore generale del Fondo Monetario internazionale, Christine Lagarde, che ha chiesto ai leader cinesi una migliore comunicazione ai mercati “per aiutare la transizione”. Ancora più diretto il giudizio del presidente di Goldman Sachs, Gary Cohn, che ha esplicitamente chiesto “chiarezza” alle autorità cinesi. Da parte sua, Fang ha ammesso che il governo dovrebbe “fare un lavoro migliore” su questo campo, e che “stiamo imparando” a gestire questo processo.



Le incertezze dell’economia pesano sul forum di Davos



Pechino, 20 gen. - Le incertezze dell’economia cinese pesano sul forum economico di Davos, che si apre oggi nella località alpina svizzera, dove sono già cominciati i dibattiti sul tema di quest’anno, la “quarta rivoluzione industriale” che vede al centro l’automazione nell’industria. Lo scenario industriale del futuro dovrà fare i conti con i problemi del presente che vedono l’economia mondiale in regressione, tanto che ieri il Fondo Monetario Internazionale ha abbassato le stime di crescita del pianeta di due decimali sia per quest’anno che per il prossimo. A incidere sul giudizio dei tecnici di Washington la crisi dei mercati cinesi e il perdurante deprezzamento del greggio, che colpisce i mercati.

L’ultimo tonfo delle piazze asiatiche è proprio di oggi, con Hong Kong che ha chiuso in ribasso del 3,82% scendendo sotto i 19mila punti e la Borsa di Tokyo che è entrata in territorio ribassista sui timori di possibili contraccolpi provenienti dalla ristrutturazione economica che sta affrontando la Cina e dal deprezzamento del greggio. Probabile, però, che i temi dell’economia cinese, su cui si interrogano gli analisti di tutto il mondo, restino dietro le quinte. A Davos c'è per la Cina il vice presidente, Li Yuanchao, a guidare la delegazione di economisti ed esponenti del mondo degli affari che conta tra i suoi membri anche Jin Liqun, il presidente della Asian Infrastructure Investment Bank inaugurata ufficialmente sabato scorso a Pechino dl presidente, Xi Jinping. Il compito di Li non sarà facile: dovrà cercare di ricostruire la fiducia della platea di Davos sulle prospettive di crescita della Cina in base al nuovo modello economico, a solo poche ore dalla pubblicazione dei dati del prodotto interno lordo, che lo scorso anno, al 6,9%, ha toccato i livelli più bassi dal 1990.

L’altro grande problema che preoccupa i partecipanti al forum è il terrorismo. La località svizzera è presidiata da un numero ingente di forze dell’ordine dopo gli attacchi degli ultimi mesi. Proprio oggi, l’ultimo della serie ha visto protagonista un’università in Pakistan, presa d’assalto da un gruppo vicino ai talebani che ha provocato almeno 21 vittime. Durante il forum ci sarà spazio anche per gli altri grandi problemi del mondo di oggi: dall’ambiente alle migrazioni fino alle recenti tensioni nel Medio Oriente e al tema della denuclearizzazione, con un occhio all’ultimo esperimento nord-coreano del 6 gennaio scorso, e al rallentamento delle economie emergenti, ma per gli economisti che partecipano all’edizione di quest’anno del forum di Davos conteranno soprattutto i timori legati alla crescita globale, al rallentamento cinese e ai bassi prezzi dell’energia.

 

21 GENNAIO 2016

 

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