Economia

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Arriva il mini-stimolo
per le piccole imprese

Arriva il mini-stimolo <br />per le piccole imprese


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 26 lug. - Gli indicatori macro-economici scendono a ritmi sempre più veloci, e la Cina corre ai ripari. Il tentativo di sfuggire a un nuovo periodo di rallentamento economico, peraltro già iniziato, passa attraverso le piccole imprese del Dragone, spesso trascurate a favore dei grandi conglomerati statali, e sfavorite nell'accesso al credito. E' a loro che è rivolta la manovra di mini-stimolo approvata ieri dall'esecutivo di Pechino. La novità era nell'aria: il primo ministro Li Keqiang aveva escluso l'eventualità di un nuovo maxi-pacchetto di stimoli, come era accaduto nel 2008, e la nuova leadership al completo ha promesso a più riprese riforme in campo economico per guidare il Paese verso una nuova fase dello sviluppo.

 

Le nuove misure sembrano rispondere a una nuova parola d'ordine: rifocalizzazione. Il governo punta sul settore privato e sulle infrastrutture laddove non ci sono. Dal 1 agosto prossimo ridurrà la pressione fiscale sulle piccole imprese con un fatturato inferiore ai ventimila yuan (2400 euro circa) che saranno esentate dal pagare imposte sui ricavi e sull'iva. Si tratta di un'agevolazione che riguarda circa sei milioni di aziende, che godranno anche di procedure doganali più semplici per le esportazioni. Da qui a fine anno, calcola del Ministero delle Finanze, ammonteranno a dodici miliardi di yuan i capitali che non saranno soggetti a tassazione.

 

Il pacchetto approvato dal governo prevede anche regole più semplici per il settore dei servizi, che in Cina è responsabile del 46% del prodotto interno lordo, e la possibilità di emettere una maggiore quantità di bond rispetto a quella attuale da parte delle piccole imprese in cerca di finanziamenti. Tra le altre misure c'è l'introduzione entro il 2013 di un fondo per lo sviluppo delle ferrovie che dovrebbe essere di cento miliardi di yuan, circa dodici miliardi di euro, per sviluppare le nuove tratte nelle regioni più arretrate e sprovviste di infrastrutture nella Cina centrale e occidentale. A completare il quadro di stimolo c'è poi l'offerta di rimborsi fiscali e la conferma che lo yuan verrà mantenuto a un livello "ragionevole" per spingere il commercio con l'estero.

 

Quest'ultimo punto è stato ribadito ancora oggi dal governatore della Banca Centrale, Zhou Xiaochuan, in un articolo comparso sul maggiore quotidiano cinese. La Banca Centrale cinese, scrive Zhou sul Quotidiano del Popolo, continuerà ad aiutare le imprese di piccole e piccolissime dimensioni. Solo una settimana fa, con un comunicato comparso sul suo sito web, la People's Bank of China aveva annunciato la liberalizzazione dei tassi di interesse per i prestiti. Zhou definisce le piccole e micro-imprese una forza importante per lo sviluppo sociale ed economico del Paese e l'istituto da lui diretto continuerà negli sforzi per migliorare l'ambiente finanziario cinese. A sole ventiquattro ore dall'approvazione dei nuovi stimoli, il messaggio di Zhou sembra essere chiaro: questo è quello che la Banca Centrale può fare alle nuove condizioni.

 

Uno dei punti che Zhou ha sottolineato nell'articolo comparso sul Quotidiano del Popolo, è la necessità di prestare denaro ai privati. Occorre, quindi, una maggiore attenzione verso prodotti e servizi finanziari che favoriscano il finanziamento delle aziende di piccole dimensioni. Per loro è prevista poi la costruzione di un sistema di accesso al credito, favorito anche dalla riforma sui tassi di interesse approvata venerdì scorso. La Banca Centrale, ha concluso il governatore, si concentrerà anche sulle aziende di private equity e di venture capital per aiutare nello sviluppo le piccole imprese che vogliono investire nell'innovazione o nel loro rilancio.

 

La difficoltà di attuazione del piano sta nella corsa contro il tempo. I dati delle ultime settimane mostrano ancora incertezza sul mercato cinese, mai veramente uscito dal rallentamento iniziato nel 2011, con dati macro negativi per nove degli ultimi dieci trimestri. La proiezione dell'indice PMI per il settore manifatturiero  di luglio è poi ai minimi degli ultimi undici mesi, anche se il dato dovrà essere confermato agli inizi di agosto. In tutto questo, però, ci sono segnali positivi, almeno stando a un sondaggio condotto da AC Nielsen, secondo il quale nel secondo trimestre del 2013, la fiducia dei consumatori cinesi è cresciuta, nonostante il rallentamento dell'economia. Il risultato finale, scrive la Xinhua, che ha dato la notizia martedì, è a 110 punti, al di sopra di quota 100, che segna una fase di ottimismo tra i consumatori. Il dato è in crescita di due punti rispetto al primo trimestre dell'anno, e di quattro rispetto al secondo trimestre 2012. Tra i risultati a cui la classe dirigente mostra maggiore attenzione, c'è quello sui consumi, che nella prima metà dell'anno, hanno contribuito al Pil per il 45%. Una percentuale forse ancora troppo bassa per il modello di sviluppo verso cui Pechino intende muoversi, ma un risultato da non trascurare per l'avvio delle riforme.



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