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Alfabetizzazione, 'piaga'
dei bambini disabili

Alfabetizzazione,  piaga <br />dei bambini disabili


di Antonia Cimini

 

Pechino, 16 lug. - Quasi un bambino disabile su due non sa né leggere né scrivere in Cina. La constatazione deriva da un rapporto di Human Rights Watch, il gruppo di difesa dei diritti umani basato a New York, che ha pubblicato ieri un rapporto sulle barriere all’educazione per bambini con handicap.

 

Il 40% dei giovanissimi disabili in età scolare è analfabeta. Il 28% non riceve l’educazione a cui avrebbe diritto ed è escluso dal sistema scolastico cinese. La maggior parte è vittima di discriminazione da parte degli stessi istituti scolastici, che negano classi confortevoli prive di barriere architettoniche, scoraggiano l’iscrizione e fanno pressione affiché i portatori di handicap abbandonino il cammino educativo.

 

La fotografia scattata dal rapporto di Human Rights Watch, basato su interviste don 62 famiglie di bambini disabili, lancia un grido d’allarme in un paese seconda potenza economica del mondo e ancora retto da un sistema politico che dovrebbe favorire la protezione dei più deboli.

 

In Cina vivono almeno 83 milioni di persone disabili, secondo le statistiche ufficiali del governo di Pechino. Per le organizzazioni umanitarie, però, essi vivono al margine della società, ignorati o tenuti nascosti. Negli anni passati sono periodicamente emersi casi di tortura, vendita o abbandono di bambini con handicap, spesso dati via dalle famiglie a cui è concesso avere un solo figlio in cambio di denaro per liberarsi di quel peso. Lo spartiacque nella percezione pubblica dell’handicap è stato l’anno 2008, quando Pechino ha ospitato per la prima volta le Paraolimpiadi e ha ratificato la Convenzione dei Diritti delle Persone Disabili, delle Nazioni Unite.

 

Allora, la Cina fece uno sforzo notevole non solo per accogliere atleti disabili di tutto il mondo, ma soprattutto per dare dignità ai propri portatori di handicap. Gli atleti con disabilità  della nazionale ringraziarono per quel trattamento portando a casa ben 89 medaglie d’oro nelle gare para olimpiche. Oggi, a distanza di cinque anni, quei progressi svaniscono di fronte alle mancate promesse del governo di Pechino, secondo il rapporto di Human Rights Watch.

 

La Convenzione stipula che i paesi firmatari debbano impegnarsi a creare un sistema educativo ‘inclusivo’ in cui i portatori di handicap non solo integrano il sistema scolastico a fianco dei coetani non portatori di handicap, ma traggano beneficio dal mutuo apprendimento. Tali premesse trovano, però, difficile applicazione in Cina a causa di caratteristiche strutturali del sistema cinese.

 

Innanzitutto, per accedere alla scuola gli studenti cinesi devono fornire un dossier medico in cui chiamati a dichiarare ogni anomalia dello stato fisico e mentale. Lo stato di salute è, infatti, una discriminante, non solo nell’educazione ma anche nel mondo del lavoro. Inoltre gli esami nazionali di accesso all’educazione, come la maturita’ gaokao, in generale non offrono a ragazzi non vedenti e non udenti di partecipare con metodologie appropriate. Ed infine non esistono insegnanti per il sostegno che affianchino i docenti nel corso delle lezioni per dare favorire l’integrazione e l’apprendimento di bambini disabili. Invece, i portatori di handicap sono in generale costretti a frequentare istituti appositi che non offrono corsi di studi ordinari e non vanno al di la’ dell’educazione dell’obbligo.

 

Attualmente Pechino sta lavorando alla revisione del Regolamento dell’Educazione per le Persone con Disabilità, una legge che regna in materia di servizi educativi a quei bambini dichiarati analfabeti dal rapporto HRW. La legge fu approvata nel 1994 e il primo disegno di riforma è stato presentato solo lo scorso febbraio. Le organizzazione di difesa dei diritti dei disabili hanno però criticato il progetto di ammendamento perché continua ad incoraggiare un sistema parallelo di educazione in cui si tengono distinti e separati studenti portatori di handicap e quelli non portatori.   

 

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