Economia

Economia

Cina a Ue: più di 10 anni
per uscire dalla crisi

Cina a Ue: più di 10 anni<br />per uscire dalla crisi<br />


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest



Pechino, 25 mar. - All'Unione Europea non basteranno dieci anni per uscire dalla crisi del debito sovrano. Parola del nuovo ministro delle Finanze di Pechino, Lou Jiwei. "Sono molto preoccupato per l'Europa - ha dichiarato Lou durante un forum economico - sono preoccupato del fatto che l'Europa possa risolvere il problema nei prossimi dieci anni". Il motivo delle preoccupazioni è presto detto: "La nostra spesa cresce molto velocemente, e credo che i ricavi mostreranno una crescita a una sola cifra in futuro. Quando l'ambiente esterno migliorerà -prosegue il neo-ministro delle Finanze del Dragone- speriamo di ritornare a un equilibrio tra spese e ricavi dopo alcuni anni di riforme". Insomma, dopo l'atteggiamento baldanzoso e un po' disinteressato nei confronti del salvataggio di Cipro mostrato la scorsa settimana, adesso la Cina mostra le vere preoccupazioni nei confronti della crisi dell'eurozona. La previsione del disavanzo sul Pil 2013 ammonta a circa il 2%, una cifra corrispondente a 1200 miliardi di dollari: in aumento rispetto all'1,6% dello scorso anno, ma ancora bassa rispetto agli standard internazionali.

 

Nella sua prima uscita pubblica da ministro delle Finanze, Lou ha fatto riferimento anche ai problemi interni della Cina, come quello del debito delle amministrazioni locali, per cui è previsto una nuova revisione, e la necessità di rimettere in equilibrio le finanze del Paese. Gli ingenti investimenti in infrastrutture degli anni 2009 e 2010 aveva dato il via a un progressivo indebitamento delle amministrazioni locali che ha toccato quota 10700 miliardi di yuan, e che -secondo le ultime stime dell'ufficio di revisione dei conti- potrebbe essere arrivato ora a una cifra compresa tra i 15mila e i 18mila miliardi di yuan. Il governo ha recentemente varato una proroga per la restituzione di una parte del debito che ammonta a circa un terzo della cifra dovuta in precedenza per evitare il default delle amministrazioni più indebitate, ma una vera e propria soluzione al problema non è ancora arrivata. "Per prima cosa dovremmo fermare il debito delle amministrazioni locali -ha dichiarato Lou- Poi dovremo mettere a punto un sistema che permetta alle amministrazioni locali di evitare storture del sistema".

 

L'importanza delle riforme economiche è stata poi sottolineata anche da un altro alto dirigente politico, il nuovo vice premier Zhang Gaoli, membro anche del Comitato Permanente del Politburo, la cerchia ristretta del potere politico cinese. L'assenza di riforme, è il punto delle parole del vice primo ministro, potrebbe comportare rischi al sistema finanziario. "C'è una crescente pressione economica, e il problema di una sovrapproduzione si fa più grave - sostiene il vice premier- oggettivamente, potremmo anche andare incontro a rischi finanziari". Dopo il risultato dello scorso anno, con il Pil a +7,8%, il più basso tasso di crescita dal 1999, le riforme si rendono dunque necessarie, e alcune prioritarie, come quelle sugli standard per la protezione ambientale e quella sul sistema di registrazione familiare, (hukou) per evitare discriminazioni tra i cittadini. Dal nuovo presidente della China Securities Regulatory Commission, l'authority che regola i listini del Dragone presieduta ora da Xiao Gang, ci si aspettano riforme in materia apertura del mercato azionario agli investitori stranieri e per evitare casi di frode da parte delle compagnie che si quotano in Borsa.

 

Ancora è presto per intravedere le prime mosse a riguardo. Zhang ha poi voluto rassicurare gli investitori stranieri che la Cina cerca la competizione leale sui mercati. "Alcuni dei nostri amici all'estero - ha dichiarato il vice premier cinese - sono molto preoccupati riguardo agli investimenti cinese. Possiamo assicurare loro che la competizione leale è il nostro obiettivo comune". Il problema di una crescita sostenibile per il Dragone nei prossimi anni è stato anche al centro del Quinto Forum Mondiale sugli Studi Cinesi. L'opinione degli esperti ricalca le linee tracciate dal governo da molto tempo a questa parte: portare la Cina da un modello economico basato sulle esportazioni e sugli investimenti a un'economia trainata dalla domanda interna.


ARTICOLI CORRELATI 


Ocse: Cina prima economia al mondo entro il 2016

 

Crisi di Cipro, la Cina non teme la fragilità dell'Europa. C'è qualcosa che non torna. Intervista a Michele Geraci  


 Previsione pmi marzo a 51,7 - Cina e Ue sullo sfondo della crisi di Cipro

 

 

ARTICOLI PRECEDENTI

Settimana scorsa 14-22 marzo

 

Il presidente Xi Jinping sbarca in Russia

 

Crisi penisola coreana, Usa ottimisti su ruolo Cina

 

Ocse: Cina prima economia al mondo entro il 2016

 

Crisi di Cipro, la Cina non teme la fragilità dell'Europa. C'è qualcosa che non torna

 

Funerali da re per il padre del villaggio più ricco di Cina 

 

Mercato interbancario apre a investitori stranieri

 

Previsione pmi marzo a 51,7 - Cina e Ue sullo sfondo della crisi di Cipro

 

Seul sotto attacco hacker, sospetti sul nord - Cina: "Ciberattacchi, sfida globale"

 

Xinhua: Suntech dichiara bancarotta 

 

Presidente di Taiwan tra i big a San Pietro, Pechino furiosa con Vaticano

 

Xi Jinping incontra Tesoro Usa tra "interessi e divergenze" 

 

Cina-Russia: forniture petrolio in agenda

 

Chiusi i lavori dell'Anp, nuovo governo al via

 

Cina, in 40 anni oltre 330 milioni di aborti

 

Sipri, Cina quinta esportatrice di armi, scalzata Gran Bretagna 

 

Li Keqiang il nuovo primo ministro cinese

 

Porblema suini morti a Shanghai "esiste da un decennio"

 

Xi Jinping designato presidente

 

Cina: Papa sia flessibile e rompa con Taiwan

 

Spionaggio: Pechino lancia inchiesta contro Coca Cola


© Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci