Diritto

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Legge blocca orfanotrofi
e adozioni non autorizzate

Legge blocca orfanotrofi <br />e adozioni non autorizzate


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella



Roma, 18 giu.- Giro di vite di Pechino sulle adozioni non autorizzate. Lunedì il governo centrale ha emesso un bando che vieta le adozioni da parte di persone o gruppi che gestiscono centri di accoglienza.

"Adottare e gestire bambini abbandonati di propria sponte sarà proibito" si legge nella circolare pubblicata congiuntamente dai ministri della Giustizia, degli Affari Civili e dalla Commissione Nazionale per la Salute e Pianificazione Familiare.  Nel documento si legge che i trovatelli devono essere consegnati il prima possibile dai Comitati residenziali locali o alla polizia, che ha il compito di rintracciare i genitori naturali o i parenti più prossimi. Nel caso in cui le forze dell'ordine non  riuscissero nell'intento, stabilisce ancora la circolare, il bambino sarà trasferito in un asilo  approvato dal governo per ricevere le cure temporanee.
Coloro che hanno intenzione di adottare un bambino "devono procedere attraverso i canali ufficiali e avere i requisiti richiesti". "Tutti coloro che abbandonano illegalmente i figli e con fini di profitto saranno severamente puniti" aggiunge la nota senza scendere nello specifico.

Lo stop arriva qualche settimana dopo che la polizia ha smentito la notizia data dai media secondo cui ogni anno spariscono in Cina oltre 200mila bambini. L'annuncio ha riacceso il dibattito sulla scarsa tutela dei bambini, vittime di abbandoni, traffico di minori, e vendita. In parte per effetto della politica del Figlio Unico che - fatta eccezione per le minoranze etniche, le famiglie contadine e le coppie formate da due figli soli a Pechino e a Shanghai – vieta a tutti la seconda nascita. La pena equivale a una multa salatissima difficile da pagare. Dall'altra parte, rivelava un inchiesta dell'Economist del 2010, i funzionari della pianificazione guadagnano 100 euro per ogni bambino consegnato agli orfanotrofi. Un incentivo che di certo incide non poco sul fenomeno.

A quelli che la normativa sulla pianificazione giudica in 'sovrannumero', si aggiungono i  bambini 'lasciati indietro', quelli cioè affidati ai nonni o ai parenti nelle campagne dai genitori che migrano in città in cerca di lavoro. A questo gruppo appartengono circa 58 milioni di minori. E non sono pochi quelli che per un motivo o per l'altro – l'impegno nelle champagne dei nonni, la scarsa attenzione dedicata loro – si ritrovano abbandonati a sé stessi.

Il bando emesso lunedì mette definitivamente fuori legge orfanotrofi privati come quelli della signora Yuan Lihai - a Lankao, nella provincia dell'Henan - che a gennaio scorso era stato distrutto da un incendio in cui erano rimasti uccisi sette bambini. La vicenda aveva fatto discutere. La donna, 46enne e analfabeta, dal 1986 aveva accolto nella struttura oltre cento orfani, di cui la maggior parte con handicap fisici o mentali. Lihai aveva raccontato che persino gli ospedali e la polizia avevano preso l'abitudine di mandare da lei i bambini abbandonati. La piccola baracca all'entrata dell'ospedale della contea era il suo "regno dei trovatelli", bambini senza nessuno che badasse a loro e che i periodici nazionali definiscono come "vite spazzatura/ scarti della società".  Dopo l'incendio sulla donna sono venute giù piogge critiche e qualcuno l'ha segnalata alle autorità per traffico di minori. Sebbene il rogo sia stato provocato da uno dei bambini mentre giocava, per la legge Yuan Lihai è colpevole, accusa che - unita a quella di "adozione illegale" – la vede rischiare una condanna a diversi anni di prigione. Con la nuova legge i bambini orfani è probabile che non vivranno più in strutture fatiscenti come quelle della signora Lihai, ma è altrettanto probabile che resteranno in strada, almeno fin quando la Cina non si doterà di un numero massiccio di centri di assistenza e  orfanotrofi.
 

 

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