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Dopo il no del NYT, Chen
Guangbiao punta al WSJ

Dopo il no del NYT, Chen <br />Guangbiao punta al WSJ


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 9 gen. - Ha cambiato idea Chen Guangbiao, il miliardario cinese che aveva stupito tutti dichiarandosi pronto ad acquistare il New York Times, e ora punta al Wall Street Journal. Il viaggio nella Grande Mela per incontrare la proprietà del celebre quotidiano non ha dato i risultati sperati, e l'imprenditore cinese ha spostato le mire sul quotidiano economico-finanziario statunitense noto in tutto il mondo. L'importante, insomma, è "comprare un giornale americano", per Chen Guangbiao, CEO della Huangpu Recycling Resources, azienda di riciclaggio dei materiali di scarto dell'edilizia. E per farlo il miliardario ha deciso alcuni giorni fa di prendere un aereo e volare a New York per dare seguito alle sue parole.

In un'intervista all'emittente televisiva in lingua cinese di New York Sinovision, Chen ha spiegato la sua versione dei fatti riguardo all'affare sfumato con gli Ochs-Sulzberger, proprietari del quotidiano della Grande Mela. La trattativa sarebbe svanita proprio perché Chen aveva rivelato alla Reuters, il 31 dicembre scorso, la sua volontà di acquistare il New York Times, nonostante già ad agosto scorso la famiglia proprietaria del quotidiano avesse precisato che il giornale non era in vendita. In realtà, l'iniziativa di Chen non aveva suscitato particolare entusiasmo neppure in patria. Un articolo comparso sul sito web di China Radio International l'aveva definita "inappropriata" e le sue chance di successo "microscopiche". Chen aveva risposto dalle pagine del Global Times, chiedendo al pubblico dei lettori di non considerarlo "una barzelletta", ma la sua fama lo precedeva.

Quello che manca all'imprenditore cinese per emulare Jeff Bezos, il magnate di Amazon, che ad agosto aveva acquistato il Washington Post, è proprio la credibilità. Chen, tra i 400 uomini più ricchi di Cina e personaggio stravagante, si è reso protagonista nel corso degli anni di trovate sensazionalistiche, che lo hanno reso noto in tutto il Paese, conferendogli un profilo da miliardario eccentrico. Come nell'ottobre 2012, per esempio, quando, in abito verde mela, aveva regalato 43 nuove auto cinesi a ex possessori di veicoli made in Japan distrutti durante le proteste nazionaliste delle settimane precedenti, scatenate dall'intenzione di Tokyo di nazionalizzare l'arcipelago delle Senkaku/Diaoyu, conteso con Pechino. Prima ancora, proprio sul New York Times, Chen aveva fatto pubblicare un annuncio di rivendicazione delle isole contese, chiedendo agli americani: "Come vi sentireste, e cosa fareste, se il Giappone annunciasse che le Hawaii sono un suo territorio?".

Il tentativo di riguadagnare credibilità agli occhi dei cinesi - e degli americani - sembra però di nuovo fallito. Ai microfoni di Sinovision, Chen ha dichiarato di non avere problemi ad acquistare il Wall Street Journal anche se era a conoscenza del fatto che i proprietari di diversi quotidiani statunitensi sono di origine ebraica. "Sono molto bravo a lavorare con gli ebrei" ha detto l'improbabile Jeff Bezos cinese, affermando di avere un quoziente intellettivo comparabile al loro. Oltre alle battute razziste, a peggiorare la situazione della sua credibilità, ormai in caduta libera, è stato il suo biglietto da visita, twittato e ritwittato nelle scorse ore. Tra i titoli che Chen Guangbiao usa per descriversi ci sono: "la persona più influente di Cina", "il maggiore filantropo", "leader morale" del Paese ed "eroe dei soccorsi del terremoto" che ha colpito il Sichuan nel 2008. Come ultima chicca, Chen si definisce "China's foremost environmental preservation demolition expert". Una definizione apparentemente insensata, ma che non sembra turbare più di tanto il più eccentrico miliardario cinese, che nessuno, sulle due sponde del Pacifico, riesce a prendere sul serio.




9 gennaio 2014

 

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