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NOBEL LETTERATURA: PREMIO AL CINESE MO YAN

NOBEL LETTERATURA: PREMIO AL CINESE MO YAN


di Alessandra Spalletta e Sonia Montrella

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Stoccolma, 11 ott. - Il Nobel per la Letteratura 2012 è andato allo scrittore cinese Mo Yan, che "con il suo realismo allucinatorio - si legge nella motivazione del giudici della Reale Accademia di Scienza Svedese - forgia racconti popolari, di storia e contemporanei". Classe 1955, Mo Yan è l'autore tra l'altro di "Sorgo Rosso", "Rossa Radice Cristallina", "Grande seno fianchi larghi"e "La Rana". Il premio in denaro è di 8 milioni di corone svedesi che corrispondono a 923mila euro.
 

 

Mo Yan si è detto "molto contento" per il premio Nobel per la Letteratura conferitogli a Stoccolma, pur riconoscendo che c'erano molti altri "scrittori cinesi eccellenti" che lo avrebbero meritato. "Il premio non ha un grande significato per me", ha affermato l'autore di Sorgo rosso, raggiunto al telefono da un giornalista del People's Daily nella sua casa a Gaomi, nella provincia dello Shandong. "A mio avviso ci sono molti scrittori cinesi eccellenti le cui opere sono riconosciute anche all'estero", ha aggiunto. "Continuero' a fare del mio meglio, e usero' il mio tempo per creare sempre nuove opere", ha assicurato.

 

Nel corso di una conferenza stampa convocata in fretta e furia su esortazione dei media cinesi presso l'hotel Fengdu International a Gaomi (Shandong), secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa statale Xinhua Mo Yan ha dichiarato ai 20 gornalisti accorsi per intervistarlo: "Sono molto contento; quando ho appreso la notizia stavo mangiando, ho avuto un soprassalto". "Il Nobel per la letteratura è un premio importante, ma rappresenta solo il parere della commissione di Stoccolma. Sono soddisfatto delle opere che ho scritto finora. Confesso che non uso il computer, preferisco scrivere ancora a mano". Mo ha poi aggiunto: "Ringrazio il popolo della rete, in particolare i fan di Weibo (l'equivalente del twitter cinese, ndr), per l'apprezzamento e la critica alla mia opera letteraria. Grazie ai loro commenti, posso capire meglio quali aspetti del mio lavoro sono da valorizzare, quali i difetti e i punti da migliorare". Domani (venerdì) è invece prevista la conferenza stampa ufficiale a Pechino.


Il 57enne Mo Yan, pseudonimo letterario che significa "colui che non vuole parlare", è arrivato al successo internazionale con "Sorgo Rosso", romanzo del 1986 ambientato nella Cina rurale degli anni '30 durante l'occupazione giapponese e da cui è stato tratto il film del regista Zhang Yimou vincitore dell'Orso d'oro a Berlino nel 1988. Tra gli altri romanzi "Rossa radice cristallina", "Grande seno fianchi larghi,  "Le sei reincarnazioni di Ximen Nao" (tutti editi da Einaudi) e l'ultimo "La Rana" che denuncia la politica del figlio unico. Mo Yan, che viene da una famiglia povera e per anni aveva fatto il soldato, succede al poeta svedese Tomas Trastroemer. Negli anni '90 la sua fama era già cresciuta al punto che il giapponese Kenzaburo Oe, Nobel nel 1995, aveva detto che sarebbe stato lui a meritare il premio. Mo scrive anche sceneggiatura, come quella per il film "Addio mia concubina" diretto da Chen Kaige.

 

Mo Yan e' il primo cinese a vincere un premio Nobel senza essere ne' in carcere, ne' in esilio: lo scrittore Gao Xingjian, che vinse lo stesso premio nel 2000, era un dissidente in esilio in Francia, nonche' cittadino francese. Liu Xiaobo, che nel 2010 ottenne il Nobel per la Pace, a dicembre avra' scontato il terzo degli undici anni di prigione a cui fu condannato nel 2009 (dopo un anno di carcerazione preventiva) con l'accusa di "incitamento alla sovversione del potere dello stato".
  La sua premiazione da parte del Comitato di Oslo fece infuriare il governo di Pechino, che blocco' tutte le importazioni dalla Norvegia.
  Uno sgambetto cui, secondo molti, la Commissione avrebbe cercato di riparare proprio con il riconoscimento a Mo Yan.

 

Le reazioni

 

"Questo premio dimostra che il Nobel non ha fini politici". I complimenti arrivano da un altro grande della letteratura cinese, Su Tong (autore di "Mogli e Concubine" da cui Zhang Yimou ha tratto il film "Lanterne Rosse"). In un commento pubblicato su Sina (Xinlang), Su ha definito il premio a Mo Yan "meritato". "Il Nobel è sempre stato considerato un premio con intenti politici. La vittoria di Mo Yan dimostra che non è così: questo Nobel va alla sua opera che ha convinto la commissione di Stoccolma come esempio di "pura letteratura".

 

Al contrario di altri intellettuali, si legge sul South China Morning Post,  Mo Yan è abile nel fare denuncia all'interno dei confini della censura, ha scelto di cooperare con le autorità, e questo si nota anche dall'appoggio del governo al symposium dello scorso settembre che si è tenuto nella città natale di Mo dedicato a "La Rana", l'opera in cui lo scrittore "che non vuole parlare" critica la politica del figlio unico. Ad aiutarlo, la sua carica di vice presidente della Chinese Writer Association sotto il controllo di Pechino. Mo si pone, inoltre, come un grande sostenitore – a parole e a fatti – delle politiche in favore dell'arte e della cultura, viste come ramificazioni della causa socialista e, di conseguenza, non come minacce al Partito.

 

A testimonianza del fatto che il premio Nobel per la Letteratura 2012 è uno che piace a Pechino, l'esplosione della stampa cinese che, in netto contrasto con la 'parsimonia' di parole usata nel 2010, ha speso questa volta fiumi d'inchiostro. La televisione di stato CCTV, in particolare, con un insolita mossa, ha interrotto le trasmissioni per comunicare la decisione di Stoccolma.

 

"Conosco Mo Yan molto bene e posso assicurare che una delle cose che molte persone non sanno è quanto sia bravo con le parole. Riesce a farle vivere e respirare" ha commentato così la notizia dell'assegnazione del riconoscimento Lu Jiande, direttore dell'Istituto di Letteratura della Chinese Academy of Social Sciences (CASS). "E' lontano dagli altri cinesi in quanto parte con il criticare se stesso invece che il mondo esterno".

 

"Merita assolutamente il premio" dichiara alla Xinhua Er Yua He, notto scrittore originario della provincial dell'Henan. "Questo riconoscimento rappresenta l'affermazione della letteratura cinese nel mondo". Wang Anyi, presidente della Shanghai Writers' Association si è detta felice della notizia congratulandosi con lo scrittore.

 

Al coro, si unisce anche la rete: "Sei l'orgoglio della Cina" scrive Qingfengxiaoge sul Twiter cinese Weibo. "Un'ora fa solo Dio poteva saperlo, ma siate ora felici perchè Mo Yan è il vincitore del Nobel! Davanti ad un uomo di successo tale da vincere il premio, è un onore esser cinese come lui e parlare la sua stessa lingua ed essere Han come lui. Congratulazioni Mo Yan! Congratulazioni Cina!" 'twitta' il Global Times. Il China Digital Times ripropone invece le dichiarazioni rilasciate dallo stesso scrittore nel 2006 a proposito dell'onorificenza: "Cosa penso del Premio Nobel? Mi chiedo, non sarebbe un bene se vincessi i milioni del premio? Ma poi ci rifletto e penso: perché proprio io? E' possibile che io vinca un premio semplicemente facendo quello che so fare, cioè scrivere?  Se arrivasse il riconoscimento cambierei forse il mio stile e la mia scrittura?"

 

"Mo è uno degli autori più in vista in Cina ed è un autore tipicamente cinese nel senso tradizionale del termine. I suoi lavori riflettono un vivido e reale spaccato della Cina degli umili" aveva scritto giorni fa il quotidiano cinese in lingua inglese Global Times, commentando le voci sulla possibile attribuzione del Nobel allo scrittore cinese.
 

 

 

Il commento di He Peirong, la donna che aiutò a fuggire Chen Guangcheng


Parla anche He Peirong, l'insegnante di inglese che aiutò il dissidente cieco Chen Guangcheng nella sua rocambolesca fuga verso Pechino, nell'aprile scorso. Paladina dei diritti umani e dissidente, eroina e traditrice, pedina di potenze straniere e agente della CIA: da quando ha aiutato l'attivista Chen a fuggire dagli arresti domiciliari, sul suo conto si era detto di tutto. In un'intervista ad AgiChina24, la "Perla" aveva rivelato nuovi, inediti particolari alla clamorosa evasione di Chen. Chen Guangcheng, un avvocato autodidatta, aveva esposto all'opinione pubblica mondiale la prassi degli aborti in stato avanzato e delle sterilizzazioni forzate, applicata dai funzionari della provincia dello Shandong per mantenere le quote nascita decise dal governo. Un'atrocità che al centro dell'ultima opera dello scrittore Mo Yan, "La Rana".


"Mi complimento con Mo Yan per il premio assegnatogli da Stoccolma. Se questa vittoria può servire a promuovere la letteratura cinese 'seria', non posso che gioirne", ha dichiarato He Peirong raggiunta da AgiChina24. La "Perla" non ha perso occasione per spezzare una lancia a favore della lotta agli aborti forzati promossa da Chen. "La Rana", il romanzo in cui Mo Yan denuncia le atrocità scaturite dalla politica del figlio unico, nella "simbologia cinese rappresenta la vitalità e la fecondità della specie umana. L'unicità della vita, in Cina, è minacciata dalla politica di controllo delle nascite, che ha generato l'aberrazione degli aborti forzati", ci spiega He Peirong.  "Alla fine del romanzo di Mo, che mette in luce questo dramma, il protagonista ripensa all'estinzione dell'essere umano e alla negazione della legittimità della vita. Spero che il premio assegnato a Mo Yan, possa far riflettere la Cina e riattualizzare la discussione sull'efficacia della politica di controllo delle nascite, ponendo fine alle atrocità commesse in alcune province per far rispettare le quote di nascita". "Mo Yan, come Chen Guangcheng, è originario dello Shandong" soggiunge He Peirong "un'area della Cina flagellata da questa politica. 

 


Ai Weiwei: "Nobel inutile, Mo è parte del sistema"



Mentre la Cina si congratula con il premio Nobel per la Letteratura 2012 Mo Yan, Ai Weiwei esce dal coro. "Fa parte del sistema": ha commentato così la notizia l'artista, archistar e dissidente, tra le voci più scomode al governo di Pechino. Condannato qualche settimana fa a una multa di 1,8 milioni di euro per evasione fiscale – secondo molti un pretesto  utilizzato dalle autorità per metterlo a tacere -,  Ai ha ammesso di non aver letto nessun lavoro di Mo Yan. Per l'archistar, che in passato ha speso parole forti contro il governo, il riconoscimento non avrà alcuna utilità rispetto alla scarcerazione di Liu Xiaobo, il dissidente cui la commissione del Nobel consegnò l'onorificenza per la Pace nel 2010. "Niente cambierà, a meno che Mo non si dica preoccupato per Liu" ha osservato Ai che nutre vane speranze: "Mo ha detto in passato che non ha nulla da dire sul caso Liu Xiaobo".

 

Chi è Mo Yan, lo scrittore che "non vuole parlare"

 

«Il problema più grande della Cina di oggi sono le differenze di ricchezza. Ai tempi di Mao eravamo tutti uguali. Dagli anni Ottanta in poi, invece, la distanza tra le persone è andata aumentando. Oggi ci sono cinesi che vanno in giro con orologi da decine di migliaia di dollari a bordo di auto di lusso e altri che sono invece poverissimi. Non c'è più equità e questo sta sollevando lo scontento delle persone. Su internet si leggono molti commenti contrari al governo», raccontava Mo Yan in un'intervista ad AgiChina24.  Al destino dei più deboli Mo Yan, scrittore tra i più importanti della letteratura post maoista, ha sempre dedicato grande attenzione. Soprattutto nelle sue opere. I suoi romanzi storici, ambientati in diversi periodi del XX secolo, hanno dato vita, secondo la critica, a un genere letterario nuovo: una storiografia "dal basso", raccontata dagli individui, con i loro sentimenti e i loro pensieri. La Storia fatta dalle storie della gente comune.

 

Mo Yan è lo pseudonimo letterario di Guan Moye. Nasce il 17 febbraio 1955 a Gaomi (provincia dello Shandong) da una famiglia di contadini. Mo Yan letteralmente significa "non voglio parlare", rimanda al periodo in cui lo scrittore è diventato adulto, uno dei più tormentati della Cina: la Rivoluzione Culturale, quando una solo parola 'sbagliata' poteva avere conseguenze catastrofiche sulla vita delle persone. Mo Yan è considerato il maggiore scrittore cinese contemporaneo e il fondatore del movimento letterario della "ricerca delle radici".  In giovane età si arruola nelle forze armate, dove inizia a scrivere nel tempo libero, proseguendo gli studi universitari e lavorando presso il dipartimento affari culturali dell'Armata di liberazione popolare". Dieci anni fa la decisione di lasciare l'esercito e dedicarsi unicamente alla scrittura. 

 

Tra i suoi romanzi più noti, Sorgo Rosso (1986), racconto efferato dell'invasione giapponese degli anni '30; l'omonimo film di Zhang Yimou, nominato all'Oscar come migliore film straniero, vincitore dell'Orso d'oro a Berlino nel 1988. Il suo ultimo romanzo invece è Wa (La Rana), libro-denuncia della politica del figlio unico, con il quale nel 2011 ha vinto l'ottava edizione del Premio per la letteratura Mao Dun.

 

 IL CRUCCIO DI MO, "IN CINA NON C'E' EQUITA'"



Milano, 11 ott. - "Il problema piu' grande della Cina di oggi sono le differenze di ricchezza. Ai tempi di Mao eravamo tutti uguali. Dagli anni '80 in poi, invece, la distanza tra le persone e' andata aumentando": cosi' giudica la realta' del suo Paese Mo Yan, insignito del premio Nobel per la Letteratura, che al destino dei piu' deboli ha sempre dedicato grande attenzione. "Oggi", e' il pensiero espresso dallo scrittore in un'intervista concessa l'anno scorso ad AgiChina24 a cura di Emma Lupano, "ci sono cinesi che vanno in giro con orologi da decine di migliaia di dollari, a bordo di auto di lusso, e altri che sono invece poverissimi. Non c'e' piu' equita', e questo sta suscitando lo scontento delle persone. Su Internet si leggono molti commenti contrari al governo.

 

I romanzi storici di Mo, ambientati in diversi periodi del XX secolo, secondo la critica hanno dato vita a un genere letterario nuovo: una storiografia 'dal basso', raccontata dagli individui, con i loro sentimenti e i loro pensieri. La Storia fatta dalle storie della gente comune.

 

"In passato", spiegava l'autore nell'intervista, "chi scriveva romanzi storici si poneva in una posizione di classe. C'erano i buoni e c'erano i cattivi, la distinzione era netta". "Per me invece la separazione non e' cosi' precisa. Io racconto la storia nel modo in cui l'ho imparata. La maggior parte delle persone l'apprende studiando sui libri. Io invece, che sono cresciuto in campagna, l'ho assorbita con le orecchie, attraverso i racconti dei miei nonni e della gente del villaggio. Questa e' stata la mia scuola. E con la penna voglio trasferire sulla pagina le storie che ho sentito narrare a voce. Il fatto che io racconti la storia dal punto di vista delle persone dipende dalla mia educazione e dalla mia esperienza personale".

 

Mo Yan ha servito a lungo nell'Esercito, che ha lasciato solo nel 1997 andando a lavorare in una rivista. "Per gli occidentali", osservava a proposito del proprio vissuto, "e' un po' difficile capire che cosa ci faccia uno scrittore nell'Esercito, ma nell'Esercito cinese ci sono molte sezioni culturali: teatro, musica, danza, arte, pittura e letteratura. Chi ne fa parte lavora come artista, ma dentro l'Esercito. Il mio lavoro era scrivere, pero' la mia scrittura non rispondeva per nulla ai canoni del genere: era previsto che si scrivesse della vita militare, e che si facessero narrazioni positive di quel mondo. Io invece scrivo di storia e delle campagne: non rispondo certo ai loro requisiti. Cosi' nel 1997 ho deciso di lasciare. Ora sono libero, posso scrivere come voglio e di quello che voglio"

 

Sono tanti gli autori cinesi che sono cresciuti passando attraverso la carriera militare", proseguiva Mo. "Per un giovane delle campagne entrare nell'Esercito era una prospettiva molto allettante negli anni '60 e '70. Voleva dire cambiare il proprio livello di vita, avere da vestire e da mangiare in abbondanza. Tutti i ragazzi nelle campagne volevano diventare soldati. E le ragazze piu' belle correvano dietro a quelli che dicevano di voler diventare soldati. La mia famiglia non era molto ricca, e la prospettiva di poter mangiare a sazieta' una volta entrato nell'Esercito era molto attraente. In aggiunta, da soldato potevo riposare la domenica. E poi nella biblioteca dell'Esercito c'erano tantissimi libri da leggere, anche tradotti in cinese da lingue straniere. Frequentare quella biblioteca e' stata una grande fortuna per me, e far parte dell'Esercito e' stato molto importante per il mio sviluppo. Se fossi rimasto in campagna, probabilmente non sarei diventato scrittore".

 

Quanto ai giovani nella Cina di oggi, "ogni generazione ha i suoi dolori e il suo punto di vista particolare", sottolineava il neo-premio Nobel. "La mia generazione ha un modo di vedere il mondo diversa da quella dei miei genitori, e l'ottica di mia figlia e della sua generazione e' ancora piu' lontana dalla mia. Le persone nate dagli anni '80 hanno vissuto in una Cina che ha sperimentato i piu' grandi cambiamenti da alcuni secoli a questa parte. Per questo sono una generazione particolare. I problemi della mia generazione non erano poi tanto diversi da quella della generazione di mio padre. Si trattava esclusivamente di problemi materiali: mangiare a sufficienza, trovare di che vestirsi. Il dolore piu' grande, allora, era dato dalla mancanza di beni materiali". "Questa sofferenza della poverta' e della privazione, mia figlia e la sua generazione non l'hanno proprio vissuta. Io spesso li critico: non avete il problema di pensare a mangiare o a vestirvi, di che cosa vi lamentate? Mia figlia pero' mi risponde: 'Tu pensi che se ho lo stomaco pieno e i vestiti nell'armadio non posso soffrire?'. Le sofferenze dell'anima sono ancora peggiori di quelle materiali, e credo che davvero non sia semplice per questa generazione. E' costituita per lo piu' da figli unici, quindi i ragazzi di oggi non hanno mancanze da un punto di vista materiale. Tuttavia cio' li sottopone anche a una pressione fortissima, che le generazioni precedenti non hanno mai vissuto. Ogni bambino si sente investito di tutte le aspettative che in passato erano suddivise tra piu' figli. Devono frequentare la scuola elementare migliore, per entrare nelle medie migliori, per accedere alle superiori migliori, per arrivare all'Universita' migliore. Questa generazione non ha respiro. E quando si sono laureati debbono anche sopportare la pressione per la ricerca del lavoro, unitamente a quella di dover accudire da soli gli anziani della famiglia. Dal punto di vista letterario, aver provato la fame e le guerre ha fornito agli scrittori della mia generazione un capitale a cui attingere per le nostre opere. I giovani di oggi hanno un altro capitale, quello delle sofferenze dell'anima, quindi scriveranno opere con caratteristiche diverse dalle nostre"

 

(hanno collaborato Wang Jing e Filippo Seminara)

 

 

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