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Bbc:moglie Liu Xiaobo
trattenuta per forzarlo a esilio

di Antonio Talia

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Milano, 9 ott.- Due anni dall'assegnazione del premio Nobel per la Pace al marito,e lei è ancora lì, agli arresti domiciliari senza alcuna accusa formale: Liu Xia, la moglie del dissidente cinese Liu Xiaobo è stata reclusa nella sua casa di Pechino nell'ottobre 2010, qualche giorno dopo la decisione della commissione di Oslo. Ma adesso –secondo quanto riferiscono alla BBC fonti vicine alla famiglia- le condizioni mentali della donna sarebbero peggiorate, e l'ex poeta e fotografa si troverebbe sull'orlo di un esaurimento nervoso.

 

Secondo la fonte riservata della BBC, Liu Xia è diventata l'oggetto di un drammatico tiro alla fune tra il marito e gli apparati di sicurezza cinesi: la polizia starebbe tentando di costringere il premio Nobel ad accettare l'esilio, sottoponendo la donna a una spietata sorveglianza 24 ore su 24.

 

"Due poliziotti vivono con lei nel suo appartamento - racconta alla BBC l'amico di famiglia - e moltissimi agenti in borghese circondano costantemente il palazzo. Le viene concesso di visitare solo la madre e il marito, e una delle sue migliori amiche può andarla a trovare circa una volta al mese, sempre in presenza di un funzionario di polizia. Per il resto, non può andare da nessuna parte, non può fare una passeggiata al parco, non può neanche entrare in un negozio. Liu Xia sta male, soffre molto per la perdita della sua libertà personale e si preoccupa continuamente per il marito in prigione".

 

Liu Xiaobo, che deve scontare una condanna a 11 anni per l'accusa di "sovversione", è detenuto nella prigione di Jinzhou, e la moglie può visitarlo ogni due o tre mesi. Le uniche altre persone cui viene consentito di incontrarlo sono i due fratelli, due volte all'anno, separatamente, e sempre alla presenza di un poliziotto. E' stato permesso loro di vederlo insieme solo una volta, nel settembre dello scorso anno, per informarlo della morte del padre. In quell'occasione Liu Xiaobo ha anche ottenuto un breve permesso per tornare a casa e presenziare a una cerimonia funebre, prima di tornare in cella.

 

56 anni, scrittore, professore, critico letterario, Liu Xiaobo è un ex leader delle proteste di Piazza Tian an Men. Nel 2008 ha subito una condanna per "incitazione alla sovversione" dopo aver realizzato e promosso insieme con altri dissidenti il manifesto "Charta '08", che contiene una serie di proposte per riformare lo stato cinese in senso multipartititico e democratico. Nel 2010 riceve il premio Nobel per la Pace, e il governo di Pechino impedisce all'intellettuale di ritirarlo opponendo all'Accademia di Oslo un gelido comunicato: secondo le leggi cinesi Liu Xiaobo è un criminale, e come tale non può lasciare la Cina.

 

Ma se il premio Nobel è stato giudicato e condannato da un tribunale, lo stesso non si può dire della moglie: nei confronti di Liu Xia non è stata formalizzata alcuna accusa, la poetessa è sottoposta a una forma di detenzione illegale, perché di fatto contraria alle norme vigenti, una pratica che la Cina applicata con un certa frequenza ai dissidenti e agli elementi più scomodi. Gli apparati di sicurezza continuano tuttavia a sostenere che Liu Xia non viene trattenuta contro la sua volontà.

 

I fratelli hanno smesso di sollevare il caso per timore di un'interruzione delle visite, ma allo stesso tempo le forze dell'ordine chiedono al premio Nobel di accettare l'esilio, trattenendo la moglie come una sorta di ostaggio. "Ma Liu Xiaobo non intende andarsene dalla Cina, anche se potrà uscire di prigione solo nel 2020. Il governo vuole che Liu se ne vada, perché la detenzione di un premio Nobel ricorda a tutto il mondo la scarsa considerazione dei diritti umani che vige in Cina. Quasi tutti gli oppositori che hanno scelto l'esilio sono diventati sempre meno influenti. Ecco la ragione per la quale Liu Xiaobo insiste a rimanere, anche se significa stare in prigione. Per lui, restare in Cina è la cosa più importante".

 

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