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Turisti cinesi vandali,
la Cina perde la faccia

Turisti cinesi vandali,<br />la Cina perde la faccia <br />


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella


Roma, 27 mag.- Ding Jinhao è stato qui. Jinhao è un teenager di Nanchino che, come fanno molti turisti, tempo fa ha voluto lasciare un ricordo del suo viaggio a Luxor. Fin qui nulla di strano se non fosse per il fatto che il ragazzo ha inciso il suo graffito su un antico tempio della città egiziana risalente a 3500 anni fa. A stanare il colpevole è stato ancora una volta il popolo della rete, che dopo aver postato una foto della parte deturpata, è risalito al ragazzo attraverso la data di nascita e la scuola di provenienza.

I genitori di Jinhao hanno chiesto scusa al popolo egiziano a mezzo stampa, precisando che il gesto risale a qualche anno fa lamentando l'eccessiva gogna nei confronti del figlio. Del resto la colpa non è del tutto sua: "Lo portiamo in viaggio con noi sin da quando era piccolo. Abbiamo visto parecchi 'graffiti' ma non abbiamo mai pensato di dirgli che è una cosa sbagliata da fare".

Il caso scoppia qualche giorno dopo che Wang Yang, uno dei quattro vice premier cinesi, in occasione di una conferenza per rendere effettiva la nuova legge sul turismo, ha osservato come "i comportamenti incivili di alcuni turisti cinesi  infanghino  l'immagine della Cina".


L'anno scorso i cinesi hanno speso in viaggi all'estero circa 102 miliardi di dollari all'anno, il 40% in più rispetto al 2011, mentre l'Organizzazione mondiale del turismo dell'Onu ha definito il Gigante asiatico il più grande bacino di risorse economiche impiegate in viaggi.
 
Negozi, caffetterie , hotel e ristoranti dal'Europa all'America stendono i tappeti rossi ai nuovi viaggiatori dal portafogli pieno, ma – ha spiegato l'ex capo del partito della provincia del Guangdong, Wang Yang – la condotta di molti di loro non è qualitativamente alta. "Parlano ad alta voce in pubblico, scolpiscono caratteri cinesi sulle attrazioni turistiche o attraversano la strada col rosso, danneggiando la reputazione del Paese".
 
Le parole del vice premier scaturiscono da un incidente praticamente identico a quello di Luxor, ma avvenuto  nel cortile di casa, nella Città Proibita di Pechino, per l'esattezza, dove un certo Liang Qiqi aveva voluto lasciare scritto di essere stato lì. "Secondo a nuova legge su turismo le agenzie di viaggio hanno la facoltà di rescindere contratti con turisti colpevoli di attività che violano l'etica sociale" ha dichiarato Wang senza scendere nei particolari.

Per il Drago, il problema dei vandali con il passaporto non è cosa nuova: già lo scorso anno il Global Times riportava che, secondo un sondaggio del sito web Living Social, la Cina si contendeva il primo posto con gli Stati Uniti per il titolo di peggiori turisti. Molti dei turisti cinesi non mostrano il minimo rispetto per la cultura del Paese, – si legge sul quotidiano - si aggirano per le città condotti dalle guide, scattano svogliatamente delle foto e alla fine si muovono verso il vero scopo: lo shopping. Molti di coloro che viaggiano all'estero sono più interessati a Prada che alle piramidi, e vedono il viaggio come un'occasione per acquistare beni di lusso aggirando la pesante tassazione cinese. Ma al momento di pagare il conto, continua il Global Times, non sono pochi quelli che ritirano le braccia tagliando le spese sulla mancia.

Un primato che la seconda potenza al mondo che si fa strada a colpi di massicci investimenti e di una buona dose di soft-power non può permettersi. E poi c'è il fattore culturale: perdere la faccia in Cina non è ammissibile.

 

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