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Cina: economia si stabilizza
prima di rialzo tassi Fed

Cina: economia si stabilizza <br />prima di rialzo tassi Fed


Di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 15 dic. - La Federal Reserve è pronta per alzare i tassi di interesse sul dollaro, per la prima volta dal 2006, e se è ormai unanime il consenso tra gli analisti che la mossa non verrà ulteriormente rimandata, il rallentamento economico della Cina non preoccupa più come qualche mese fa. A rassicurare il governatore della banca centrale Usa, Janet Yellen, sono poi gli ultimi dati provenienti da Pechino che mostrano una tendenza alla stabilizzazione della crescita cinese con alcuni valori anche al di sopra delle aspettative degli analisti.

Per novembre, i dati della produzione industriale e delle vendite al dettaglio hanno superato le previsioni, con il settore retail in crescita dell'11,2% al massimo di quest'anno: una gran parte dell'aumento è da imputare alla giornata dei single, l'11 novembre, in cui sono state acquistate merci on line per un totale di 14,3miliardi di dollari (oltre 91 miliardi di yuan) in sole 24 ore. Buona anche la tenuta della produzione industriale, cresciuta su base annua del 6,2% il mese scorso, contro un'aspettativa di crescita del 5,6%, trainata in particolare dalla produzione nel comparto automobilistico, dei metalli non ferrosi e delle fibre sintetiche. Anche gli ultimi dati sui prestiti concessi dalle banche mostrano un segnale di fiducia: secondo le statistiche della People's Bank of China, la banca centrale cinese, i nuovi prestiti a novembre 2015 sono saliti a quota 708,9 miliardi di yuan, in rialzo rispetto agli ultimi dati che li davano al livello più basso degli ultimi quindici mesi.

Anche nei dati generalmente interpretati più negativamente, come quelli della bilancia commerciale, si registra un rallentamento nella caduta delle importazioni (-8,7% a novembre) rispetto al tonfo di ottobre scorso, quando erano cadute di quasi il 19%. In totale, per novembre il prodotto interno lordo è cresciuto toccando il 6,85%, poco al di sotto dell'obiettivo del 7% da raggiungere per il 2015 fissato dal governo a marzo scorso, un segnale per gli analisti dell'agenzia Bloomberg che le misure per la tenuta della crescita hanno cominciato a fare effetto e che si allontana il rischio di un hard landing dell'economia del gigante asiatico. Dal novembre 2014, Pechino ha tagliato per sei volte i tassi di interesse e per cinque volte i requisiti di riserva obbligatori delle banche per stimolare la crescita. Sulla possibilità di un aumento dei tassi di interesse da parte della Fed, sono comparse, venerdì scorso anche le prime voci secondo cui la banca centrale cinese intenda sganciare sempre più lo yuan dal dollaro, per legarlo, invece, a un paniere di tredici monete. L'istituto diretto da Zhou Xiaochuan punterebbe a un ulteriore deprezzamento della valuta cinese, che avrebbe come effetto quello di sostenere le esportazioni, e a un cambio di passo nella politica monetaria di Pechino dopo l'annunciata inclusione del renminbi tra i diritti speciali di prelievo del Fondo Monetario Internazionale.

La Cina non spaventa più la Federal Reserve come a settembre scorso, solo poche settimane dopo i crolli della Borsa di Shanghai di fine agosto, che avevano preoccupato tutte le piazze mondiali. Allora, il rallentamento cinese era in cima ai pensieri di Janet Yellen, che aveva citato sedici volte la Cina - tra riferimenti diretti e indiretti - nel discorso in cui confermava il rinvio dell'aumento dei tassi di interesse. Solo poche settimane fa, il giudizio era molto più morbido. "Una ripresa della domanda interna e una stabilizzazione dei prezzi delle commodities - aveva  dichiarato il governatore della banca centrale Usa - potrebbe spingere al rialzo le prospettive di crescita delle economie emergenti", tra cui viene inclusa anche la Cina.

 

15 DICEMBRE 2015

 

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