Diritto

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Cina 2012,
l'anno degli scandali

SPECIALE AGICHINA24  - CAMBIO AL VERTICE
a cura di Alessandra Spalletta e Antonio Talia



AgiChina24 seguirà lo svolgimento del Diciottesimo Congresso del Pcc a Pechino dall'8 al 14 novembre. L'atteso evento sancirà il passaggio di consegne dalla quarta alla quinta generazione di leader. Lo Speciale sarà aggiornato ogni giorno e sarà ricco di notizie, approfondimenti e interviste a cura delle redazioni di Roma e di Pechino. 

 

di Eugenio Buzzetti

twitter@eastofnoeast

 

Pechino, 7 nov. - "E' dal 1976 che la politica non vedeva così tanti scandali uno dietro l'altro". E' il giudizio di diversi esperti e politologi che osservano da vicino la vita politica cinese. Per la portata degli avvenimenti degli ultimi mesi, il 2012 cinese può trovare un termine di paragone solo nell'anno della morte di Mao Zedong, fondatore della Repubblica Popolare Cinese, e dell'arresto della Banda dei Quattro, responsabile degli eccidi della Rivoluzione Culturale. Il 1976 è stato l'inizio di un cambiamento che avrebbe portato la Cina ad abbandonare il radicalismo per aprirsi alle riforme economiche volute da Deng Xiaoping. Allora il processo di rigenerazione del potere era passato attraverso l'arresto e la condanna dei maggiori responsabili (fatto salvo il padre della patria) delle violenze e del terrore che per anni avevano dominato la vita sociale del Paese. Oggi, il passaggio di consegne dalla quarta alla quinta generazione di leader è segnato da una serie di scandali che hanno sconvolto il partito dall'interno e modificato gli equilibri tra le fazioni che si contendono i seggi più alti della politica: quelli del Comitato Permanente del Politburo, il massimo organo decisionale del Dragone.

 

Il tempismo con cui i fatti si sono verificati negli ultimi mesi lascia più di un dubbio sulla possibilità che una regia occulta abbia manovrato il corso degli eventi. Su tutti, il caso legato all'ex segretario politico, il potentissimo Bo Xilai, epurato definitivamente dal Partito Comunista Cinese nelle scorse ore, rappresenta l'apice di un anno di vendette politiche e di intrighi per raggiungere le stanze del potere. Le tappe che ne hanno scandito la vicenda si sono in più occasioni prestate a teorie del complotto, non tutte infondate. Definito da più parti come il più grande scandalo politico cinese degli ultimi venti anni, la vicenda legata all'ex leader è la pietra angolare della lotta per il potere a Zhongnanhai, il Cremlino cinese. Bo Xilai è al centro di un triplice scandalo che si compone di un omicidio, di reati finanziari per milioni di dollari e di un tentativo di spionaggio agli alti vertici dello Stato. Il suo processo di epurazione, durato nove mesi esatti, ha scandito l'avvicinarsi dell'appuntamento politico più importante del decennio, il diciottesimo Congresso del Partito Comunista Cinese, che si aprirà domani e sancirà il ricambio della classe dirigente cinese. L'eliminazione del leader di Chongqing dalla scena ha tolto di mezzo l'ultimo leader che si rifaceva politicamente al pensiero di Mao Zedong, e che avrebbe turbato gli equilibri di un Paese ormai da trenta anni votato al turbo-capitalismo. Se fosse stato eletto tra i nuovi membri del Comitato Permanente, come egli stesso sperava fino allo scorso febbraio, Bo Xilai avrebbe potuto influenzare le decisioni del Comitato Permanente, per le sue amicizie all'interno del partito e tra i generali dell'esercito. La perfetta sincronia tra gli eventi che lo hanno visto perdere il potere e l'incalzare del ricambio generazionale ai vertici dello Stato ha assunto il sapore di una resa dei conti, che non ha risparmiato nulla al leader neo-maoista.

 

Bo Xilai non è l'unica vittima della lotta per il potere scatenatasi a Zhongnanhai. La sua progressiva eliminazione ha trascinato con sé anche uno degli uomini forti dell'attuale Comitato Permanente, Zhou Yongkang, considerato il suo migliore alleato e principale sponsor nella stanza dei bottoni. Contrariamente al suo protetto, Zhou non è andato incontro a una vera e propria epurazione, ma piuttosto a uno svuotamento delle sue prerogative di capo degli apparti di sicurezza, la potente Wujing, il corpo paramilitare che sovrintende alla sicurezza interna. A salvarlo dall'umiliazione di perdere il potere sarebbe stata l'età: il sessantanovenne Zhou Yongkang dovrà comunque abbandonare il suo seggio al termine del Congresso.

 

C'è poi stato il caso di Ling Jihua, capo dell'Ufficio Generale del Comitato Centrale e segretario personale del presidente Hu Jintao, gentilmente rimosso dal suo incarico nel settembre scorso per uno scandalo di alcuni mesi prima che aveva visto al centro suo figlio, scomparso in un incidente stradale. Pur non essendo direttamente candidato a una posizione di vertice, Ling era considerato un astro nascente della sesta generazione di leader, quella che salirà al potere dal 2022. La sua uscita di scena priva Hu Jintao di un fedelissimo e, forse, di quello che sarebbe potuto diventare un erede politico.

 

Ci sono state poi le rivelazioni delle ingenti fortune accumulate da Xi Jinping, attuale vice presidente cinese, e del primo ministro uscente Wen Jiabao, acerrimo nemico di Bo Xilai, che hanno avuto come effetto immediato la censura dei media che li avevano pubblicati.

 

Ancora: negli ultimi giorni, al centro della scena è stato Li Yuanchao, dato per sicuro membro del nuovo Comitato Permanente. Li è stato rimosso dalla carica di capo dell'organizzazione del partito per un complotto legato a un sondaggio interno compiuto nel maggio scorso allo scopo di indirizzare la transizione politica. Il suo siluramento è da attribuire all'ex presidente Jiang Zemin, tornato in gran forma sulla scena dopo le voci dello scorso anno che lo davano in condizioni di salute critiche. Da aprile, Jiang appare a intermittenza sui media per fare sentire tutto il suo peso di grande vecchio della politica nazionale nonostante da anni abbia abbandonato ogni carica.

 

La lotta per il potere del 2012 è stata anche una battaglia tra i pesi massimi della politica del Dragone per assicurare ai propri uomini un posto al vertice, e a se stessi la possibilità di continuare a guidarli da dietro le quinte. Hu Jintao contro Jiang Zemin. In mezzo, Xi Jinping, il delfino, che tra pochi giorni erediterà da Hu il ruolo di leader della seconda economia del pianeta. Il nuovo presidente dovrà fare i conti con i suoi predecessori, che già negli ultimi giorni hanno dimostrato di potere condizionare la vita politica e le mosse del futuro presidente, anche in assenza di cariche ufficiali. Orfana di figure di spicco, la politica cinese affronta una crisi di credibilità che la recente ondata di scandali ha approfondito. Per Xi Jinping il rischio è quello di essere un presidente evanescente, schiacciato dai giganti che lo hanno preceduto, e lontano dal sentimento di quella enorme fascia di popolazione che ancora oggi tiene in casa il ritratto di Mao. E che forse in Bo Xilai aveva visto un nuovo "timoniere", più carismatico e forte degli uomini che tra pochi giorni si fregeranno del titolo di membri del Comitato Permanente. Ma la storia, nove mesi fa, ha preso un altro percorso.

 

CRONOLOGIA SCANDALI CINESI DEL 2012

 

La fuga di Wang Lijun al consolato Usa di Chengdu, nove mesi fa, ha scoperchiato il vaso di Pandora della politica cinese, come non era mai successo negli ultimi venti anni. Gli scandali hanno scandito come un lungo countdown l'avvicinarsi dell'avvenimento politico più importante del decennio, il diciottesimo Congresso del Partito Comunista Cinese. Ripercorriamo le tappe principali delle bufere politiche che si sono abbattute su Zhongnanhai e che condizioneranno gli eventi dei prossimi giorni.



6 febbraio - Wang Lijun, vice sindaco e capo della Pubblica Sicurezza di Chongqing, nel sud della Cina, raggiunge il consolato statunitense di Chengdu, nella provincia meridionale del Sichuan, per chiedere asilo politico. Ne uscirà solo all'indomani, quando sarà arrestato dalle forze di Polizia, che nel frattempo hanno accerchiato l'edificio. E' l'inizio del caso che porterà alla defenestrazione del segretario politico di Chongqing, Bo Xilai, autore di una campagna anti-criminalità senza quartiere nella metropoli, alfiere di un ritorno alle origini maoiste della Repubblica Popolare, e mentore politico dello stesso Wang Lijun. La clamorosa fuga del suo braccio destro, segnerà la fine delle ambizioni politiche di Bo Xilai, fino a quel momento dato come probabile candidato a un seggio tra i membri del nuovo Comitato Permanente del Politburo, il vertice del potere cinese, al termine del Diciottesimo Congresso, previsto per l'autunno.

 

21 febbraio - si diffondono voci di dimissioni di Bo Xilai dalla carica di segretario politico di Chongqing. Il diretto interessato interviene in televisione per smentire personalmente le voci attorno al suo futuro.

 

Primi giorni di marzo - All'apertura dei lavori dell'Assemblea nazionale del Popolo, Bo Xilai è l'unico membro del Comitato Centrale del partito a non essere presente. Comparirà alcuni giorni dopo, il 9, per una conferenza stampa di fronte ai giornalisti della stampa straniera: da sempre sciolto e rilassato di fronte alle telecamere, Bo Xilai smentisce il proprio coinvolgimento in quello che viene già definito "l'affare Wang Lijun".

 

15 marzo - Con un comunicato ufficiale dell'agenzia di stampa statale cinese Xinhua, Bo Xilai viene rimosso dalla carica di segretario politico di Chongqing. E' la prima tappa della fine politica del leader neo-maoista e l'inizio del caso Bo Xilai. Il giorno prima, il presidente cinese Hu Jintao aveva bollato Wang Lijun, ora formalmente sotto inchiesta, come un "traditore".

 

20 marzo - Sul sito di microblogging cinese Weibo, il Twitter cinese, si diffonde al notizia di un incidente d'auto avvenuto nel fine settimana, su una delle superstrade che circondano Pechino. I resoconti degli utenti parlano di un Ferrari di colore nero che si è schiantata sul quarto anello in una zona molto trafficata nella capitale: a bordo ci sarebbero state tre persone, una delle quali è morta. Nel giro di poche ore, tutte le parole connesse all'incidente automobilistico su Weibo vengono bannate dalla censura. Gli organi di stampa ufficiali tacciono sull'incidente automobilistico. Per mesi non si saprà più nulla di certo.

 

20 marzo - Lo stesso giorno, due siti in lingua cinese che trasmettono su server stranieri, Boxun e Duowei, diffondono la notizia di un nastro segreto che svelerebbe il mistero legato alla fuga di Wang Lijun e alla rimozione di Bo Xilai da leader di Chongqing. Secondo la ricostruzione dei due siti, autori di clamorosi scoop come di notizie rivelatesi poi infondate, Wang Lijun sarebbe fuggito al consolato Usa dopo un dissidio avuto con Bo Xilai per un'indagine che stava conducendo sulla famiglia del leader. Probabilmente temendo per la propria vita, Wang ha deciso di chiedere asilo politico agli americani.

 

22 marzo - Sono giorni confusi. Si diffonde sui siti di social network la notizia di un tentativo di colpo di Stato a Pechino. per alcune ore scompare dalla scena il numero nove della gerarchia politica cinese, Zhou Yongkang, membro del Comitato Permanente del Politburo e responsabile degli apparati di sicurezza cinesi. Riapparirà sugli schermi della CCTV il giorno dopo, in occasione della visita di Stato del presidente indonesiano, Susilo Bambang Yudhoyono. Zhou Yongkang è un amico personale di Bo Xilai, e ritenuto suo sponsor all'interno della cerchia ristretta del Comitato Permanente. In quegli stessi giorni, Pechino invia al Comando militare di Chengdu, il più importante di tutto il sud-ovest, il vice capo della Commissione Militare Centrale, Guo Boxiong, per indagare su possibili tentativi di insabbiamento o connivenze con Bo Xilai, che proprio a Chengdu ha forti legami con i vertici dell'esercito. I maggiori media cinesi lanciano una campagna per ricompattare le truppe attorno al partito e molti editoriali si scagliano contro la comparsa di rumors attorno alla sorte di Zhou Yongkang. In quegli stessi giorni, sei persone vengono arrestate e sedici siti web vengono chiusi per avere "diffuso speculazioni on line" che hanno "fortemente turbato l'ordine pubblico e la stabilità sociale".

 

10 aprile - Dopo giorni di voci sempre più insistenti attorno alla famiglia del leader di Chongqing, Gu Kailai, moglie di Bo, viene arrestata per coinvolgimento nell'omicidio di un uomo d'affari inglese, Neil Heywood, ritrovato morto in una stanza d'albergo di Chongqing, il 14 novembre 2011 e il cu cadavere è stato frettolosamente cremato. Lo stesso giorno, Bo Xilai viene sospeso da tutte le cariche che ricopriva a livello nazionale, come membro del Comitato Centrale e del Politiburo del partito. E' il secondo passo verso la fine politica del leader di Chongqing. Il caso Bo Xilai diventa un caso di omicidio.

 

23 aprile - L'agenzia di stampa statunitense Bloomberg pubblica un articolo in cui svela tutti gli affari della famiglia di Bo Xiali, che dietro un giro di prestanomi e di società offshore aveva nascosto all'estero una fortuna pari a 136 milioni di dollari. nel frattempo, si fa più chiaro il profilo di Heywood. Il businessman britannico era amico della famiglia sin dai tempi in cui Bo Xilai era sindaco della località costiera di Dalian, nel nord-est, negli anni Novanta. Secondo le ricostruzioni effettuate, Heywood avrebbe aiutato Gu Kailai a nascondere all'estero ingenti capitali e avrebbe aiutato il figlio della coppia, Bo Guagua, a entrare in prestigiosi college inglesi e americani. L'uomo alla dipendenze della famiglia Bo sarebbe stato ucciso per avere tentato di ricattare Gu, con la quale aveva intrattenuto una relazione negli anni passati. Il caso Bo Xilai assume la forma anche di uno scandalo finanziario.

 

25 aprile - Terzo capitolo del caso Bo Xilai. Secondo quanto riportato dal New York Times, Bo Xilai, assieme al fido Wang Lijun, negli anni in cui erano a capo di Chongqing, avevano messo a punto un sofisticato sistema di intercettazioni capace di captare ogni conversazione telefonica avvenisse nella metropoli. Inizialmente nato come misura anti-criminalità, il sistema di intercettazioni venne sempre più spesso usato per spiare nemici politici, attirandosi le ire di alcuni alti dirigenti politici. A inizio 2012 il governo di Pechino aveva mandato agenti a Chongqing sotto copertura per indagare sul sistema messo a punto da Bo e Wang. Il tentativo di spionaggio agli alti vertici dello stato diventa il terzo capitolo del caso Bo Xilai, quello ancora oggi più misterioso e di cui probabilmente non si saprà nulla per l'imbarazzo che potrebbe creare ai vertici dello Stato.

 

Maggio/giugno - La lotta per il potere si accende. Secondo alcune fonti interne del Partito Comunista Cinese, il prossimo Comitato Permanente  sarà composto di soli sette membri invece che nove, come l'attuale. Una delle due cariche a scomparire sarebbe quella di capo dei servizi di sicurezza, attualmente ricoperta da Zhou Yongkang. E' l'inizio di quella "epurazione dolce" a cui andrà incontro Zhou, per essersi schierato contro l'epurazione di Bo Xilai nei mesi precedenti. La sua carica sarebbe stata svuotata di ogni effettivo potere, che sarebbe passato al Ministero della Pubblica Sicurezza, retto da Meng Jiangzhu. Il 16, un gruppo di funzionari di medio livello in pensione pubblica una lettera aperta in cui chiedono la rimozione immediata dal Comitato Permanente di Zhou per il suo coinvolgimento nel caso Bo Xilai.

 

Maggio/giugno - E' il periodo rosa del caso Bo Xilai. Si comincia con la moglie, Gu Kailai: un architetto francese, Patrick Henry Devilliers, aveva avuto una relazione con la moglie del boss di Chongqing intorno alla metà degli anni Duemila e aveva registrato in Lussemburgo una società di investimenti, la D2 Properties, usando lo stesso indirizzo della Ang Dao Law Firm di proprietà di Gu. Di Devilliers si sono perse le tracce da tempo: verrà ritrovato alcune settimane dopo dal New York Times a Phnom Penh, dove vive da diverso tempo. Davanti ai microfoni, l'architetto francese non rilascia commenti sulla relazione con Gu Kailai. Tocca poi all'ex boss: il 30 maggio, il quotidiano di Hong Kong Apple Daily rivela che l'attrice cinese Zhang Ziyi, nota al pubblico internazionale per il suo ruolo da protagonista nel film "Memorie di una geisha" diretto da Rob Marshall, avrebbe avuto diversi incontri sessuali, almeno una decina, con l'ex leader di Chongqing tra il 2007 e il 2011. Il cachet di uno di questi sarebbe stato di addirittura dieci milioni di yuan, circa 1,2 milioni di euro. Attraverso i suoi legali, e contemporaneamente sul suo account Weibo, l'attrice fa sapere che farà causa la giornale se non smentirà nel giro di 48 ore la notizia. Vero o no che sia, la demolizione dell'immagine pubblica di Bo Xilai è completa. tra le altre accuse di cui dovrà rispondere l'ex leader, ci sarà proprio quella di avere intrattenuto relazioni improprie con esponenti dell'altro sesso negli anni in cui era signore incontrastato di Chongqing.

 

29 giugno - L'agenzia di stampa statunitense Bloomberg pubblica una lunga inchiesta che svela gli affari della famiglia del vice presidente cinese Xi Jinping, candidato a succedere a Hu Jintao alla guida del partito e dello Stato al termine del prossimo Congresso.Terre rare, immobili, equipaggiamenti per telefonia mobile sono i settori in cui la sua famiglia è presente da anni. Attorno a questi business si cela una galassia di nomi che, pur non immediatamente riconducibili alla sua persona, ne sono diretta emanazione. Sono cifre importanti quelle che ruotano attorno alla sua famiglia. Investimenti per il valore di 376 milioni di dollari in compagnie private; una percentuale del 18% di azioni in una società che si occupa di terre rare con 1,73 miliardi di dollari in asset; altri 20,2 milioni di dollari sarebbero investiti in una azienda di tecnologia. "Mister Pulito", come viene soprannominato per l'avversione che in pubblico mostra contro la corruzione, avrebbe una seconda vita da affarista che conduce attraverso la sua famiglia e che contrasta con la sua fama di politico puro per cui è generalmente noto. Il sito della Bloomberg viene immediatamente oscurato dalla censura di Pechino.

 

26 luglio - Un comunicato ufficiale della Xinhua rivela che Gu Kailai è stata formalmente accusata di omicidio dalla Corte Internedia del Popolo di Hefei, nella provincia meridionale dello Anhui. Il processo nei suoi confronti si aprirà il 9 agosto.

 

7 agosto - Gu kailai confessa l'omicidio del businessman britannico Neil Heywood. Secondo un procuratore informato dei fatti, Gu avrebbe confessato anche alcuni "reati finanziari" commessi negli anni precedenti.

 

9 agosto - Inizia il processo nei confronti di Gu Kailai. All'udienza, la donna appare visibilmente cambiata nel fisico, gonfia, quasi irriconoscibile, al punto da suscitare il sospetto che a comparire davanti ai giudici sia una sosia. Il processo dura solo sette ore. Il 20 agosto viene giudicata colpevole dalla Corte Intermedia del Popolo di Hefei dell'omicidio Heywood e viene condannata alla pena di morte con sospensione della pena, di fatto un ergastolo. La sua condanna chiude il primo capitolo giudiziario della vicenda legata a suo marito.

 

2-14 settembre - Xi Jinping, il porbabile candidato a succedere a Hu Jintao, scompare dalla scena pubblica di Pechino. La sua assenza da tre incontri ufficiali desta l'allarme della stampa internazionale sulle sorti del futuro numero uno cinese. In poche ore si diffondono le voci più diverse: Xi sarebbe stato ricoverato per un brutto mal di schiena, procuratosi durante una nuotata in piscina; avrebbe avuto un lieve attacco cardiaco e sarebbe stato ricoverato all'ospedale militare 301 della capitale; soffrirebbe di un cancro al fegato. Altre voci diffuse da Boxun lo danno ricoverato in ospedale inseguito a un incidente automobilistico per nulla casuale, ma messo a punto da generali vicini a Bo Xilai. Stessa sorte sarebbe toccata a He Guoqiang, capo della Commissione Disciplinare del partito, che avrà il compito di giudicare proprio Bo Xilai per gli scandali che lo vedono coinvolto in prima persona. La sua sparizione sarebbe, invece, dovuta secondo John Kennedy, opinionista del South China Morning Post di Hong Kong, a un dissidio interno con Hu Jintao sul futuro assetto del Comitato Permanente. Dopo due settimane di assenza, Xi riappare in pubblico il 14 per un incontro con gli studenti dell'Università di Agraria di Pechino, ponendo fine alle voci su di lui.

 

3 settembre - Ling Jihua, capo dell'Ufficio Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e segretario personale del presidente Hu Jintao, viene nominato a capo dello United Front Work Department, mega-corrente all'interno del partito. Ling, astro della sesta generazione di leader, candidato a un posto agli alti vertici del Partito e dello Stato a partire dal 2022, è un fedele alleato di Hu Jintao. Ling era dato come possibile membro del Politburo, a partire dal prossimo Congresso, promozione che sembra ora irrimediabilmente compromessa: la nuova carica da lui occupata viene vista dagli analisti come una retrocessione che pone Ling fuori dalle stanze del potere. A determinare la rimozione di Ling dall'Ufficio generale del Comitato Centrale sarebbe stato un incidente stradale avvenuto il 18 marzo scorso nel quartiere di Wudaokou, nella zona universitaria della capitale. A bordo di una Ferrari nera un giovane era rimasto ucciso e due coetanee erano rimaste gravemente ferite. Il tam tam mediatico dei microbloggers cinesi aveva destato immediatamente l'allarme dei censori che avevano cancellato da Weibo ogni riferimento all'accaduto, dando corpo ai sospetti dei netizens che a bordo della Ferrari ci fosse il figlio di un alto dirigente del partito e che la vicenda stava suscitando l'imbarazzo dei vertici politici di Pechino. Da successive ricostruzioni, il giovane rimasto vittima dell'incidente sarebbe Ling Gu, figlio di Ling Jihua. L'incidente automobilistico aveva suscitato polemiche sugli stili di vita sopra le righe dei figli dei leader cinesi e sui compensi dei loro genitori, colpendo in maniera indiretta anche Hu Jintao che nei dieci anni da presidente ha ribadito in più occasioni il suo impegno nella lotta alla corruzione all'interno del partito.

 

5 settembre - Viene annunciato per il 18 settembre l'inizio del processo contro Wang Lijun. Le accuse per lui sono quelle di diserzione, corruzione, abuso di potere, e quella di avere piegato la legge ai propri fini.

 

17 settembre - Con un giorno di anticipo e in segreto, comincia presso la Corte Intermedia del Popolo di Chengdu, il processo a Wang Lijun. nella giornata odierna l'ex superpoliziotto di Chongqing viene giudicato per i reati inerenti alla violazione di segreto di Stato e quindi la sua fuga al consolato Usa di Chengdu del 6 febbraio scorso.

 

18 settembre - Secondo giorno del processo a Wang Lijun. L'imputato non contesta le accuse nei suoi confronti e ammette gli "effetti nazionali e internazionali" dei suoi crimini. Verrà condannato, il 24, a 15 anni di carcere. Con il processo al braccio destro di Bo Xilai si chiude anche il secondo capitolo giudiziario della saga legata all'ex leader di Chongqing. Per la prima volta, il nome di Bo Xilai viene messo in relazione ad accuse di natura criminale di cui l'ex leader potrebbe essere chiamato a rispondere in sede giudiziaria.

 

28 settembre - Bo Xilai viene espulso dal Partito Comunista Cinese. La notizia viene data dalla Xinhua, che un minuto dopo annuncia la data di inizio del diciottesimo Congresso del Partito Comunista Cinese, che si aprirà l'8 novembre prossimo. E' la fine politica del leader della Nuova Sinistra e della carriera dell'ex leader di Chongqing. "Bo Xilai -spiega il comunicato del partito- ha tratto profitto dai suoi incarichi pubblici e ha ricevuto tangenti personalmente e tramite la sua famiglia". Non solo durante il suo periodo da segretario politico di Chongqing, ma anche prima, e ha "danneggiato gravemente l'immagine e la reputazione dello Stato, producendo un effetto negativo in patria e all'estero".

 

30 settembre - In una lunga lettera pubblicata sulla piattaforma di social network Tumblr (non bannata, al contrario di Facebook e Twitter, dalla censura cinese) Bo Guagua, figlio di Bo Xilai, difende pubblicamente la figura del padre, che descrive come "retto" e "devoto" al dovere. "Personalmente mi riesce difficile -continua il figlio dell'ex leader di Chongqing- credere alle accuse rivolte contro a mio padre, perchè contraddicono qualsiasi cosa sia venuto a sapere di lui durante tutta la mia vita". Le accuse più gravi nei confronti di Bo sono quelle di corruzione e abuso di potere.

 

26 ottobre - L'Assemblea Nazionale del Popolo approva la decisione di espellere Bo Xilai. Privato anche dell'immunità, Bo Xilai affronterà il processo nei suoi confronti da privato cittadino.

 

26 ottobre - Lo stesso giorno un reportage-bomba del New York Times, a firma di David Barboza, rivela l'entità degli affari della famiglia del primo ministro cinese, Wen Jiabao. Secondo il quotidiano Usa, il patrimonio della famiglia di Wen si aggira attorno alla cifra di 2,7 miliardi di dollari. I suoi familiari hanno fatto affari con businessman di tutta l'Asia e il patrimonio di famiglia si è ampiamente ingrossato dal 1998, quando Wen ha ottenuto la carica di vice premier. Immediata la reazione di Pechino, che tramite il portavoce del ministero degli esteri, Hong Lei, definisce "calunnie" le rivelazioni del New York Times. Indiscrezioni sul figlio del primo ministro, Wen Yunsong, erano apparse già mesi prima, a febbraio, quando "Winston Wen", come spesso viene chiamato, era stato eletto all'unanimità presidente di China SatCom, uno degli operatori che offrono servizi di comunicazione terrestre e satellitare sul territorio cinese, destinata, secondo molti analisti, a diventare una delle maggiori compagnie di telecomunicazione d'Asia nei prossimi anni. Wen Yunsong aveva mosso i suoi primi passi in finanza, nella Ping An Insurance, la più grande agenzia di servizi finanziari cinese, e la stessa in cui la signora Yang Zhiyun, madre del primo ministro, una ex insegnante in pensione controlla un pacchetto di 120 milioni di dollari. Anche il fratello del premier, Wen Jianhong, in passato, avrebbe ottenuto ingenti quote nella società. La moglie di wen, Zhang Beili, dagli inizi degli anni Novanta controlla, direttamente o indirettamente, il settore dei diamanti in Cina, e viene indicata da Barboza come la persona che di fatto ha fissato gli standard del mercato delle pietre preziose quando questo settore era ancora agli albori. I legami della famiglia Wen si intrecciano gli affari di noti businessman, come Li Ka-Shing, l'uomo pi ricco di Hong Kong, fino all'imprenditrice e filantropa Duan Weihong, autrice di ricche donazioni a Harvard e all'università Qinghua, il più importante ateneo tecnico della capitale cinese. Il sito web del New York Times, esattamente come quello della Bloomberg pochi mesi prima, viene immediatamente oscurato dalla censura di Pechino.

 

29 ottobre - Wen Jiabao passa al contrattacco. I legali del primo ministro affermano in un comunicato che "le cosiddette "ricchezze nascoste" di Wen Jiabao di cui riferisce il New York Times semplicemente non esistono". Nessun "business illegale" né "quote di alcuna società". La decisione del primo ministro di rispondere tramite i suoi avvocati allo scoop del quotidiano Usa è un evento più unico che raro tra i vertici di Pechino che fanno del riserbo e del silenzio la loro cifra politica. Secondo diversi analisti, lo scoop del New York Times starebbe danneggiando gravemente l'immagine di "nonno Web", da anni "volto buono" del regime cinese per l'empatia mostrata nei confronti del popolo, dopo il terremoto in Sichuan e lo scandalo del latte in polvere contaminato del 2008.

 

30 ottobre - Non si sono ancora placate le polemiche contro il quotidiano usa autore dello scoop sulle fortune del primo ministro, che un nuovo scandalo turba la successione, ormai prossima, al vertice del potere cinese. A essere colpito, questa volta, è Li Yuanchao, capo del potente dipartimento organizzativo del partito, che controlla la condotta dei quadri del partito e seleziona gli aspiranti membri. Li era da mesi dato come sicuro membro del nuovo Comitato Permanente. Il giallo attorno al capo dell'organizzazione del PCC si lega a un'altra figura già nota: quella di Ling Jihua, il segretario personale di Hu Jintao che a marzo aveva perso un figlio in un incidente stradale mentre era alveolate di una Ferrari. Proprio come Ling Jihua, anche Li Yuanchao è un protetto di Hu Jintao. E ora anche la sua carriera sembra messa in discussione, secondo quanto riportato da John Garnaut sul quotidiano australiano The Age, a causa di un sondaggio che Ling Jihua condusse nel maggio scorso per orientare la transizione della leadership in maniera apparentemente sgradita."LI Yuanchao -spiega il giornalista di The Age- è coinvolto in un complotto messo in atto insieme a Ling Jihua, e per questo motivo ès tato silurato da Jiang Zemin". Nonostante sembi uno scandalo minore rispetto a quelli che hanno scosso il 2012 del Dragone, si tratterebbe, invece, di una situazione "estremamente delicata". Li avrebbe già perso il posto, dopo una riunione tenutasi pochi giorni prima, il 22 ottobre, e già rimpiazzato da Yu Zhengsheng, leader politico di Shanghai della fazione dei "principi rossi" e considerato vicino a Jiang Zemin, dato come sicuro prossimo membro del Comitato Permanente. Il caso Li Yuanchao è l'ultimo capitolo della lotta tra fazioni che nelle ore che precedono il Congresso vedono la fazione dei "principi rossi" in vantaggio sui rivali tuanpai per numero di seggi all'intero del futuro Comitato Permanente. Il ruolo dell'ex presidente Jiang Zemin, tornato a farsi vedere in pubblico, è servito a mostrare come anche da dietro le quinte, l'ottuagenario ex leader possa ancora condizionare pesantemente la scena politica.

 

5 novembre - Il governo cinese apre un'inchiesta sulla presunta fortuna occulta del primo ministro Wen Jiabao. A chiederla è lo stesso premier che avrebbe inviato una lettera al Comitato Permanente del Politiburo, di cui è membro, per chiedere l'apertura di un'inchiesta formale nei suoi confronti. Secondo il South China Morning Post di hong Kong l'inchiesta è già cominciata e dovrebbe concentrarsi sulle azioni della Ping An Insurance detenute dai membri della famiglia del primo ministro. Ancora non si sa quando verrà pubblicato l'esito dell'inchiesta, né se il risultato verrà reso pubblico.

 

5 novembre - Il comunicato finale del settimo plenum del Comitato Centrale del partito ratifica la decisione di espellere Bo Xilai e l'ex ministro delle Ferrovie, Liu Zhijun. Entrambi sono accusati di corruzione e di "gravi violazioni disciplinari" e andranno incontro a un processo penale. E' l'ultimo verdetto politico dell'attuale classe dirigente cinese, a tre giorni dall'inizio del diciottesimo Congresso del Partito Comunista Cinese che sancirà l'avvicendamento tra la quarta e la quinta generazione di membri del Comitato Permanente del Politburo, il vertice del potere cinese. L'eliminazione di Bo Xilai dalla vita politica della Cina è ufficiale. La sua epurazione è ora completa.



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