Diritto

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Vittoria ambientalista
a Shifang, no alla fabbrica

Vittoria ambientalista <br />a Shifang, no alla fabbrica <br />


di Sonia Montrella

Pechino, 4 lug. - Rara vittoria della protesta ambientalista in Cina: dopo due giorni di manifestazioni degenerate in scontri con la polizia a Shifang, nello Sichuan, il governo ha rinunciato alla costruzione di un impianto per la produzione di rame molibdeno. Liberi anche 21 dei 27 manifestanti che erano stati trattenuti dalla polizia come "sospetti criminali". "Sei persone sono ancora in custodia cautelare, i restanti 21 sono stati rilasciati il 3 luglio alle ore 23 dopo aver fatto ammenda per i propri errori e dopo essere stati rieducati" si legge in un comunicato diffuso sul sito web del governo della città.

"E' stato deciso di fermare la costruzione, questo impianto a Shifang non si fara'", ha assicurato il capo del Partito comunista locale, Li Chengjing. L'impianto – del valore di 1,6 miliardi di dollari – "avrebbe portato molti posti di lavoro, ma il governo non e' riuscito a spiegare i benefici dell'iniziativa" ha aggiunto Li.

Gli abitanti della zona erano scesi in strada in migliaia tra sabato e domenica per fermare i lavori della Sichuan Hongda, la società di Shanghai incaricata di costruire la centrale, temendo che la fabbrica avrebbe aumentato le emissioni di sostanze cancerogene, già molto alte per la presenza di altre industrie nella zone. Poi lunedì la temperatura tra le file del corteo si è fatta rovente e sono iniziati gli scontri. Almeno i 13 feriti (decine secondo i residenti), tra cui diversi poliziotti, dopo che gli agenti avevano caricato a più riprese i manifestanti che avevano eretto barricate vicino al cantiere e lanciavano bottiglie per fermare l'avanzata degli agenti.


I residenti hanno accusato le forze di sicurezza di aver lanciato lacrimogeni anche contro anziani e bambini. Alcune fotografie postate in rete mostrano centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa scontarsi con i dimostranti. Sul sito Ministry of Tofu compaiono immagini che ritraggono un bambino con graffi sulla testa e sulle guance,  una donna con la bocca sanguinante e diverse persone con gravi ferite su gambe, spalle e piedi.

Dopo lo stop ai lavori, la polizia aveva avvisato la popolazione "che sarà severamente punito" chiunque continui nelle "proteste illegali". "Chiunque usi internet, gli sms o altri metodi per incitare, pianificare o organizzare raduni illegali, marce di protesta o manifestazione devono immediatamente cessare le loro attività illegali" si leggeva nella nota della polizia.

 E' finita? Non del tutto. Mercoledì centinaia di persone sono tornate a radunarsi fuori dal quartier generale del PCC. Secondo uno dei residenti della città, la folla era composta da parenti dei manifestanti ancora detenuti. "La gente aspetta ancora di vedere se il governo manterrà la promessa. Ci saranno altre proteste se ciò non avverrà" riferisce l'uomo. Vicino al quartier generale un grande schermo trasmette a ripetizione un intervista a un funzionario locale il quale assicura che sarà bloccata la costruzione dell'impianto.
Shifang rappresenta la seconda vittoria democratica degli ultimi mesi dopo Wukan: il villaggio di pescatori in cui dopo accese proteste contro il land grabbing da parte delle autorità gli abitanti hanno ottenuto importanti concessioni e il diritto a eleggere i propri rappresentanti.
 
Ma a Shifang la vittoria si è tinta di verde segno che, di pari passo al peggioramento delle condizioni ambientali e all'incremento dei numeri dei disastri ambientali, si sta facendo strada tra i cinesi una maggiore sensibilità verso l'ambiente. Dopotutto, in molte delle zone più industrializzate, le conseguenze dell'inquinamento si sperimentano sulla propria pelle. Secondo Ma Tianjie, attivista di Greenpeace l'avvelenamento da arsenico può portare alla morte o provocare un cancro. Il molibdeno sebbene non sia cancerogeno danneggia fegato e reni, mentre il rame è estremamente tossico per pesci e animali acquatici.

"Cittadini di Shifang salvate la nostra città"  scrivevano qualche giorno fa gli organizzatori delle proteste . "Shifang è giù una città cancerogena e ora vogliono costruire un'industria ancora più pericolosa. Ci opponiamo fermamente. E' la vostra casa, proteggetela. E' vostra responsabilità. Tutti noi abbiamo la responsabilità di proteggere l'ambiente". E ancora: "Quanti di voi hanno i soldi per traslocare altrove? Uniamo le nostre forze e allontaniamo il più possibile l'impianto per la produzione di rame molibdeno dalla città. Popolo di Shifang, alzati!"

Una battaglia verde era stata combattuta - e vinta – anche nell'agosto scorso dagli abitanti di Dalian, nel Liaoning, che dopo accese proteste hanno convinto le autorità a localizzare altrove un'industria chimica. Ma a fare da apripista fu la città di Xiamen dove nel 2007 20mila persone scesero in strada contro la costruzione di una impianto chimico, gettando le basi della mentalità "non nel mio cortile".

Uno slogan che non vale però per la città di Haimen in cui, negli stessi giorni in cui gli abitanti di Wukan festeggiavano la vittoria, scattava la legge marziale dopo che i residenti erano scesi in strada per protestare contro l'ampliamento di una grande centrale a carbone.



Wukan: il giorno dopo il voto

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