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Processo lampo: tre anni
a nipote attivista Chen

Processo lampo: tre anni<br />a nipote attivista Chen<br />


di Antonio Talia e Alessandra Spalletta


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Pechino, 30 nov.- Il processo si apre e chiude a sorpresa in poche ore: Chen Kegui, il nipote dell'attivista politico Chen Guangcheng, è colpevole di "lesioni volontarie", dovrà scontare una condanna a tre anni e tre mesi di reclusione, e ha rifiutato di presentare appello contro la decisione della corte.

 

La vicenda del giovane è legata a doppio filo a quella dello zio, il celebre avvocato dei diritti umani Chen Guangcheng, cieco dall'infanzia, che nell'aprile scorso provocò un terremoto diplomatico tra Pechino e Washington con la sua clamorosa fuga dagli arresti domiciliari, cui era sottoposto illegalmente.

 

Secondo la ricostruzione dei fatti formulata dalla famiglia Chen , nelle ore immediatamente successive alla fuga numerosi funzionari di polizia fecero irruzione nelle case dei parenti dell'avvocato, ma in borghese, e senza manifestare la loro appartenenza alle forze dell'ordine. E' in queste ore convulse che Chen Kegui, vedendo degli intrusi che stavano perquisendo la sua abitazione, avrebbe impugnato un coltello e ferito uno di loro.

 

Chen Kegui è stato trattenuto per sei lunghi mesi dalla polizia della contea di Yinan, che gli ha impedito qualsiasi comunicazione con l'esterno e ha proibito ai suoi avvocati di incontrarlo. Secondo le notizie che filtrano dallo Shandong, la provincia della Cina orientale in cui risiede la famiglia Chen, il processo di oggi si è svolto nello stesso clima opaco degli ultimi mesi: al padre dell'imputato, che avrebbe dovuto testimoniare sulla vicenda, è stato vietato di entrare in aula, mentre la corte negava l'accesso anche ad altri due testimoni prodotti dalla difesa.

 

Il professor Jerome Cohen dell'Università di New York, uno dei massimi esperti mondiali di diritto cinese, molto vicino alla famiglia Chen, definisce il processo "una farsa": "L'udienza è stata condotta in maniera da impedire ogni forma di difesa e la presenza di qualsiasi osservatore. Le autorità hanno impedito all'imputato di incontrare gli avvocati che aveva nominato, e non gli è stata concessa opportunità di esercitare il diritto d'appello" si legge in una nota.

 

"Siamo di fronte a un esempio estremamente infelice di come i diritti umani potranno essere tutelati sotto la nuova leadership cinese " prosegue Cohen.


IL COMMENTO DI HE PEIRONG

 

"Questa sentenza non è per niente giusta, persino la procedura legale indicata dal partito è stata ignorata", è il commento inferocito di He Peirong ad AgiChina24. "Secondo quanto riportato dai familiari – continua   - hanno aperto il processo senza neanche che gli avvocati fossero presenti. Sono assolutamente insoddisfatta. Il segretario del partito Zhang Jian può irrompere senza autorizzazione in una casa privata nel bel mezzo della notte puntando le armi, e Kegui, che ha agito per difesa personale, viene condannato con una pena così grave. E' inammissibile!"

 

He Peirong è l'attivista che aiutò il dissidente cieco Chen Guangcheng nella sua rocambolesca fuga verso Pechino, nell'aprile scorso. Paladina dei diritti umani e dissidente, eroina e traditrice, pedina di potenze straniere e agente della CIA: da quando ha aiutato l'attivista Chen a fuggire dagli arresti domiciliari, sul suo conto si era detto di tutto. In un'intervista ad AgiChina24, la "Perla" aveva rivelato nuovi, inediti particolari alla clamorosa evasione di Chen

 

"Ho capito una cosa", prosegue Peirong. "Prima, nei casi di condanna di  Liu Xiaobo, Hu Jia, Wang Lihong, Zhao Lian e altri, si poteva ancora ricorrere alle procedure legali, informare i familiari, procurarsi un avvocato secondo le proprie esigenze. In questo caso giudiziario, invece, il sistema legale cinese dimostra di aver fatto passi indietro. Non metto in discussione la sentenza ma il procedimento. In quest'ultimi anni abbiamo assistito ad alcuni preoccupanti esempi di violazione dei principi della legge. Noi continueremo a fare causa all'amministrazione del distretto di Yinan."

 

IL CASO CHEN GUANGCHENG

 

Dopo la fuga dell'aprile scorso Chen Guangcheng aveva diffuso un appello video, chiedendo al premier Wen Jiabao la fine delle angherie contro la sua famiglia e l'applicazione concreta della legge. Chen, 41 anni, è un avvocato autodidatta che ha fornito consulenza legale gratuita in vari casi "politicamente sensibili", portando all'attenzione del pubblico la disumana pratica degli aborti forzati e delle sterilizzazioni coatte imposte dall'amministrazione dello Shandong per rispettare le quote sul figlio unico decise dal governo centrale. Condannato a quattro anni di reclusione con un pretesto, Chen  era stato successivamente sottoposto agli arresti domiciliari senza alcuna accusa formale insieme alla moglie e alla figlia, fino alla rocambolesca fuga presso l'Ambasciata Usa di Pechino dell'aprile scorso. 

 

Dopo un braccio di ferro diplomatico tra Pechino e Washington, a Chen Guangheng è stato concesso di recarsi negli Usa con un visto di studio, ma il processo di oggi a carico del nipote Chen Kegui conferma che la polizia locale non ha dimenticato, e sta sottoponendo i familiari dell'attivista politico a una spietata rappresaglia. 

 

 

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