Economia

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Chiusa l'Anp: Premier Li,
ottimismo su economia

Chiusa l Anp: Premier Li, <br />ottimismo su economia


Pechino, 13 mar. – Economia, finanza, corruzione, ambiente: è un premier a tutto tondo quello che interviene nella conferenza stampa di chiusura dei lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo. Una sorta di Parlamento che vede riuniti più di tremila delegati provenienti da tutta la Cina di fronte ai quali Li Keqiang tira le somme annunciando le decisioni prese nelle due settimane di riunione dei leader politici.


E' l'economia il primo punto in agenda: Li ammette che il Paese sta attraversando una fase difficile ma resta ottimista sulle capacità di superarle. “L'obiettivo resta un Pil intorno al 7,5%”, ha detto precisando che la parola “intorno significa che c’è flessibilità e che avremo una certa tolleranza”. Li non entra nel merito di quanto si debba essere flessibili prima di introdurre misure per aiutare la crescita, ma assicura che il governo eviterà di adottare misure di stimolo “artificiali” per spronare la crescita. Inoltre ribadisce quanto già preannunciato dal ministro delle Finanze, secondo il quale più che la crescita conta la creazione di posti di lavoro. “Riteniamo - aggiunge Li - di avere la capacità e l’intenzione per assicurare una crescita economica entro limiti ragionevoli per quest’anno”, anche se non nasconde che l'introduzione delle riforme potrebbe creare delle difficoltà all'economia nel breve periodo.


Poi Li si è espresso sul "default" sottolineando che sebbene siano "difficili da digerire" il governo non intende salvare tutti i gruppi in difficoltà. “Siamo riluttanti a vedere dei prodotti finanziari andare in default - spiega - ma in certi casi sono inevitabili”. Il premier lascia intendere che tra le aziende lasciate al proprio destino figurerebbe anche la compagnia finanziaria Chaori Solar che nei giorni scorsi ha fatto sapere che potrebbe essere la prima azienda cinese a dichiarare default su obbligazioni detenute da investitori nazionali. "Occorre rafforzare la sorveglianza – ha spiegato Li - e risolvere tempestivamente i problemi per assicurare che non ci saranno rischi sistemici o regionali".


Infine, la spina nel fianco della politica cinese: la corruzione contro la quale il presidente Xi Jinping si è scagliato sin dai primi giorni del suo mandato dichiarando guerra alle "tigri" e alle "mosche".   Li ha sottolineato come tutti siano uguali davanti la legge. “A prescindere dal ruolo svolto nel partito e dalla sua posizione, tutti coloro che violano la disciplina del partito e la legge del Paese saranno puniti secondo la legge”.  Nessun riferimento invece a Zhou Yongkang, l'ex capo della Pubblica Sicurezza cinese, fino al 2012 membro del Comitato Permanente del Politburo, e oggi, secondo diverse voci, agli arresti domiciliari e forse in attesa di un processo simile a quello che ha visto protagonista l'anno scorso il suo protetto, Bo Xilai. Un’inchiesta che non è mai stata però confermata dai media ufficiali di Stato e che in tal caso costituirebbe la prima volta in decenni che un così alto funzionario del governo finisca sotto inchiesta, dal momento che i membri del CPP sono da sempre considerati intoccabili.


Il mancato riferimento sarebbe però stato voluto, tanto che, secondo quanto riportato oggi dal quotidiano hongkonghese South China Morning Post, il Ministero degli Esteri cinese avrebbe chiesto ai giornalisti di non fare alcuna domanda a riguardo.


 

13 marzo 2014

 

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