Diritto

Diritto

Cina nel Consiglio
diritti umani Onu

Cina nel Consiglio <br />diritti umani Onu


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest


Pechino, 13 nov. - La Cina è stata eletta tra i nuovi membri del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra con 176 voti a favore tra i 192 Paesi membri dell'ONU. Pechino, quindi, sarà dal 2014 al 2016 tra i 47 membri del consiglio, assieme ad altre 14 nazioni, tra cui anche Russia, Arabia Saudita, Cuba, Francia e Gran Bretagna. Quattro le nazioni africane che si sono aggiudicate un seggio: Algeria, Namibia, Sudafrica e Marocco. Per l'Asia orientale sono poi stati scelti anche Vietnam e Maldive, e per l'Europa la Macedonia. L'elezione si è tenuta nel corso dell'assemblea generale dell'ONU. La Cina era già stata membro del consiglio per i Diritti Umani dell'ONU per due mandati tra il 2006 e il 2012. "Il governo cinese dà molta importanza alla promozione e alla protezione dei diritti umani -ha dichiarato all'agenzia di stampa Xinhua il vice rappresentante della Cina all'ONU Wang Min- Il Paese ha raggiunto risultati ragguardevoli e ha sviluppato con forza una cooperazione internazionale nel settore dei diritti umani".

Tra i commenti meno entusiasti sull'elezione della Cina c'è quello della ONG Human Rights in China. "La Cina deve sostenere gli standard più alti sui diritti umani non solo tra quelli richiesti dalle leggi internazionali ma anche quelli richiesti dall'essere membri del consiglio -ha affermato in una nota Sharon Hom, direttore esecutivo dell'organizzazione non governativa- Tra questi ci sono anche gli standard richiesti dagli stessi cittadini cinesi, che chiedono a gran voce maggiore protezione dei diritti di base e non possono essere ignorati". Critica anche l'ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, Samantha Power, che dichiarato che tra i nuovi membri ci sono Paesi che "commettono significative violazioni di quei diritti che il consiglio è chiamato a promuovere e a difendere".

 

AVVOCATO PU ZHIQIANG: "NESSUN PASSO IN AVANTI"


di Antonia Cimini

 

Il nuovo seggio della Cina al Consiglio delle Nazioni Unite sui Diritti Umani ha destato preoccupazione e polemiche non solo a livello internazionale ma anche all'interno del paese.

 

In molti fanno notare che la strategia di Pechino è solo politica, e in realtà la Cina con questa mossa si allontana ancor di più da uno standard universale di protezione dei diritti individuali.
L'avvocato Pu Zhiqiang, che ha difeso i casi più importanti di violazione di diritti umani, è convinto che l'elezione della Cina al Consiglio non rappresenti alcun passo avanti. “Pechino spera di avere un ruolo all'interno dell'organizzazione e di non essere più solo oggetto di pressione” spiega Pu ad AgiChina24. Il modo in cui il paese vuole sfuggire alle critiche a cui è stato sottoposto per anni non è quello che molti si aspettano: “Il motivo per cui la Cina ha voluto così ardentemente essere membro del Consiglio non è quello di migliorare la situazione dei diritti umani nel paese, vuole solo evitare l'atteggiamento di condanna da parte della comunità internazionale. Ora può usare il fatto che siede nell'organizzazione internazionale per controllare il discorso sui diritti umani nel paese e promuovere ulteriormente la visione del partito al governo: avrà maggior forza per definire da sé il contesto dei diritti umani in Cina” spiega l'avvocato.

 

La Cina infatti ha sviluppato un proprio concetto di diritti umani che rifiuta la definizione internazionale e universale del concetto. “Essa pone l'accento su sviluppo e crescita economica, ciò che conta per il Partito è una società di benessere e la costruzione di una rete sociale, ma questo non è avere a cuore diritti umani”.

 

Secondo gli osservatori le possibilità che Pechino sia influenzata positivamente dal corpo internazionale in cui siederà per i prossimi due anni sono poche. Pu Zhiqiang ritiene che “è il partito al governo a definire l'interpretazione interna di diritti umani; come è già successo in altre situazioni la Cina è poco influenzata dal contesto internazionale in cui partecipa”. Dopo l'ingresso del paese nell'organizzazione mondiale del commercio le aziende di stato hanno guadagnato ancora maggior potere. Così dopo una prima partecipazione nel Consiglio fino al 2012, Pechino non ha esitato a mettere in prigione Liu Xiaobo, ad arrestare Ai Weiwei, a ridurre al silenzio ogni dissenso e schiacciare qualsiasi domanda di protezione dei diritti individuali, spiega Pu. “Ed il sistema legale si è rivelato inutile per garantire i diritti delle persone” dice l'avvocato.

 

Qualche spiraglio emerge però dal Terzo Plenum concluso ieri con la promulgazione di un comunicato programmatico di riforma. “Qui si stabilisce la necessità di rispettare la legge e la costituzione, di rafforzare l'indipendenza della giustizia e sviluppare e migliorare il sistema di protezione dei diritti dei cittadini: sono buoni concetti ma resta da vedere come saranno messi in atto nel futuro” spiega ancora Pu Zhiqiang.

 

Intanto su internet la notizia dell'assegnazione alla Cina di un seggio nel Consiglio dei diritti umani ha destato tanto lo sdegno quanto l'ilarità del popolo della rete. “E' proprio un mondo alla rovescia, i cattivi diventano buoni e i buoni sono messi alla gogna” scrive un utente; “Il Consiglio dei diritti umani adesso può anche andarsene in vacanza” scrive un altro. Un commentatore lamenta che “all'occidente non interessa nulla dei diritti umani in Cina, vuole solo che questa macchina succhiasangue rimanga stabile”.


Il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang ha commentato la notizia oggi dicendo che l'assegnazione del seggio alla Cina “mostra il riconoscimento dei progressi compiuti dalla Cina in materia di diritti umani da parte della comunità internazionale la riaffermazione della necessità di una partecipazione positiva della Cina al discorso sui diritti umani”.

 

13 novembre 2013


ARTICOLI CORRELATI


SU DIRITTI UMANI, CINA ALL'ESAME DELL'ONU

 

 

ALTRI ARTICOLI:

 

CONCLUSO IL TERZO PLENUM:APPROVATE LE RIFORME

TIFONE HAIYAN, OTTO MORTI E QUATTRO DISPERSI

ZHANGYE SFIDA PECHINO, SPACCATURA SUGLI OGM


IL GIOCO DELLE COPPIE CINESI SBARCA IN ITALIA

TERZO PLENUM: LA LINEA DI XI

"DETTAGLI DEL CASO BO XILAI", NUOVA CIRCOLARE DEL PARTITO

TERZO PLENUM, I PRIMI SEGNALI DI RIFORME

 

CINA RIFIUTA VISTO A GIORNALISTA REUTERS

 

E-COMMERCE ALLE STELLE NELLA GIORNATA DEI SINGLE

 

LIPPI NELLA STORIA, VINCE CON IL GUANGZHOU EVERGRANDE


XI JINPING UN ANNO DOPO: COME CAMBIA LA CINA

 

NUOVO PARTITO DEDICATO A BO SFIDA LE RIFORME

 

PCC: NO A RIFORME POLITICHE IN STILE OCCIDENTALE

 

ESPLOSIONE TAIYUAN, PRIMO FERMO

 

LEADER IN PENSIONE SI SCOPRONO SCRITTORI

 

PREMIER LI: NECESSARIO MODERNIZZARE AGRICOLTURA

 

SMOG AVVOLGE SHANGHAI, INQUINAMENTO "A LIVELLO ACUTO"

 

TAIYUAN: ESPLOSIONI VICINO SEDE PCC

 

AI WEIWEI IN VIDEO MESSAGGIO ALLO STOCCOLMA FILM FESTIVAL

 

CINQUE ANNI DI CARCERE ALL'UOMO CHE AVEVA MINACCIATO ATTENTATO

 

43 ANNI DI RAPPORTI CINA - ITALIA

 

MAO YUSHI: RIFORME, LIBERALIZZARE TERRA E DENARO

 

LI KEQIANG, TASSO MINIMO DI CRESCITA AL 7.2%

 

CLIMA: CINA PIU' "FLESSIBILE" MA FONDI DA PAESI RICCHI

 

ESERCITO, OLTRE 8MILA CASE E 25MILA VEICOLI ILLECITI

 

TIAN'ANMEN: ETIM, IL NEMICO DI PECHINO

 

 


© Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci