Economia

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Bassa inflazione,
ottimismo in economia

Bassa inflazione,<br />ottimismo in economia


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 9 gen. - L'inflazione cinese nel 2014 si è attestata al 2% e nel dicembre scorso ha toccato i minimi degli ultimi cinque anni, all'1,5%, secondo le statistiche ufficiali. Il dato del pil relativo all'ultimo trimestre dello scorso anno uscirà solo il 20 gennaio prossimo, ma nel frattempo, è cominciata la corsa alle previsioni per il futuro dell'economia del Drago, con la tradizionale divisione tra orsi e tori. Se tra i primi si possono annoverare i pool di analisti che prevedono una continua riduzione del tasso di crescita dell'economia cinese, concentrandosi sull'elevato debito interno e sullo scarso potere d'acquisto dei consumatori, tra i secondi spicca l'analisi di Jim O'Neill, ex di Goldman Sachs, pubblicata dall'agenzia Bloomberg nei giorni scorsi.
 
Nel 2010, O'Neill aveva formulato una previsione decennale sulle performance delle economie emergenti dei Bric (Brasile, Russia, India e Cina, escludendo il Sudafrica). Arrivati al giro di boa, lo scenario è però mutato, e non in meglio. "Cinque anni dopo, la Cina è l'unica dei quattro ad avere o rispettato le aspettative o ad averle forse leggermente superate". Anche a un tasso di crescita del 7,3% per il 2014, la media a partire dal 2010 sarebbe poco al di sotto dell'8% e potrebbe essere del 7,5% fino al 2020 anche nel caso in cui la Cina crescesse al 7% da qui ad allora. Con i suoi diecimila miliardi di dollari, la Cina supererà, per volume, le economie di Germania, Francia e Italia messe insieme, doppierà quella giapponese, e supererà di una volta e mezzo le economie dei tre altri Paesi dell'acronimo.
 
L'inflazione contenuta, che potrebbe avere come conseguenza una linea di politica monetaria più rilassata, è proprio uno dei tre motivi citati da O'Neill per avere un atteggiamento ottimistico riguardo al corso dell'economia cinese da qui al 2020, assieme al deprezzamento del petrolio e a una politica di controllo sui prezzi che dovrebbe evitare alla Cina un serio credit crunch. in più il calo dei prezzi, nella visione dell'ex analista di Goldman Sachs, potrebbe permettere a un numero sempre più alto di cinesi di diventare proprietari di casa, dopo anni di surriscaldamento del settore immobiliare. I fattori di rischio dell'economia, sottolineati dagli analisti più scettici, sono da tenere in considerazione, ma rappresentano per O'Neill uno scenario con cui "i politici cinesi hanno familiarità e che sembrano desiderosi di superare".
 
La ricetta per farlo è quella della nuova normalità, termine con cui ormai anche i cittadini cinesi hanno preso confidenza, al punto da rimbalzare continuamente anche sui social network del Drago. Anche qui ci sono tre fattori da tenere presente. Il primo, ormai noto e ribadito dalla classe dirigente, riguarda il naturale rallentamento dell'economia dopo anni di crescita a due cifre. Gli altri due, elencati dal Financial Times, comprendono proprio l'inflazione, che potrebbe trasformarsi in deflazione, accompagnata agli ormai cronici fenomeni di sovrapproduzione, sopratutto tra i grandi conglomerati di Stato. Proprio questi ultimi sono al centro delle attenzioni della classe dirigente, che spinge per un cambiamento del modello di business, con misure a favore sempre più delle piccole e micro-imprese e di una produzione a valore aggiunto.


9 gennaio 2014

 

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