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HRW: stop agli abusi
della polizia sulle prostitute

HRW: stop agli abusi <br />della polizia sulle prostitute<br />


di Giovanna Tescione

Roma, 14 mag. – Torture, percosse, detenzione arbitraria, test coercitivi per l'HIV. E' la quotidianità delle prostitute cinesi, sottoposte a tali violenze proprio da chi dovrebbe combattere gli abusi: la polizia. Lo scenario dipinto dal rapporto pubblicato oggi da Human Rights Watch (HRW)  stride con quello più roseo tratteggiato dal governo cinese. Il rapporto di 51 pagine intitolato 'Spazzate via: gli abusi nei confronti delle prostitute in Cina' documenta come nel Gigante asiatico chi fa il mestiere più vecchio del mondo non solo è sempre più spesso vittima di violenze da parte delle forze dell'ordine, ma vede anche ignorare i propri diritti in caso di crimini commessi da terze persone e di cui sono vittime.
 
Secondo il rapporto, le periodiche campagne anti-prostituzione e il giro di vite attuato dal governo cinese negli ultimi anni nel tentativo di rafforzare la lotta alla prostituzione ha prodotto in realtà l'effetto contrario e provocato maggiore violenza e abusi della polizia nei confronti di ragazze che spesso sono costrette a vendere il proprio corpo per motivi economici.
"In Cina la polizia spesso agisce come se queste donne, una volta coinvolte nel giro della prostituzione, rinunciassero ai loro diritti; in pratica sono trattate come se non avessero diritti solo perché sono prostitute", dichiara Sophie Richardson, direttore dell'HRW, organizzazione non governativa con sede a New York, aggiungendo "il governo deve mettere da parte le leggi repressive nei loro confronti, esercitando maggiore controllo sugli abusi da parte della polizia e mettendo fine alla repressione della difesa dei diritti delle prostitute".

Secondo le stime, in Cina si contano da quattro a sei milioni di ragazze entrate nel tunnel della prostituzione, tutte senza il diritto di accedere alle cure mediche e con il rischio di detenzione per due anni senza un vero e proprio processo e senza poter avere diritto ad un avvocato.  "Il governo cinese sta facendo molto poco per porre un freno agli abusi e garantire cure mediche alle prostitute".

L'appello dell'HRW al governo cinese di "attuare delle leggi per eliminare le sanzioni penali e amministrative nei confronti della prostituzione volontaria e consensuale" è chiaro, così come la richiesta di porre fine alle campagne di mobilitazione anti-prostituzione che generano solo abusi da parte della polizia.
Da quanto emerge dal rapporto molte donne hanno paura di denunciare crimini anche se perpetrati dai propri clienti e, temendo ritorsioni e abusi da parte della polizia, spesso sono costrette a subire in silenzio. "Sono stata violentata diverse volte", si legge tra le testimonianze raccolte dal rapporto, "ma poiché sono una prostituta e vendere il proprio corpo in Cina è contro la legge, rischiavo la galera; per questo non ho mai voluto denunciarlo alla polizia".

Dietro tutto questo emerge ancora una volta il solito filo conduttore che lega moltissime storie di cronaca e non: la corruzione. Secondo alcune testimonianze, le ragazze sono spesso vittime di estorsione da parte della polizia che spesso chiede denaro o sesso gratuito in cambio del silenzio. Liu, 43 anni, racconta di aver più volte corrotto la polizia locale per limitare le molestie nei suoi confronti, attraverso buste rosse, sigarette o sesso gratuito.

Il presidente Xi Jinping, che supervisiona anche la Commissione Centrale Militare, più volte dall'inizio del suo mandato a novembre ha messo la lotta alla corruzione al primo posto nella sua agenda, ma la strada è ancora tutta in salita.

Meng Xiang, racconta al South China Morning Post di aver visto la polizia sfasciare finestre, televisori, tavoli e sedie, costringere le ragazze a posare nude per degli scatti e picchiare chi si rifiutava di collaborare.


In totale sono 140 le testimonianze raccolte dal rapporto, ma tutte raccontano la stessa realtà: gli abusi subiti dalle ragazze, le detenzioni forzate nei campi di lavoro e la loro vulnerabilità di fronte ai rischi di contagio in assenza di cure mediche.

Il polverone viene sollevato proprio in una giornata in cui il governo cinese rilascia il libro bianco sui diritti umani in cui si evidenziano i passi avanti fatti in materia dal Dragone.
Nel libro bianco intitolato 'I progressi dei diritti umani in Cina nel 2012' si legge: "Dopo anni di continui sforzi, la Cina ha raggiunto livelli alti in termini di standard di vita del popolo, di democrazia, di stato di diritto, di sviluppo culturale, sicurezza sociale e protezione ambientale", "la questione dei diritti umani in Cina è entrata in una fase di sviluppo comprensivo, stabile, sostenibile e pianificato". "La Cina ha dato grande importanza alla protezione dei diritti umani emendando leggi e regolamenti negli ultimi anni", "rispettare e proteggere i diritti umani' è stato aggiunto alla Legge sulla procedura penale nel 2012", sottolinea il rapporto. E prosegue ponendo l'accento sugli emendamenti apportati ad una serie di leggi sui diritti dei lavoratori "la Cina sta lavorando per garantire i diritti basilari dei lavoratori emendando delle leggi, estendendo i sindacati e promuovendo salari adeguati".

Un rapporto quindi che stona rispetto a quanto pubblicato invece dall'HRW e che chiede il riconoscimento di diritti per una categoria di persone che ancora subiscono violenze.

In Cina la prostituzione è illegale e viene ufficialmente considerata uno dei "sei diavoli" della società, insieme alla superstizione, al traffico di droga, alla pornografia, al gioco d'azzardo e al traffico di donne e bambini. Esiste però sul tema una sorta di tabù, il governo cinese da un lato la combatte attraverso dure campagne, dall'altro però la etichetta come un 'fenomeno sociale sgradevole' che mina la 'civilizzazione spirituale socialista' e cerca di eclissare un fenomeno che invece è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni e che si cela dietro le porte di centri massaggi, di KTV e di saloni di bellezza di tutto il paese.


 

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