Economia

IL RENMINBI TRA LE VALUTE DI RISERVA
Un “trofeo prematuro” per Pechino

IL RENMINBI TRA LE VALUTE DI RISERVA<br />Un “trofeo prematuro” per Pechino


Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 30 set. - Da domani lo yuan, la valuta cinese, entrerà ufficialmente nel paniere del Fondo Monetario Internazionale dei Diritti Speciali di Prelievo (sdr), assieme al dollaro, all'euro, allo yen e alla sterlina. L'ingresso del renminbi tra le grandi valute internazionali è da anni (almeno dal 2009) uno degli obiettivi della politica monetaria cinese, anche se l'inclusione dello yuan nel paniere del Fmi non provocherà forti sconvolgimenti sul mercato finanziario, secondo gli analisti, molti dei quali vedono nell'inclusione della "valuta del popolo" (il significato letterale del termine "renminbi") una scelta più politica che economico-finaniziara da parte dell'istituto di Washington.

L'inclusione dello yuan nel paniere dei Diritti Speciali di Prelievo del Fondo Monetario Internazionale, rappresenta sicuramente un "trofeo" per Pechino, ma allo stesso tempo corre il rischio di giungere "prematuro" per la Cina, da cui la comunità internazionale attende ancora importanti riforme finanziarie. "Non ci saranno grossi cambiamenti nel sistema monetario internazionale dopo l'ingresso dello yuan negli sdr", spiega ad Agi Kent G. Deng, professore associato di Storia Economica presso la London School of Economics. "Causerà invece, cambiamenti al Rmb e attraverso lo Rmb all'economia cinese. La membership della Cina negli Sdr costringerà la leadership cinese a una maggiore attenzione nel trattare, per esempio, i tassi di cambio e le barriere di mercato". L'inclusione dello yuan nel paniere delle valute che contano è sicuramente "un "trofeo" per la Cina, la cui moneta è la prima di un mercato emergente a entrare nel paniere dei Diritti Speciali di Prelievo ma il renminbi non è (abbastanza) convertibile né liberamente scambiato da essere preso sul serio", sostiene ai microfoni dell'Agi Fraser Howie, economista e autore di "Red Capitalism - The fragile financial foundation of China's extraordinary rise".

Anche dal mondo degli analisti finanziari arrivano messaggi di cautela rispetto all'inclusione dello yuan nel paniere dei Diritti Speciali di Prelievo. L'opinione prevalente è che le riforme stiano perdendo vigore in Cina, e che nell'ultimo anno, Pechino si sia concentrata più che sulle riforme strutturali in campo finanziario, sulle misure a sostegno della crescita. Lo yuan rimane ampiamente controllato dalla banca centrale cinese, che ne fissa il tasso di cambio ogni mattina prima dell'apertura dei mercati e che interviene a supporto della valuta nel corso delle contrattazioni. "L'inclusione del renminbi tra i diritti speciali di prelievo del Fondo Monetario Internazionale avrà un impatto minimo sulla domanda esterna di asset in renminbi e offre quindi poco sostegno alla valuta cinese", spiegano in una nota gli analisti di Capital Economics. Toni molto diversi, invece, quelli utilizzati dalla stampa cinese alla vigilia dell'ingresso del renminbi tra le grandi valute internazionali. L'inclusione nel paniere del Fmi rappresenta una "pietra miliare" dell'internazionalizzazione del settore finanziario cinese, assieme alla scelta di New York come sede della prima clearing bank per le transazioni in renminbi, sostiene il Global Times. "Sotto molti aspetti, il 1 ottobre 2016 rappresenta il culmine di oltre un decennio di cambiamenti per quel che un tempo era una valuta quasi esclusivamente domestica", sostiene il China Daily, che definisce l'inclusione del renminbi negli Sdr come "l'inizio di un nuovo capitolo" dell'internazionalizzazione della "valuta del popolo".

I toni forse un po' trionfalistici della stampa cinese non sembrano convincere studiosi e analisti. "Le riforme che occorrono sono chiare, e per quanto riguarda l'economia sono state dettagliate nel terzo plenum" del Comitato Centrale del Pcc, nel 2013, prosegue, Fraser Howie. "Anche le riforme del mercato dei capitali sono semplici: lasciare che sia il mercato a decidere i tassi di cambio e porre fine agli interventi statali, ma sembra essere qualcosa che la Cina non vuole fare. I movimenti forex del renminbi, per quanto grandi a paragone di quelli di anni fa, sono ancora poca cosa se paragonati a quelli di valute di altri grandi Paesi. Le "riforme" che ci sono state lo scorso anno avevano come obiettivo più quello di portare denaro all'interno della Cina, che quello di lasciare che il denaro uscisse". Nel breve periodo, però, difficilmente si vedranno riforme del sistema finanziario cinese. "Dopo che la Cina è entrata nel Wto, il suo mercato dei capitali è rimasto chiuso. Se la Cina è in grado di resistere alle pressioni esterne così a lungo, l'ingresso del renminbi negli Sdr non cambierà per niente l'attuale stallo nelle riforme economiche della Cina", sostiene ancora Kent G. Deng, che apre, però, alla possibilità di nuovi scenari. "L'ingresso dello Rmb negli Sdr sembra ancora piuttosto prematuro dalla prospettiva del mercato mondiale, ma l'inclusione del renminbi nei Diritti Speciali di Prelievo sosterrà la legittimità del partito al suo interno, e se l'Occidente sarà in grado di giocare bene le proprie carte, la Cina potrebbe diventare più cooperativa".

 

30 SETTEMBRE 2016

 

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30 SETTEMBRE 2016

 

 

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