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Cina, in 40 anni
oltre 330 milioni di aborti


di Sonia Montrella


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Roma, 18 mar. – Oltre 330 milioni: a tanto ammontano i bambini concepiti e mai nati della Cina. La Politica del Figlio unico, anticipata nel 1971 da quella "meno figli e più tardi", resa obbligatoria nel 1980 e divenuta a tutti gli effetti legge nel 2001, ha portato in 40 anni i medici cinesi ad eseguire più di 330 milioni di aborti. In media, in pratica, 1.500 all'ora per un totale di 13 milioni l'anno, contro i 6,5 milioni dell'India, il secondo Paese più popoloso al mondo. Questi i dati diffusi dal ministero della Salute di Pechino. In totale sotto le norme che regolano la pianificazione familiare sono state effettuate 196 milioni di sterilizzazioni, mentre 403 milioni di donne sono state sottoposte (spesso con la forza) all'introduzione di dispositivi anticoncezionali intrauterini.

 

L'altissimo numero di aborti è dovuto alla scarsa educazione sessuale – precisa l'Istituto di Ricerca di Scienze e Tecnologie controllato dallo Stato – , tanto che meno del 10% delle coppie usa il profilattico. I dati del Ministero mostrano, inoltre, che le pratiche mediche per prevenire le nascite hanno registrato un'impennata dalla fine degli anni '90.

 

Le autorità cinesi hanno sempre difeso la misura sostenendo che senza oggi ci sarebbe rispetto agli attuale 1,3 miliardi di cittadini, un ulteriore 30% di cinesi. Ma la normativa resta una delle più discusse a livello nazionale e oltreconfine. Questione di etica e di allarme sociale, generato dalla tradizionale preferenza dei cinesi verso il figlio maschio che perpetui la specie e il ricorso (illegale) ad aborti selettivi o abbandoni in caso di fiocco rosa. Una procedura che in trent'anni di legge e 10 di 'linee-guida' ha visto crescere il rapporto medio tra i sessi alla nascita fino a toccare i 120 maschi ogni 100 femmine (con punte di 160 a 100 in alcune province). All'appello mancano, dunque, circa 34 milioni di donne.

 

Ma tra tutti c'è uno squilibrio che preoccupa particolarmente studiosi, esperti e autorità: la carenza di popolazione in età da lavoro. La corsa della Cina a scalzare gli Stati Uniti come prima potenza economica rischia di rallentare man mano che la fetta manodopera si assottiglia sempre di più. Mentre il Paese invecchia e si ritira in pensione, i lavoratori cinesi di domani sono sempre meno numerosi. Le proiezioni sono allarmanti: secondo il Centro di Ricerca e Sviluppo, think-tank molto vicino al governo, il Paese toccherà un tasso di natalità estremamente basso dopo il 2026, evitabile solo se il governo tornerà a incoraggiare le famiglie ad avere più figli.

 

"La popolazione che viene fuori dai dati del Ministero è più simile a quella di una nazione sviluppata che a quella di una emergente" afferma Ken Peng, economista di BNP Paribas che ha commentato al Financia Times le cifre rilasciate nel fine settimana.

 

Che fare allora? Sono in molti gli esperti che invitano i leader cinesi ad approvare se non una sospensione della normativa, almeno una revisione più rilassata. Secondo le ultime revisioni, le famiglie che vivono in città di solito non possono avere più di un figlio, mentre in campagna è consentito averne due se la prima è femmina. Fanno eccezione anche le minoranze etniche che – almeno in teoria – non sono sottoposte alle restrizioni, mentre in alcune metropoli, come ad esempio Pechino e Shanghai, il secondo figlio è consentito anche alle coppie formate da due figli unici. I ricercatori del Centro Ricerche e Sviluppo non hanno dubbi e già a metà dell'anno scorso sostenevano che per poter proseguire la sua ascesa economica, la Cina deve tornare a rinascere. In che modo lo spiegano loro stessi: due figli entro il 2015 e abolizione del limite delle nascite dal 2020.

 

Ma le chiamate dei demografi non sembrano ottenere risposta. "L'idea di risolvere il problema dell'invecchiamento della popolazione incrementando il tasso si fertilità è come bere veleno per spegnere la sete" ha dichiarato Yang Yuxue, vice capo dell'unità di pianificazione familiare. Il problema è ora nelle mani di Li Bin, tra le poche donne al potere, appena posta al vertice del ministero della Sanità e della Commissione per la pianificazione familiare, da quest'anno, per la prima volta accorpati in unico ufficio per via della manovra di rimpasto.

 

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